Generali a Palazzo. O in caserma?
Israele, dove l’ex capo delle Forze di Difesa, Gadi Eisenkot, guida i sondaggi in vista delle elezioni di ottobre. E qui in Italia con Vannacci e Burgio?
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Generali a Palazzo. O in caserma?
Danilo Taino | 12 agosto 2026Israele, dove l’ex capo delle Forze di Difesa, Gadi Eisenkot, guida i sondaggi in vista delle elezioni di ottobre. E qui in Italia con Vannacci e Burgio?
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I generali sono buoni politici? Pochi giorni fa, se lo chiedeva il settimanale britannico Economist. Se lo domandava guardando Israele, dove l’ex capo delle Forze di Difesa, Gadi Eisenkot, guida i sondaggi in vista delle elezioni di ottobre. La domanda è attuale anche in Italia. Lo speranzoso e forse scaramantico Eisenkot sostiene che, in Israele, il settimo gran capo dell’esercito diventa di solito primo ministro: Yitzhak Rabin fu il settimo, Ehud Barak il quattordicesimo e lui, che è stato il ventunesimo, conta di formare un governo. L’Italia non ha la periodicità del sette nelle sue Forze Armate: il generale e Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio guidò due governi dopo il crollo del fascismo nel 1943, tra il 1864 e il 1869 due tenenti generali, Alfonso Lamarmora e Luigi Federico Menabrea, si avvicendarono alla guida del Paese, Luigi Pelloux governò tra il 1898 e il 1900. Tutti in epoca monarchica. Ora, la domanda si pone in piena repubblica, con il debutto sulla scena nazionale del generale Roberto Vannacci e su quella milanese del generale Carmelo Burgio, candidato a sindaco.
Dunque: possono i militari di alto grado essere buoni politici? Niente lo vieta, naturalmente: dalla Grecia all’Argentina, colonnelli e generali fecero a pezzi la democrazia e gli oppositori; ma Charles De Gaulle non se la cavò male, Dwight Eisenhower fu rieletto una seconda volta alla presidenza degli Stati Uniti. In Italia, però, il rapporto tra la società e l’esercito non è lo stesso che in Francia e in America: probabilmente a causa del fascismo e della monarchia sabauda, si è teso a tenere i militari a margine del potere, invitati alle cerimonie ma raramente sul palco. Inoltre, a differenza che in Israele, da noi i generali non hanno l’occasione quotidiana di essere sulle prime pagine: sono poco conosciuti. Alla base di tutto — e ciò non vale solo per l’Italia — c’è però il fatto che l’esercito è democratico ma non è una democrazia: si danno e si ricevono ordini. I politici, invece, si devono misurare ogni giorno con critiche, opinioni diverse, compromessi da fare, coalizioni da formare. Per avere successo in politica, un generale deve dismettere la divisa, quella mentale, e non pretendere che si stia sull’attenti davanti a lui. Non facile. Al momento non pare probabile che Vannacci diventi presidente del Consiglio e Burgio sindaco di Milano: la repubblica ama le stellette, ma più in caserma che nei palazzi.
12 agosto 2026
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