Al Velodromo di Pianoro lo spettacolo dell'eclissi, ecco come vederla e le protezioni da utilizzare
La prossima visibile dall'Italia sarà nel 2081. Il professor De Biasi: «Dalla nostra regione vedremo una copertura del Sole che arriverà intorno al 90%»
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Al Velodromo di Pianoro lo spettacolo dell'eclissi, ecco come vederla e le protezioni da utilizzare
di Khrystyna GulyayevaLa prossima visibile dall'Italia sarà nel 2081. Il professor De Biasi: «Dalla nostra regione vedremo una copertura del Sole che arriverà intorno al 90%»
L'eclissi di sole sarà visibile mercoledì 12 agosto
«Per gli antichi un’eclissi di Sole doveva essere qualcosa di difficile da spiegare e forse anche spaventoso. Era come se, per qualche minuto, si rompesse l’ordine naturale delle cose». A raccontarlo è Antonio De Blasi, dell’INAF Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio di Bologna e divulgatore scientifico, alla vigilia dell’eclissi solare di mercoledì 12 agosto.
«È un fenomeno che oggi sappiamo prevedere con grande precisione, ma che per secoli ha alimentato paure, leggende e interpretazioni legate al divino. Nell’antica Cina, per esempio, si pensava che un drago stesse divorando il Sole. Cristoforo Colombo, nel 1504, sfruttò la conoscenza di un’eclissi di Luna per impressionare gli abitanti della Giamaica e convincerli che l’oscuramento fosse un segno della collera divina».
Domani sera, mercoledì 12 agosto, per tutti l’appuntamento sarà al Velodromo di Pianoro, dove sarà possibile osservare un’eclissi solare parziale con una copertura del Sole che arriverà intorno al 90%. La totalità sarà invece visibile in alcune zone della Spagna. La serata proseguirà poi con un momento musicale e con il collegamento alla diretta INAF dalla Spagna, dove l’eclissi sarà osservata nella fascia di totalità.
Perché avete scelto il Velodromo di Pianoro per osservare l’eclissi e cosa troverà il pubblico?
«Dalla nostra regione vedremo un’eclissi importante, con una copertura del Sole che arriverà intorno al 90%. Il problema è che il Sole sarà molto basso sull’orizzonte e quindi, per seguirla bene, bisogna avere l’orizzonte verso ovest il più possibile libero da alberi, edifici o altri ostacoli. Quando però si organizza un’osservazione pubblica bisogna tenere conto anche di altri aspetti. Ci aspettiamo molte persone e avevamo bisogno di un luogo facilmente accessibile, sicuro e dove fosse possibile gestire bene il pubblico. Insieme a Sofos APS, associazione che da vent’anni si occupa di divulgazione astronomica nel Bolognese e non solo, abbiamo quindi scelto il Velodromo di Pianoro, anche grazie alla piena disponibilità del Comune, che ha preparato l’area e provveduto allo sfalcio dell’erba. La serata inizierà alle 19 e dalle 19.30 circa cominceremo a seguire l’eclissi con il pubblico, naturalmente in sicurezza e con strumenti adeguatamente filtrati. Da Pianoro potremo osservarla fino alle 20 circa, quando il Sole scenderà dietro il profilo delle colline. L’eclissi in realtà continuerà, ma da quel momento non potremo più seguirla direttamente. La serata però proseguirà. Avremo un momento musicale con l’arpa e poi, intorno alle 20.20, ci collegheremo con la diretta dell’INAF dalla Spagna, da località che si trovano nella fascia di totalità. Partiremo dall’eclissi parziale vista insieme a Pianoro e concluderemo seguendo in diretta l’eclissi totale dalla Spagna».
Il Sole sarà bassissimo al tramonto. Qual è la difficoltà principale per riuscire a vederlo e fotografarlo?
«La difficoltà principale sarà proprio trovare un orizzonte libero verso ovest. Con il Sole così basso basta una collina, un edificio o anche una fila di alberi per perderlo prima delle fasi più avanzate dell’eclissi. Per chi vuole fotografarla sarà sicuramente una bella occasione, perché avremo il Sole parzialmente oscurato dalla Luna, molto basso sull’orizzonte e immerso nei colori del tramonto. Potrebbero quindi venire fuori immagini davvero suggestive. Bisognerà però trovare il posto giusto e fare i conti anche con la foschia e con le condizioni dell’atmosfera vicino all’orizzonte».
Il Sole quasi tramontato può ingannare. Quali protezioni servono per osservare l’eclissi?
«Il fatto che il Sole sia basso e sembri meno luminoso non significa che si possa guardare senza protezioni. Anzi, è proprio questo uno degli aspetti che può trarre in inganno. Anche durante un’eclissi e anche vicino al tramonto bisogna evitare di guardarlo direttamente senza protezione. Servono gli occhialini specifici per l’osservazione del Sole, certificati secondo la norma ISO 12312-2. I normali occhiali da sole, anche molto scuri, non vanno bene. Attenuano la luce, ma non sono progettati per osservare direttamente il Sole. Bisogna fare ancora più attenzione se si usano binocoli, telescopi o macchine fotografiche, perché concentrano la luce solare. In quel caso servono filtri solari specifici, montati davanti all’obiettivo. Su questo è meglio non improvvisare».
