Verona, Castelvecchio compie un secolo: il museo inaugurato nel 1926. Le mostre in corso e quelle in arrivo
È stato ancora trasformato dall’intervento di Carlo Scarpa nel 1964. Da ottobre ospiterà la Venere di Tiziano dal Prado di Madrid
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Verona, Castelvecchio compie un secolo: il museo inaugurato nel 1926. Le mostre in corso e quelle in arrivo
di Camilla BertoniÈ stato ancora trasformato dall’intervento di Carlo Scarpa nel 1964. Da ottobre ospiterà la Venere di Tiziano dal Prado di Madrid
Un secolo di vita, e tanti momenti cruciali del ‘900 passati proprio da qui: il Museo di Castelvecchio di Verona è nato il 25 aprile del 1926 da un pensiero di promozione culturale ante litteram sul maniero degli Scaligeri. È rinato una seconda volta nel 1964, trasformato da un intervento magistrale di restauro firmato da Carlo Scarpa che ne ha fatto un capolavoro dell’architettura contemporanea. Ha superato nel 2015 anche il trauma del furto di diciassette opere, risolto con la restituzione di tutte e il ritorno a una delle maggiori raccolte d’arte in Italia
È tutto questo uno dei principali monumenti di Verona che compie in questo 2026 cento anni: se da una parte tiene testa in maniera eccellente alla modernità, con la visione che hanno saputo imprimergli Scarpa e l’allora direttore Licisco Magagnato, dall’altra segna il passo sulle esigenze che l’utenza oggi richiede per una fruizione accessibile a tutti. Ma Castelvecchio sa guardare al futuro, con restauri già progettati, quello della statua di Cangrande - attorno a cui ruota la mostra fotografica d’archivio «Un museo, una statua», a cura di Ketty Bertolaso e Fausta Piccoli (fino al 10 gennaio) - e quello della torre che consentirà una maggiore accessibilità. E mentre si sognano sue possibili evoluzioni future, nella corte prosegue lo scavo nel passato del castello, con le indagini archeologiche alla ricerca dei resti della chiesa di San Martino in Acquaro.
Il primo secolo di vita del museo
In attesa dell’insediamento a settembre di Lorenzo Balbi, nominato direttore dei Musei Civici di Verona, Castelvecchio racconta la sua storia con le foto d’archivio. «Raccontiamo il primo secolo di vita del Museo – spiega Bertolaso -, aperto nel 1926 su impulso dell’allora direttore Antonio Avena, e diventato nel tempo uno dei luoghi più significativi per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico della città, a partire dall’eredità medievale degli Scaligeri. Attraverso fotografie d’epoca, documenti e racconti audio, si ripercorre la storia del museo intrecciata all’iconica scultura equestre di Cangrande I della Scala, dalla sua prima musealizzazione fino al prestigioso allestimento realizzato da Scarpa nel 1964».
All’inaugurazione, il 25 aprile del 1926, prese parte anche il re Vittorio Emanuele III. Poco meno di vent’anni dopo, lo stesso luogo sarebbe divenuto la sede del primo congresso di fondazione della Repubblica di Salò e del processo ai traditori di Mussolini, fucilati non molto lontano da qui, mentre sul museo caddero poi le bombe americane che ne distrussero un’ala. Storie che sono state al centro della mostra che lo scorso anno ha raccontato le complesse vicende che si alternarono tra «Arte, Fascismo, Libertà».
In arrivo la Venere di Tiziano dal Prado
Castelvecchio racconta anche la sua voglia di accrescere il proprio patrimonio attraverso il prestito (fino ad aprile) di due preziose statuelignee quattrocentesche, rarissimi capolavori da collezione privata. E racconta ancora il proprio impegno di ammodernamento attraverso il rinnovamento degli impianti illuminotecnici, a partire da una delle sue sale più preziose, quella intitolata a Mantegna e ai suoi contemporanei, con le cui opere le due statue si confrontano. E mentre il prestito della veduta di Verona di Bellotto ha dato il via al riallestimento delle sale del ‘600, il museo si prepara a festeggiare ancora i suoi cento anni con la Venere di Tiziano in arrivo dal Prado di Madrid dal 31 ottobre, un capolavoro intorno al quale sarà costruita la mostra «La Venere di Tiziano e il Rinascimento musicale. Musica per gli Occhi dal Museo del Prado alla Citta` di Verona», a cura di Francesca Rossi, Luca Fabbri e Michele Magnabosco, un percorso che intreccerà arte, musica dipinta ed eseguita e pensiero umanistico. Un’esposizione che nasce da una lunga consuetudine di rapporti di collaborazione scientifica tra il museo veronese e il Museo del Prado, collaborazione che ha visto di recente una stretta cooperazione in occasione della grande mostra monografica su Paolo Caliari il Veronese, tenutasi a Madrid nel 2025.
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