Salvini, troppo facile prendersela con le banche
Corriere della Sera - Cultura

Salvini, troppo facile prendersela con le banche

Mercoledì 12 agosto 2026
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Il leader della Lega ritorna sulla tassazione dei profitti bancari, misura con una serie poco onorevole di marce indietro governative

Salvini, troppo facile prendersela con le banche

di Ferruccio de Bortoli | 12 agosto 2026

Il leader della Lega ritorna sulla tassazione dei profitti bancari, misura con una serie poco onorevole di marce indietro governative

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Il leader della Lega, Matteo Salvini, ritorna su un suo vecchio cavallo di battaglia: la tassazione dei profitti bancari. Anche questa volta la proposta ha l’aria di essere un ballon d’essai estivo, magari per mettere in imbarazzo un partner di governo come Forza Italia che è sempre stata, giustamente, contraria all’identificazione, assai dirigista, della categoria degli extra profitti.

L’esperienza degli ultimi anni dimostra poi che, tra gli annunci di nuove tasse per il sistema bancario e i risultati finali in termini di prelievo vi è una serie poco onorevole di marce indietro governative. Si trascura sempre, anche in questo caso, il parere della Bce, della Banca centrale europea.

Nel mirino della proposta del vicepremier vi sarebbero i dieci più grandi istituti bancari. Usiamo il condizionale perché non si capisce se stiamo parlando di gruppi o di singole entità societarie. Sull’esempio della normativa spagnola, si tratterebbe di imporre un prelievo straordinario del 5 per cento sui profitti per un periodo di tre anni.

Nel suo sorprendente elogio a Sanchez, il vicepresidente del Consiglio dimentica che la Spagna ha dovuto fare marcia indietro dal suo proposito di tassare solo le grandi banche arrivando, in un secondo momento ad applicare un prelievo a tutti gli istituti pur con aliquote differenziate. Si potrebbe, in alternativa, agire sull’addizionale Ires, già al 27,5 per cento e più alta rispetto a quella su altri tipi di società. O sull’aliquota Irap però ugualmente già maggiorata.

Come si vede la realizzazione di una più elevata tassazione sulle banche non è così facile. Prendersela con le grandi banche ha un rendimento politico potenzialmente elevato e un costo elettorale nullo. Si dà però un messaggio economico sbagliato se non pericoloso. Ovvero che si colpiscono fiscalmente i soggetti economici più efficienti disincentivando la crescita. E si trasmette l’idea che la dimensione maggiore sia di per sé sospetta (perché realizza extraprofitti) assolvendo i più piccoli che sono quelli che evadono di più, ma soprattutto votano di più.

L’investitore estero avveduto, davanti a un ragionamento di questo tipo, se ne va altrove per non correre il rischio di essere soggetto a una pur legittima, ma autolesionista, discrezionalità politica. Dunque, si può tassare di più ma bisogna farlo bene. E poi investire al meglio il ricavato.

Da quello che si apprende leggendo i giornali, Salvini vorrebbe raddoppiare la spesa per «Strade sicure», ovvero i militari impiegati nella sicurezza. Una delle più inutili e dispendiose iniziative mai concepite, visto che i militari non possono agire come poliziotti e carabinieri. Presenti in funzione solo dissuasiva, vengono sottratti al servizio della Difesa che non ne può più di vedere tanti giovani dispersi e insoddisfatti per le strade cittadine.

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12 agosto 2026

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