Così Villa Lysis a Capri è diventata «Villa Jago»: l'atelier dello scultore di Frosinone nella stanza del barone Fersen
Alcune stanze trasformate, altre negate al pubblico. La magnifica dimora del barone Fersen che la rese celebre con i suoi scandali e la sala dell’oppio, ospita lo «Jago museum», un progetto che potrebbe diventare permanente
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Così Villa Lysis a Capri è diventata «Villa Jago»: l'atelier dello scultore di Frosinone nella stanza del barone Fersen
di Mirella Armiero, nostra inviataAlcune stanze trasformate, altre negate al pubblico. La magnifica dimora del barone Fersen che la rese celebre con i suoi scandali e la sala dell’oppio, ospita lo «Jago museum», un progetto che potrebbe diventare permanente
Il salone con le opere di Jago
Ci vuole grande determinazione per salire a Villa Lysis sotto la canicola mattutina di questi giorni infuocati. La mia guida d’eccezione è la storica Vittoria Fiorelli, entrambe desideriamo vedere con i nostri occhi come siano collocate le sculture dell’ormai famoso Jago nella leggendaria dimora del barone Fersen. Arroccata sulla collina di Tiberio, immersa nel verde e poco distante dall’imperiale Villa Jovis, la splendida costruzione è una delle ville che hanno fatto la storia dell’isola e che quest’anno è diventata (non è ancora chiaro se temporaneamente o meno) un vero e proprio Jago Museum, diretta filiazione di quello nel quartiere Sanità a Napoli. Dalla piazzetta impieghiamo una quarantina di minuti, salendo il pendio di una collina che ospita alcune tra le più belle dimore dell’isola, pare che proprio da queste parti sia passato nei giorni scorsi George Clooneyin cerca di un’abitazione caprese.
Qui c’è ancora, a tratti, la Capri più intima e segreta, quella che agli inizi del Novecento costituì un punto di approdo, una calamita per intellettuali e artisti e per chiunque praticasse il culto della libertà. Uno di questi fu proprio il barone Fersen, che nell’isola trovò la sua dimensione, libero di vivere i suoi amori, in particolare con il giovanissimo Nino Cesarini. Fersen, nonostante gli scandali, fu molto amato a Capri, sia dalla comunità locale con la quale si mostrò sempre generoso, sia dal cenacolo di intellettuali e aristocratici capitanato dalle signorine (cugine o forse amanti) Walcott-Perry, che lo protessero fino alla morte. La magnifica Villa Lysis, con la sua facciata neoclassica e l’eclettismo degli ambienti e del giardino, incarna proprio il vagheggiamento di una dimensione spregiudicata, di una vita vissuta nel culto dell’arte e del bello. Così, varcare la porta è sempre un’emozione, anche se ad attendere il visitatore ora c’è una locandina che recita: «Villa Lysis & Jago Museum Capri» e subito la commistione appare alquanto eterogenea. Villa Lysis ospita Jago o si è trasformata nel suo museo o addirittura nella sua Villa? Per capirlo, non ci resta che entrare.
La prima sorpresa è il fatto che non si possa più accedere in qualsiasi momento, ma bisogna attendere le visite guidate. Il prezzo, per i non capresi, è aumentato da 2,50 euro a 8, evidentemente perché include il giro tra i lavori di Jago. Ma perdersi liberamente tra le stanze cariche di memorie non è più possibile e questo è un vero peccato. Comunque la giovane guida, Costanzo, è molto accogliente e preparata. A lui e agli altri dell’associazione Apeiron che gestisce il sito è stata fatta una formazione specifica? Certo, ci risponde sollecito. E infatti la visita prosegue seguendo il filo della vita di Fersen intrecciato in qualche modo alle imprese di Jago, con collegamenti non proprio coerenti. La prima stanza che ci accoglie è una saletta che è stata adattata a sala di proiezione. E anche qui stesso copione: si parte da Fersen e si arriva a Jago, mentre la mia accompagnatrice ed io cerchiamo di cogliere il filo conduttore che ci sfugge. Poi si passa nella sala che ospita un’opera di Jago in marmo, fatta di tasselli che imitano il movimento delle onde, mentre sullo schermo fluttua un’immagine marina.
Le finestre (che Fersen riteneva dei veri e propri quadri aperti sull’azzurrità caprese) sono oscurate da tende. L’opera di Jago qui monopolizza l’attenzione, ma ancora di più questo avviene nel salone che ospita una struttura circolare rossa sormontata da cuori in ceramica, mentre pannelli scuri cambiano completamente l’aspetto del sontuoso ambiente che ha ospitato eleganti, indimenticabili feste. Dietro le due strutture nere più grandi c’è il cosiddetto il pezzo forte, la testa di Medusa che ha inaspettatamente le sembianze di Whoopy Goldberg, ma con un’aria furente.
E come se non bastasse, l’altro ieri sera, a San Lorenzo, lo spettacolo di droni ha riprodotto proprio questo stesso volto, con tanto di scritta finale: «Capri è arte». Ma quale? Ci avviamo per le scale, verso il piano di sopra, dove ricordiamo la stanza di Fersen e il suo bagno. «Non si può», ci fermano gentilmente. Ora quella stanza la usa Jago come atelier e infatti lo vediamo fuggevolmente passare. Allora seguiamo la guida giù, nella famosa, suggestiva stanza dell’oppio. Che è rimasta com’era. Ma non la saletta attigua, interamente ricoperta di drappi neri, per riprodurre la sensazione di galleggiamento nello spazio, dove Jago ha inviato una sua opera grazia all’astronauta Luca Parmitano. Le due signore che erano con noi si mostrano visibilmente commosse. È evidente che Jago abbia un suo pubblico, ma perché consacrargli un bene con un’identità così forte? Il Comune cosa ci ha guadagnato, al netto di tutte le ingenti spese sostenute? A meno che non abbia deciso di chiudere l’era di Fersen e aprire quella di Jago in maniera permanente. Secondo Vittoria Fiorelli «una brandizzazione così importante non sembra temporanea». Così, ce ne andiamo via verso la pazza folla della piazzetta, con il dubbio di non rivedere mai più la stanza del barone gentile.
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12 agosto 2026 ( modifica il 12 agosto 2026 | 08:45)
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