«I can't breathe», sei canzoni per George Floyd
Dopo la morte per asfissia del cittadino afroamericano provocata da un poliziotto nel 2020, insieme alle ondate di protesta globale si è messa in moto anche la musica. Tra hip-hop, rap, rhythm and blues, funk e altri generi ecco i brani che gli hanno dedicato YG, Lil Baby, Keedron Bryant, H. E. R., Usher e Don McLean
Venerdì 14 agosto 2026
«I can't breathe», sei canzoni per George Floyd
Dopo la morte per asfissia del cittadino afroamericano provocata da un poliziotto nel 2020, insieme alle ondate di protesta globale si è messa in moto anche la musica. Tra hip-hop, rap, rhythm and blues, funk e altri generi ecco i brani che gli hanno dedicato YG, Lil Baby, Keedron Bryant, H. E. R., Usher e Don McLean
di HELMUT FAILONIL'immagine che vedete qui sopra è purtroppo tristemente nota. Siamo a Minneapolis, in Minnesota, Stati Uniti. È il 25 maggio 2020. L'afroamericano George Floyd, 46 anni, viene immobilizzato a terra da quattro agenti intervenuti per una presunta banconota falsa da 20 dollari.Uno dei quattro agenti, il bianco Derek Chauvin, è rimasto inginocchiato sul suo collo, per 9 minuti e 29 secondi, uccidendolo, nonostante le richieste d'aiuto e l'impossibilità di respirare da parte del presunto truffatore. «I can't breathe» — non respiro — ha ripetuto almeno 20 volte Floyd prima di morire. La risposta del poliziotto Chauvin alle sue richieste di aiuto è agghiacciante: «Basta parlare, basta urlare... Ci vuole un sacco di ossigeno per parlare». L'agente viene successivamente condannato a 22 anni e mezzo di carcere statale per omicidio (sentenza del giugno 2021) e in seguito, riceve una seconda condanna federale a 21 anni (nel luglio 2022) per la violazione dei diritti civili della vittima, pene scontate in parallelo.
Lo morte di Floyd ha giustamente scatenato un'ondata globale di proteste e ha ispirato canzoni di denuncia. Ne ricordiamo sei in ordine cronologico di pubblicazione. Il 2 giugno 2020 esce FTP (Fuck the Police) del rapper californiano YG (1990) come risposta immediata alle proteste di quei giornie in concomitanza con le manifestazioni organizzate dallo stesso rapper a Los Angeles. The Bigger Picture di Lil Baby viene pubblicata invece il 12 giugno 2020 si trasforma subito in un inno generazionale e di sostengo al movimento Black Lives Matter.Nel testo, il rapper (1994) analizza la paura istituzionalizzata, il razzismo sistemico e l'esperienza di essere un giovane uomo nero di fronte alla polizia americana. Nella recensione del brano apparsa su «Rolling Stone» si legge: «Baby rappa come un torrente in piena,correndo sul beat mentre cerca di metabolizzare le proteste che da settimane chiedono giustizia per le morti di George Floyd, Breonna Taylor, Ahmaud Arbery e innumerevoli altre persone. Nei suoi versi esprime rabbia e smarrimento ("Trovo assurdo che la polizia ti spari, sappia che sei morto eppure ti ordini di restare immobile") – nel tentativo di dare un senso a una realtà con cui milioni di americani faticano a fare i conti. Ma tra tutti i sentimenti che Lil Baby esorcizza nel brano, sono l'inquietudine e la paura a caratterizzare The Bigger Picture».
I Just Wanna Live è il titolo del brano (diventato subito virale) cantato dal giovanissimo Keedron Bryant(2007), uscito il 19 giugno 2020. Il testo, scritto dalla madre del cantante dodicenne, esprime la disperata richiesta di un bambino afroamericano che chiede solo di poter vivere senza essere «cacciato come una preda». Bryant canta in ginocchio di fronte a un poliziotto bianco che gli punta un'arma.
Quello stesso 19 giugno la cantante afroamericana H. E. R. (pseudonimo di Gabriella Sarmiento Wilson, classe 1997) pubblica il singolo I Can't Breathe (il 5 marzo 2021 il brano dall'andamento quasi ipnotico vince il premio come migliore canzone dell'anno ai Grammy Awards).Le ultime parole di Floyd vengono usate da H. E. R. oltre che nel titolo anche nel ritornello. E il testo denuncia l'oppressione e la violenza ingiustificata delle forze dell'ordine statunitensi.
Il cantautore Usher (1978) il 26 giugno 2020 pubblica I Cry («Io piango»), ispirato direttamente dalla morte di George Floyd e dalle proteste del movimento Black Lives Matter. Usher ha dichiarato di aver deciso di completare e pubblicare la canzone proprio mentre guardava in tv i drammatici eventi legati a quell'omicidio e alle ingiustizie razziali. Usher ha devoluto poi tutti i proventi del brano a favore di associazioni per i diritti civili.
Nel maggio del 2024 il leggendario cantautore Don McLean (1945) — sì, proprio quello di canzoni indimenticabili quali American Pie e Vincent, entrambe del 1971 — pubblica il brano The Ballad of George Floyd nel suo trentanovesimo disco, American Boys. Lo stile è il suo: chitarra acustica, voce piena, suadente, dalle speziature country e folk.Qui McLean si concentra sulla verità (incontestabile) delle immagini del video e sulla deumanizzazione di Floyd. Nei versi: «George Floyd was not a menace or a threat / He called for his mother, which is something unforgettable» («George Floyd non era una minaccia / Ha chiamato sua madre, qualcosa di indimenticabile»). E poi: «He begged for his life [...] Despite deserving respect, he had a knee on his neck» («Ha pregato per la sua vita [...] Nonostante meritasse rispetto, aveva un ginocchio sul collo»). In un'intervista ha spiegato che per lui quella tragedia non è una questione di destra o di sinistra, ma una tragedia tutta americana sulla corruzione del potere e sull'abuso di autorità».
Nell'immagine: la foto che ritrae la morte dell'afroamericano George Floyd il 25 maggio 2020, dopo che un poliziotto si è inginocchiato sul suo collo per interminabili 9 minuti e 29 secondi.
Su «la Lettura» #767, disponibile in questa App, l'intervista di Helmut Failoni al pianista e compositore Uri Caine che il 26 settembre eseguirà a Bologna la sua «The Passione of Octavius Catto» dedicata all'omonimo attivista afroamericano ucciso da un razzista bianco nel 1871.
13 ago 2026 | 20:49
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