AI, la nuova frontiera del potere della guerra
La novità è la tecnologia che ha aumentato enormemente la capacità di disinformare e anche di sabotare
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AI, la nuova frontiera del potere della guerra
Massimo Gaggi | 13 agosto 2026La novità è la tecnologia che ha aumentato enormemente la capacità di disinformare e anche di sabotare
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L’intelligenza artificiale che diventa più potente dell’uomo, le macchine che ci sostituiscono in molti lavori, l’automazione della guerra. E l’AI che trasforma in superpotenze gli Stati (e le imprese) che la controllano, condannando gli altri alla subalternità. Parlare di AI non è semplice e non solo perché chi è sotto l’ombrellone non ha voglia di tuffarsi in scenari distopici, essendo, peraltro, già immerso in quello dell’emergenza climatica.
Le sfide dell’economia digitale o la minaccia della guerra automatica colpiscono, magari generano angoscia, ma sono temi lontani, complessi sui quali è difficile incidere. Eppure ci sarebbe da stimolare i governi europei a recuperare il gap che ci divide da Usa e Cina, come ha scritto sul Corriere Barbara Stefanelli. E c’è da sensibilizzare i cittadini ai tanti, nuovi modi in cui la tecnologia — spesso usata come arma contro le democrazie dai suoi nemici — altera le dinamiche sociali, cancella i confini tra realtà e finzione propagandistica, mentre i civili rischiano, quasi senza accorgersene, di essere militarizzati. Non mancano i moniti di esperti come Arturo Di Corinto col suo «Guerra profonda», pubblicato da Luiss University Press. Ma serve una consapevolezza molto più diffusa.
Quando sentiamo parlare di guerra algoritmica pensiamo al piccolo drone che neutralizza un carro armato, ma c’è molto altro: gli hacker, un tempo ribelli anarchici dediti a sfidare gli Stati scardinando le loro difese informatiche, ora diventano armi integrate nel dispositivo bellico del loro Paese. Nei conflitti ibridi lo stesso accade per molti attivisti della rete: simbolo di libertà quando internet era aperta e collaborativa, ora finiscono ingabbiati in spazi digitali divenuti strumento di conflitto al quale partecipano anche i civili.
Attacchi che arrivano da molte parti, ma soprattutto dalla Russia. Niente di nuovo: fin dall’era sovietica i servizi segreti di Mosca hanno promosso la disinformazione, teorizzando l’irrilevanza della distinzione tra fatti e non fatti: non conta la realtà ma la capacità di creare emozioni (quasi un precetto trumpiano). La novità è la tecnologia che ha aumentato enormemente la capacità di disinformare e anche di sabotare. Mosca la usa a tappeto: contro tutte le democrazie, non solo contro l’Ucraina. A volte con azioni mirate, a volte dando carta bianca ad organizzazioni private incaricate di promuovere il caos. Rendendo difficile risalire al mandante
13 agosto 2026
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