Troppa burocrazia, ma chi sono i complicatori?
La lodevole campagna annunciata da Forza Italia, che però deve spiegare perché la semplificazione non c'è stata negli anni in cui ha governato
Troppa burocrazia, ma chi sono i complicatori?
di Ferruccio de Bortoli | 11 agosto 2026La lodevole campagna annunciata da Forza Italia, che però deve spiegare perché la semplificazione non c'è stata negli anni in cui ha governato
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Non può che suscitare consenso la campagna, appena annunciata da Forza Italia in vista delle elezioni del 2027, per «liberare gli italiani dal peso della burocrazia». A patto che il partito, impegnato a valorizzare l’anima liberale del suo fondatore, ci spieghi quali siano gli ostacoli che in quattro anni di gestione del Paese hanno impedito alla maggioranza del governo Meloni, tra le più solide in assoluto, di semplificare la vita dei cittadini.
Perché senza una prova di sincerità politica sarà assai poco credibile l’intento di realizzare, nella prossima legislatura, quello che non si è riusciti a fare nell’attuale ormai ridotta al lumicino. Tra l’altro con un esecutivo che si avvia ad essere il più longevo della storia repubblicana. Forse, azzardiamo noi, la lotta alla burocrazia non era una priorità. Un problema secondario rispetto alla riforma della giustizia, il premierato, l’autonomia differenziata. Se era invece una priorità - come peraltro detto nella campagna elettorale del 2022 - allora ci troviamo di fronte a un mezzo fallimento.
E non basta prendersela con il cosiddetto deep state, la resistenza della pubblica amministrazione, la legnosità del diritto amministrativo. «Troppe norme, troppe lungaggini, troppe competenze sovrapposte tra Stato, Regioni e Comuni». Antonio Tajani ha rispolverato per l’occasione la famosa frase (di Guido Carli) sui troppi «lacci e lacciuoli che costano tempo e denaro e frenano investimenti ed export». Premesso che siamo sempre ammirati dall’estrema versatilità del segretario di Forza Italia (dove trova il tempo di fare tutto?), vorremmo capire se nel proposito di esportare in altri dicasteri l’esperienza del ministero degli Esteri vi sia anche un implicito richiamo ai colleghi di governo di aver semplificato e digitalizzato poco.
Insomma, vorremo capire quanti «complicatori» ci sono anche all’interno della maggioranza. Così, per apprezzare di più la nuova rivoluzione liberale, nel nome di Berlusconi, dei suoi solerti seguaci. Era il 2010, e al governo c’era proprio il Cavaliere, quando il ministro per la Semplificazione, normativa, il leghista Roberto Calderoli, armato di ascia, diede fuoco a centinaia di scatoloni, simbolo delle troppe leggi inutili del nostro ordinamento. Ma il «taglia leggi» ne eliminò anche molte utili che poi vennero, senza fuochi d’artificio, silenziosamente reintrodotte.
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