Venezia, così il cinema ha ritratto la città tra film e mito: da Humphrey Bogart a Woody Allen e Carlo Verdone
Corriere della Sera - Cultura

Venezia, così il cinema ha ritratto la città tra film e mito: da Humphrey Bogart a Woody Allen e Carlo Verdone

Giovedì 13 agosto 2026
2 visualizzazioni

Il libro del critico Giuseppe Ghigi. La laguna, i viaggi, le suggestioni: le riprese e l'immaginario dalla fine dell’800 a Hollywood

Nuoto, la quarta giornata degli Europei: Sara Curtis è oro nei 50 dorso con nuovo record mondiale

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Venezia, così il cinema ha ritratto la città tra film e mito: da Humphrey Bogart a Woody Allen e Carlo Verdone

di Sara D'Ascenzo

Il libro del critico Giuseppe Ghigi. La laguna, i viaggi, le suggestioni: le riprese e l'immaginario dalla fine dell’800 a Hollywood

A sinistra, dall'alto, Florinda Bolkan e Tony Musante in «Anonimo Veneziano» di Enrico Maria Salerno (1970). Sotto, Carlo Verdone e Veronica Pivetti in gondola in «Viaggi di nozze» (1995). A destra, Woody Allen e Julia Roberts in «Tutti dicono I love you» dello stesso Allen (1996).

«Costruita da scrittori più che da muratori, da pittori più che da architetti, fatta di parole più che di mattoni». Occorrono le immagini sferzanti del polemista Régis Debray in Contro Venezia (Wetlands, 2022) a Giuseppe Ghigi, veneziano, critico e studioso di cinema, per salire il primo gradino di una scalata che nel suo nuovo libro Venezia e il cinema. Alle radici del mito (Wetlands, 216 pagg., 20 euro) in uscita il 4 settembre lo porterà a comprendere la costruzione dell’immagine di Venezia come città filmata, alla quale si arriva cercando di soprapporre all’immagine che abbiamo in mente la realtà in masegni, pietra d’Istria e turismo di massa. «Venezia – scrive Ghigi - è una città decantata, dipinta, raccontata, fotografata e immortalata in un migliaio di film, così tanto che forse ne abbiamo perso la vera sostanza: è ormai solo un’icona, l’ombra fantasmatica di se stessa, il cliché che il viaggiatore si attende di trovare al suo arrivo».

Canaletto e l'immaginario

L’assedio alla città inizia presto. Già alla fine del Settecento, «quando il viaggio in Italia – scrive Ghigi - perde progressivamente la sua caratteristicaelitaria, aristocratica, e si trasforma in un’esperienza borghese, la cui durata è molto più breve per la minore disponibilità economica di chi lo intraprende». Ma è col Romanticismo che la città sboccia come un fiore da cogliere per gli scrittori che si avventurano in Laguna: Marcel Proust, Friedrich Nietzsche, René de Chateaubriand, ognuno ha una frase, un pensiero per la bella, fascinosa, decadente, mutevole e immutata Venezia (tutte nel libro, tutte da segnare). A chi arriva, già allora, viene in soccorso la pittura. La matita del Canaletto aveva già fatto tutto nella costruzione dell’immaginario. Tanto che William Turner, «tornato da un soggiorno a Venezia – racconta ancora Ghigi - scrive: “Tentare di descrivervi la città in sé sarebbe superfluo, se non impertinente, perché la matita di Canaletto è stata così tanto e così abilmente impiegata nell’illustrarla, da rendere a tutti più o meno familiari le sue principali bellezze».

L'inizio del turismo

Il cambio di pelle, per la città, e il prodromo di una stagione che oggi appare violenta e drammaticamente senza soluzione di continuità di mese in mese, avviene, come ricorda l’autore, nel 1864, col primo viaggio collettivo organizzato da Thomas Cook: è l’inizio del turismo di massa. La freccia scoccata dall’arco segue la sua traiettoria: dalla pittura alla fotografia – con i primi atelier di fotografi veneziani a riprodurre gli angoli più suggestivi e richiesti della città – al cinema. «Le radici del mito di Venezia nel cinema - scrive infatti Ghigi - hanno quindi il loro terreno di coltura nelle attenzioni di viaggiatori colti, letterati, poeti, artisti, musicisti di ogni parte del mondo che nel corso dell’Ottocento la evocano, la celebrano, la mitizzano e la ricostruiscono secondo una topografia immaginaria. Così, quando l’operatore cinematografico Albert Promio arriva a Venezia per conto dei fratelli Lumière, trova già pronta una narrazione consolidata dello spazio urbano e non dovrà far altro che riproporre una messa in scena pesantemente definita da questo “inconscio ottico collettivo”».

Le inquadrature

Il cinema, dunque. Il primo fu Charles Moisson, francese, operatore di ripresa e proiezionista per i fratelli Lumière. Nel 1896 girò, tra gli altri, Canal Grande (visibile su Youtube) una fotografia nitida e straordinariamente vicina del traffico acqueo sul canale più famoso di Venezia: una gondola, un vaporetto, immancabile, sullo sfondo, il Ponte di Rialto. Poi sarà un elenco infinito e in continuo aggiornamento. Il libro lo offre in 19 pagine di filmografia, da Arrivée en gondole di Charles Moisson (1896) a Morte a Venezia di Fabrizio Ferrero (2026), liberamente ispirato al racconto di Thomas Mann. Un azzardo, visto che davanti a sé ha la versione di Luchino Visconti del 1971. Nel mezzo le immagini si affastellano, si guardano e si specchiano: Woody Allen e Julia Roberts in Tutti dicono I love you (1996, regia di Woody Allen), Veronica Pivetti e Carlo Verdone in gondola in Viaggi di nozze (1995, regia dello stesso Verdone), Humphrey Bogart gondoliere per Lauren Bacall nel 1951 durante una vacanza a Venezia come due turisti - quasi - qualunque; il cappotto arancione di Florinda Bolkan che si staglia sulla laguna mentre in fondo si intravvede Tony Musante in Morte a Venezia di Enrico Maria Salerno, da un soggetto di Giuseppe Berto (1970).

Secoli di sedimentazione culturale

Il libro scorre e tutto ingloba: dalle Venezie «altrove», quelle copie della città di cui è punteggiato il mappamondo delle immagini al capitolo «Shylock e gli altri» che racconta delle oltre cinquanta versioni cinematografiche del Mercante di Venezia e una ventina quelle di Otello. «Che il cinema abbia usato i testi shakespeariani come fonte sembra comprensibile - scrive Ghigi - : siamo di fronte a uno dei più grandi autori della letteratura mondiale e i suoi lavori teatrali si basano su intrecci che spesso sono facili da tradurre in sceneggiatura». Usare questo libro come una bussola per la visione o le visioni o una guida alla città rappresentata è un attimo. Del resto, come dice Alberto Barbera nella bella introduzione: «Nel mondo di oggi, decine di città, regioni, paesi competono per lo stesso tipo di iper-visibilità globale che Venezia ha raggiunto attraverso secoli di sedimentazione culturale».

LEGGI ANCHE

Vai a tutte le notizie di Venezia Mestre

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto

13 agosto 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venezia, delfino vicino al ponte di Rialto nel Canal Grande: il video dell'avvistamento

L'animale compare nel centro della città, in una zona molto trafficata tra gondole e motoscafi

L'informazione nella tua mail

Corriere del Veneto

Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo