Scultura, la nuova opera di Marco Martalar a Molveno: «Il bacio celebra la forza silenziosa dell'amore, capace di trasformare la materia in poesia e il tempo in eternità»
Corriere della Sera - Cultura

Scultura, la nuova opera di Marco Martalar a Molveno: «Il bacio celebra la forza silenziosa dell'amore, capace di trasformare la materia in poesia e il tempo in eternità»

Lunedì 10 agosto 2026
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Le opere nate dai rami distrutti dalla tempesta di Vaia che prendono nuova vita. «Dai rami abbandonati, segnati dal vento, dall'acqua e dal tempo, emergono due presenze che si cercano» spiega lo scultore vicentino

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Scultura, la nuova opera di Marco Martalar a Molveno: «Il bacio celebra la forza silenziosa dell'amore, capace di trasformare la materia in poesia e il tempo in eternità»

di Alice D'Este

Le opere nate dai rami distrutti dalla tempesta di Vaia che prendono nuova vita. «Dai rami abbandonati, segnati dal vento, dall'acqua e dal tempo, emergono due presenze che si cercano» spiega lo scultore vicentino

Si guardano, si sfiorano, si riconoscono. E così, ricuciono le ferite.
Si trova in centro storico a Molveno l'ultima opera dello scultore Marco Martalar. Nata, ancora una volta, dai rami distrutti dalla tempesta di Vaia. Che nelle sue opere prendono nuova vita.  «Dai rami abbandonati, segnati dal vento, dall'acqua e dal tempo, emergono due presenze che si cercano - scrive lo scultore vicentino su Facebook - la materia, apparentemente fragile e dispersa, si raccoglie in forme umane e ritrova un destino comune nell'attimo più antico e universale: l'incontro». 

Trentino, la nuova opera dello scultore Martalar: «Il bacio»

La materia segnata dal tempo

Martalar ha trasformato il disastro ambientale di Vaia in un museo a cielo aperto: dall’iconico Drago di Lavarone, al Leone Alato dei Sette Comuni, al Cervo sul Fertazza, l’Haflinger di Strembo, il Radicosauro, la Lupa del Lagorai, L’Orso del Pradel, l’Aquila di Marcesina al Grifone al confine tra Trentino e Veneto a la Guàna, creata con duemila pezzi di legno. Ora a segnare il legno è anche il tempo. Quello finito a terra colpito dalla tempesta marcisce e si consuma. Trasformarlo in arte lo rende eterno.

L'ultima opera

«Il Bacio è il racconto di una vicinanza che supera la distanza, di due anime che si riconoscono prima ancora di toccarsi - spiega Martalar - Il legno, custodendo le ferite e la memoria della natura, si fa gesto, sguardo, emozione. Ogni frammento contribuisce a creare un'armonia più grande, dove ciò che era separato torna a essere unità». Un'unità che torna dopo la distruzione, a ricucire lo strappo. «L'opera celebra la forza silenziosa dell'amore, capace di trasformare la materia in poesia e il tempo in eternità - dice Martalar - in quell'istante sospeso, tutto tace: resta soltanto il linguaggio universale dell'affetto, che unisce gli esseri viventi come le radici invisibili uniscono gli alberi della foresta. Ogni bacio è un ponte tra due solitudini, un luogo in cui il cuore riconosce la propria casa».

I visitatori

Molte le richieste provenienti anche dall'estero per lo scultore oggi ormai meta di pellegrinaggi montani. Ma - è cosa nota - lo stesso scultore è critico con le sue opere. L'unica che "salverebbe"? Il drago. «Forse l’unica a cui sono legato in modo viscerale è il Drago, proprio perché ho dovuto rifarlo dopo che l’hanno bruciato - raccontava - È stata un’impresa nell’impresa, una sfida contro le aspettative della gente e contro il dolore di quel gesto».

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10 agosto 2026 ( modifica il 10 agosto 2026 | 13:19)

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Trentino, la nuova opera dello scultore Martalar: «Il bacio»

Le opere di Marco Martalar danno nuova vita al legno degli alberi distrutti dalla tempesta Vaia

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