Bergamo, l’odissea per un posto: spettatori in sala fino alle 4 di notte e a caccia di visione Imax per il film di Nolan
Corriere della Sera - Cultura

Bergamo, l’odissea per un posto: spettatori in sala fino alle 4 di notte e a caccia di visione Imax per il film di Nolan

Martedì 11 agosto 2026
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Il colossal e il trionfo al botteghino anche di Orio, dove è possibile guardarlo anche in alta risoluzione

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Bergamo, l’odissea per un posto: spettatori in sala fino alle 4 di notte e a caccia di visione Imax per il film di Nolan

di Federico Fumagalli

Il colossal e il trionfo al botteghino anche di Orio, dove è possibile guardarlo anche in alta risoluzione

Il regista inglese Christopher Nolan — dopo Proust e Bergman, l’autore europeo più ossessionato dalle acrobazie del Tempo — ha cambiato i tempi del cinema contemporaneo. Ci aveva già provato con l’apparentemente ostico «Oppenheimer», titolo storico-biografico di impianto teatrale, trasformato in blockbuster. Con «Odissea» dà scacco matto — pezzo vincente, il cavallo di Troia mezzo insabbiato — confezionando un evento socioculturale potentissimo.A tre settimane abbondanti dal suo debutto, il 16 luglio scorso, l’Uci di Orio continua a essere una bolgia. Pure a orari improbabili. Come il vicino aeroporto, il multiplex non dorme mai. Complice anche l’impatto trionfale al botteghino di «Spider-Man: Brand New Day».

Code anche per le proiezioni notturne all'Uci di Orio

Alessandro, dello staff Uci, fa due conti: «Lo spettacolo notturno, nel fine settimana è a mezzanotte e mezza. In testa alla proiezione c’è la pubblicità. Il film, dunque, comincia una decina di minuti prima dell’una. «Odissea» sfiora le tre ore di durata». Ecco perché «mi capita di staccare alle 4 del mattino». Lo dice con il sorriso. Oltre alla giovanissima età, è l’adrenalinica situazione che lo aiuta a far tardi. «Nessuno si aspettava un’affluenza del genere. Io il film l’ho visto, incollato alla poltrona. La storia è nota, così lo spettatore può tranquillamente concentrarsi sulla messinscena. Non ci si annoia, credo anzi che Nolan avrebbe potuto farlo durare di più». L’entusiasmo spinge Alessandro a volerlo rivedere, «ma con il surplus del formato Imax».

Nell’epoca dello sbocconcellato, dove i film vengono assorbiti a più riprese tra pause pranzo e soste al bagno, sugli schermini di smartphone e pc, la fruizione ideale di «Odissea» per tanti diventa un’ossessione.
La massima esperienza è un combo complicato, che richiederebbe un pellegrinaggio oltre confine. Sale cinematografiche capaci di proiettare in formato IMAX su pellicola 70 mm, come natura omerica-nolaniana vorrebbe, in Italia non esistono. Tocca accontentarsi, dell’uno o dell’altro.
Sul versante milanese, il multiplex Arcadia propone nella Sala Energia di Melzo (non in quella di Stezzano) la visione in pellicola extralarge, larga il doppio dei canonici 35 mm. «Noi a Orio abbiamo la proiezione IMAX, anche se non in 70 mm. Credo — continua Alessandro — sia un ottimo compromesso, per riuscire a vivere l’esperienza il più possibile vicina a come è stata pensata dal regista».

Davide, spettatore della mezzanotte e dintorni, fa spallucce: «Più che altro, ho scelto l’Imax di Orio per curiosità. Non sono un grande estimatore di Nolan e considero pretenziosa questa sua fissazione tecnologica». L’amica Giada è «un’artista digitale. Qualsiasi espressione creativa attira il mio interesse e mi arricchisce».
Per avere a disposizione un più ampio ventaglio di posti da scegliere in sala Imax (oltre 400 poltrone), ancora occorre focalizzarsi su una proiezione a tarda ora o sulla mattutina sottotitolata (ingiustamente poco considerata, dato le eccellenti prove degli attori). Davide – noblesse oblige – accompagna Giada a casa: «Sono bresciana di Castelcovati, a una quarantina di minuti da qui. Rientreremo all’alba».
All’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, capita di ricevere telefonate del tipo: «Da voi, l’elmo di Agamennone si vede tutto intero?».
Sarebbe bello riuscire a godersi con spirito umanista e senza feticismi tecnici, un film — molto umanista — narrativamente fluido, formalmente impeccabile e autorialmente coraggioso e ispirato. Ma ci si accontenta, eccome. Il cinema, visto e vissuto in sale piene e con eventuale dibattito intrafamiliare lungo i titoli di coda, è morto? Sembrava di sì. Forse, invece, no.

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