Nella scatola dimenticata per un secolo c’era il negativo dello Smemorato di Collegno. Ecco cosa ci svela
Corriere della Sera - Cultura

Nella scatola dimenticata per un secolo c’era il negativo dello Smemorato di Collegno. Ecco cosa ci svela

Mercoledì 12 agosto 2026
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Il reperto è stato ritrovato nell’Archivio di Stato del Museo Lombroso di Torino: è la matrice originale della fotografia scattata dopo l’arresto e pubblicata sulla «Domenica del Corriere»

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Nella scatola dimenticata per un secolo c’era il negativo dello Smemorato di Collegno. Ecco cosa ci svela

di Federica Vivarelli

Il reperto è stato ritrovato nell’Archivio di Stato del Museo Lombroso di Torino: è la matrice originale della fotografia scattata dopo l’arresto e pubblicata sulla «Domenica del Corriere»

Il negativo era lì, dimenticato esattamente da un secolo. Un reperto custodito nell’Archivio di Stato del Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino, insieme agli oggetti raccolti dalla Polizia nel 1926 al momento dell’arresto. Si tratta della matrice originale della fotografia dello Smemorato di Collegno, l’immagine che avrebbe alimentato uno dei misteri più celebri del Novecento italiano.

A riportare quella scatola alla luce è stato Roberto Dosio, Commissario della Polizia Locale di Collegno e studioso appassionato della vicenda. La sua indagine parte da un punto preciso: il verbale dell’arresto del 10 marzo 1926, nel cimitero di Torino, dopo il furto di un vaso di fiori. «Dal verbale sono risalito agli archivi — racconta —. Qui abbiamo ritrovato l’abito indossato dallo Smemorato al momento dell’arresto. Insieme a qualche moneta, un bottone». Materiale minimo, quasi residuale. Ma accanto a quei resti, un oggetto inatteso: il negativo originale della fotografia scattata per identificarlo e pubblicata poi sulla Domenica del Corriere nella rubrica «Chi lo conosce».

Quel negativo, rimasto invisibile per cent’anni, riapre oggi la scena del caso. L’uomo senza memoria, arrestato a Torino e internato nel Manicomio di Collegno, divenne il centro di un intrigo mediatico e giudiziario senza precedenti: due famiglie lo rivendicarono come proprio congiunto, trasformandolo in un campo di battaglia identitario. Per alcuni era Mario Bruneri, tipografo anarchico; per altri Giulio Canella, intellettuale e reduce di guerra. Lo Stato, dopo anni di perizie e processi, riconobbe ufficialmente Bruneri. La famiglia Canella, però, non smise mai di crederlo Giulio: lo attese fino alla fine della detenzione, prima di seguirlo in Sud America. 

Il negativo ritrovato aggiunge un dettaglio decisivo: mostra ciò che la stampa dell’epoca non poteva restituire. «Lo Smemorato aveva occhi chiari, magnetici – osserva Dosio –. Sullo sfondo si intravedono particolari del Manicomio di Collegno: muri non intonacati, spioncini attraverso cui i pazienti venivano osservati senza essere visti». Una fotografia che torna documento, e un documento che torna a parlare. 

Perché dedicare tanta attenzione a quest’uomo? «Con l’associazione San Lorenzo stiamo analizzando la pioggia di lettere indirizzate allo Smemorato da parte di chiromanti e medium – continua Dosio –. Tutte legate al mistero della sua identità». Insomma. Una vicenda che continua a far discutere. Il Centenario dello Smemorato vede a Collegno un calendario di eventi coordinati dal prof. Fabrizio Boscaglia. «Il ritrovamento di questo negativo ci restituisce non solo un volto, ma un frammento della nostra storia – commenta il Sindaco di Collegno Matteo Cavallone –. Celebrare il centenario significa guardare a quel passato con rispetto e consapevolezza, trasformando un mistero del Novecento in un’occasione di cultura, ricerca e partecipazione. Collegno non dimentica: custodisce, studia e condivide». Il lavoro di ricerca sui materiali e sui negativi è stato realizzato insieme a Milo Julini, ex docente dell’Università di Torino ed esperto di cronaca nera piemontese. 

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