Durante l’appuntamento di Pianoro saranno disponibili anche gli occhialini?
«Sì. Ne abbiamo acquistati molti e li distribuiremo durante l’evento, fino a esaurimento delle scorte. Il contributo richiesto andrà a sostegno di Sofos APS e quindi delle attività di divulgazione scientifica dell’associazione».
Questa eclissi sarà anche un’occasione di ricerca scientifica. Che cosa studierete?
«Mentre noi dall’Italia vedremo un’eclissi parziale, alcuni ricercatori dell’INAF si sono spostati in Spagna, proprio nella zona dove l’eclissi sarà totale. Tra questi c’è anche un gruppo dell’INAF di Bologna che proverà a fare una cosa molto interessante, cercare i cosiddetti vulcanoidi. Parliamo di piccoli asteroidi che, se esistono, orbiterebbero ancora più vicino al Sole di Mercurio e che finora nessuno è riuscito a osservare con certezza. Il problema è che normalmente quella zona del cielo è praticamente nascosta dalla luce del Sole. Durante la totalità, invece, per quei pochi minuti la Luna copre completamente il disco solare e si crea una condizione davvero particolare per provare a osservare quello che c’è nelle immediate vicinanze del Sole».
Questa eclissi sarà anche una sorta di prova generale per quella del 2027?
«Sì, anche se farei una precisazione. A Lampedusa, il 2 agosto 2027, l’eclissi non sarà propriamente totale, anche se ci andremo molto vicino, con circa il 99% del Sole coperto. Per vedere la totalità bisognerà scendere più a sud, verso il Nord Africa. Quella di quest’anno è comunque una sorta di prova generale. Alcuni strumenti che i ricercatori dell’INAF stanno portando in Spagna serviranno anche a capire cosa funziona, cosa eventualmente va migliorato e arrivare più preparati all’appuntamento del prossimo anno. E quella del 2027 sarà davvero un’eclissi particolare, perché avremo il Sole più alto nel cielo e, nella zona di totalità, una durata eccezionale. In Egitto si supereranno addirittura i sei minuti. Sarà quindi un evento spettacolare per il pubblico, ma anche un’occasione molto importante per fare ricerca».
Quando abbiamo visto l’ultima eclissi totale di Sole dall’Italia e quando sarà la prossima?
«Bisogna andare parecchio indietro. L’ultima eclissi totale di Sole visibile dall’Italia è stata il 15 febbraio 1961. Per la prossima, invece, dovremo avere molta pazienza. Bisognerà aspettare il 3 settembre 2081, quando la fascia della totalità attraverserà una parte dell’Italia nord-orientale. Sono eventi davvero rari. Se uno vuole vedere un’eclissi totale senza aspettare decenni, nella maggior parte dei casi deve prepararsi a viaggiare».
Perché le eclissi hanno avuto un ruolo così importante nell’immaginario degli uomini?
«Dobbiamo pensare a cosa potesse significare, per le popolazioni antiche, vedere improvvisamente il Sole oscurarsi in pieno giorno. Oggi sappiamo esattamente cosa sta succedendo e siamo addirittura in grado di prevederlo con grandissima precisione. Ma per chi non conosceva il fenomeno doveva essere qualcosa di davvero impressionante, anche spaventoso. Era come se, per qualche minuto, si rompesse l’ordine naturale delle cose e, in qualche modo, anche il rapporto tra l’uomo e il divino. Infatti un po’ in tutte le culture troviamo storie e leggende legate alle eclissi. Nell’antica Cina, per esempio, si pensava che fosse un drago a divorare il Sole e durante l’eclissi si faceva più rumore possibile, anche battendo sui tamburi, per cercare di scacciarlo. E poi c’è l’episodio curioso che riguarda Cristoforo Colombo. Nel 1504 si trovava in Giamaica ed era in difficoltà con i rifornimenti. Sapeva, grazie alle tavole astronomiche, che ci sarebbe stata un’eclissi di Luna e sfruttò questa conoscenza a suo vantaggio. Fece credere alla popolazione locale che la scomparsa della Luna sarebbe stata un segno della collera divina. Quando la Luna cominciò davvero a oscurarsi, possiamo immaginare quale effetto abbia avuto».
Forse è proprio questo il punto. Anche oggi, pur conoscendo perfettamente il fenomeno, continuiamo a fermarci a guardare il cielo quando il Sole scompare.
«Sì. Credo che l’uomo sia rimasto impressionato da questi fenomeni a prescindere dalla conoscenza scientifica. Ci ricordano quanto siamo piccoli rispetto a quello che accade sopra di noi».
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11 agosto 2026 ( modifica il 11 agosto 2026 | 19:26)
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