Viaggio in Toscana| Il mare verticale delle Apuane
Camminata fino al Procinto, il torrione calcareo alto 150 metri con in cimaun boschetto fantastico. In questo regno nascosto nel 1893 è stata inaugurata la prima ferrata d’Italia
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Viaggio in Toscana| Il mare verticale delle Apuane
di Enzo Fileno CarabbaCamminata fino al Procinto, il torrione calcareo alto 150 metri con in cimaun boschetto fantastico. In questo regno nascosto nel 1893 è stata inaugurata la prima ferrata d’Italia
Il Procinto è un torrione calcareo delle Apuane alto centocinquanta metri: ciò che resta di un antico fondale tropicale triassico. Attorno alla cima, lassù in alto, un boschetto circonda il monolite.
Questa è una caratteristica particolare perché di solito i boschetti e i monoliti vivono vite diverse, con gli alberi che si limitano a prosperare alla base della roccia. Invece qui è come se la vegetazione fosse balzata verso l’alto, disdegnando la parte intermedia per posarsi sulla cima, che dal basso sembra larga e piatta.
Un’altra caratteristica importante è che sul Procinto, nel 1893, è stata inaugurata la prima ferrata d’Italia.
È possibile raggiungere la base della ferrata partendo dal Rifugio Alto Matanna, con una passeggiata. Non è necessario essere amanti delle attività alpinistiche, e non è obbligatorio percorrere la ferrata, puoi anche considerarla una installazione artistica. È comodo percorrere la cosiddetta cintura del Procinto, una cengia che gira attorno al torrione.
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Oggi può sembrare normale, l’idea di una ferrata. Ma quando un’idea viene in mente per la prima volta non è mai normale. Quando non ce n’erano altre, di ferrate nei dintorni, ci deve essere voluto un bello sforzo di immaginazione. Anche per spiegare il progetto e convincere le persone a partecipare.
In questa zona sono nate e cresciute persone con idee pazzesche, per esempio (l’abbiamo visto in un precedente racconto) chi ha ideato il pallone frenato del Matanna. Ma la ferrata del Procinto la dobbiamo a Aristide Bruni, alpinista milanese. Era un ingegnere del genio civile che costruiva strade. Si ritrovò a lavorare tra Pisa e Lucca. Ma tutte le strade a cui lavorava si snodavano in pianura e laggiù laggiù c’erano delle montagne che lo chiamavano. Finì per salirci.
Sentì parlare del Procinto nel 1875, «ascoltando un racconto fantastico» dalle parti di Palagnana. Bisogna sapere che l’aggettivo fantastico nella Toscana campestre un tempo era usato in modo diverso da ora. Si diceva per esempio «Quel cane è un po’ fantastico» intendendo strano, particolare e affascinante. Un misto di ammirazione e perplessità. Nel novembre 1879 Aristide Bruni effettuò la prima salita alpinistica al Procinto.
Ma non finì qui. Ormai si era scatenato. Ideò e realizzò (immagino non da solo) una rete di nuovi sentieri per rendere fruibile la zona. Doveva essersi davvero appassionato al territorio, visto che si impegnò così tanto per valorizzarlo e farlo conoscere. Del resto, anche oggi, che è passato tanto tempo, mi sembra che il territorio non sia abbastanza conosciuto, neanche dalle persone della Toscana. È come un regno nascosto. Se fosse abbastanza conosciuto ci sarebbero più sforzi per trasmetterlo intatto a figli e nipoti.
In realtà il mondo è sempre più complicato di come lo si descrive. Noi lo descriviamo in modo semplice per comodità di chi scrive e di chi legge. Ma a volte è bello cercare di seguire le sfumature della realtà. Augurandosi di essere davvero precisi, leggo che la ferrata era stata ideata già nel 1881, da Italo de’ Santi. E Aristide Bruni non salì sul Procinto da solo, ma accompagnato dall’amico Cesare Dinelli e vari esperti del luogo. Si sapeva che in cima c’era una piccola fonte perenne, quindi qualcuno c’era già salito. Io veramente la fonte non l’ho vista, ma forse ero distratto.
A proposito di antiche presenze, alcuni parlano addirittura del ritrovamento di laterizi di origine romana. Ora è vero che i romani non erano particolarmente interessati alle montagne, per loro erano ostacoli da superare, o aggirare. Ma non possiamo escludere che quel monolite con in cima un boschetto fatato abbia ispirato loro dei pensieri sacri, dato che li ispirerebbe a chiunque. E poi: non tutti gli antichi romani erano uguali, anche se tutti erano antichi. Possiamo immaginare un gruppetto di romani pazzi che saliva e scendeva in continuazione dal Procinto per qualche misterioso motivo o, ancora meglio, senza motivo.
Pare che questa della presenza romana sia una voce senza fondamento, come spesso gli slanci verso l’alto. È certo invece che il Procinto colpì anche l’immaginazione dell’Ariosto, che così lo descrisse
«Lo scoglio ove il sospetto fa soggiorno, alto dal mare da seicento braccia, di ruinose balze cinto intorno».
Non so di quale sospetto parli il poeta, immagino abbia usato la parola sospetto per ragioni metriche, dopo averne scartate molte altre.
Nei primi anni di vita della ferrata, il tratto più difficile era reso più facile tramite una scala di legno (quindi forse dovremmo chiamarla legnata) che veniva messa e tolta da Giuseppe Gherardi a pagamento. Del resto, se stava sempre lì in attesa di qualcuno da far salire se lo meritava. Furono anche scolpiti nella roccia duecento ottanta tre gradini.
Se uno legge il diario di Aristide Bruni relativo alla gita sociale del 29 giugno 1893, per l’inaugurazione della ferrata, noterà una certa allegria, un grande divertimento. Brindisi, canti, poesie, tripli sensi, abbuffate. C’è anche un riferimento a Tartarino sulle Alpi, il libro di Alfonso Daudet, che descrive un modo di andare in montagna autoironico.
Oggi invece l’andare in montagna si trasforma spesso in un’attività serissima. Tutta questa serietà è pericolosa. Cerchiamo di recuperare l’allegria, nei limiti della prudenza, magari senza bere. Del resto, forse, se uno è allegro è più prudente, perché vuole continuare a divertirsi. Invece se è troppo serio potrebbe cascare nell’abisso delle sue stesse convinzioni.
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