Il piacere di tornare a pensare senza macchine
Un insegnamento dal racconto di Asimov: il valore pedagogico risiede in realtà nel descrivere la goffaggine dell’umanità troppo soggiogata dalla propria creazione, ieri dalle calcolatrici, oggi dall'intelligenza artificiale
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Il piacere di tornare a pensare senza macchine
Massimo Sideri | 10 agosto 2026Un insegnamento dal racconto di Asimov: il valore pedagogico risiede in realtà nel descrivere la goffaggine dell’umanità troppo soggiogata dalla propria creazione, ieri dalle calcolatrici, oggi dall'intelligenza artificiale
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Nel 1958 Isaac Asimov pubblicava The feeling of power, diventato nella traduzione di Carlo Fruttero Nove volte sette. Niente a che vedere con le leggi sulla robotica. In questo caso Asimov giocava con la paura dei nostri padri di perdere, a causa delle calcolatrici, la capacità di calcolo. Il risultato è esilarante, una vera «cosmicomica» ante litteram. In breve: in una civiltà futura il calcolo è considerato una qualità esclusiva delle macchine. Fino a quando non si scopre che un tecnico sa calcolare «su un foglio di carta» quanto fa nove per sette, 5.738 per 7.239 e anche le radici quadrate. «Come fa a indovinare?» si interroga la commissione. «Magia» propone qualcuno. Ma no: si conclude che, se addestrato, il cervello umano può funzionare come una macchina, emulandola.
Senza voler svelare l’epilogo, è utile anticipare come lo schema proposto da Asimov risulti oggi attuale e urgente. Le macchine ci ruberanno anche la capacità di scrivere o di pensare? Asimov — che era uno scienziato diventato famoso come scrittore — non eludeva l’ambivalenza della tecnologia che sempre dà e toglie. Ma il valore pedagogico del racconto risiede in realtà nel descrivere la goffaggine dell’umanità troppo soggiogata dalla propria creazione, ieri le calcolatrici, oggi l’AI. Il racconto si chiude con l’espressione del titolo. Il protagonista riscopre il piacere di contare e ne rimane ammaliato: «Che senso di potere!». Non è un buon consiglio anche oggi?
10 agosto 2026
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