La Sangiovesa raddoppia, il ristorante di Maggioli adesso è anche un museo
Corriere della Sera - Cultura

La Sangiovesa raddoppia, il ristorante di Maggioli adesso è anche un museo

Lunedì 10 agosto 2026
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La storica osteria di Sant'Arcangelo tanto cara a Tonino Guerra apre le porte ai visitatori mostrando le sue sale, ognuna con un tema specifico

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La Sangiovesa raddoppia, il ristorante di Maggioli adesso è anche un museo

di Piero Di Domenico

La storica osteria di Sant'Arcangelo tanto cara a Tonino Guerra apre le porte ai visitatori mostrando le sue sale, ognuna con un tema specifico

Una sala della Sangiovesa

Era stato Tonino Guerra a dare anima a fine anni ’80 a La Sangiovesa, osteria creata a Santarcangelo di Romagna dall’editore romagnolo Manlio Maggioli, classe 1931, che pubblicava i libri di Guerra e aveva rilevato dal padre l'azienda tipografica di famiglia. Con il proposito di condividere con alcuni amici i cibi della tradizione della sua terra. 

Tonino Guerra ne intuì subito le potenzialità, immaginando «qualcosa di nuovo e anche di vecchissimo che meriti di essere scoperto o, se vecchio, dissotterrato dall’indifferenza». Un locale che avrebbe proposto cibi e vini della Romagna, ma che poteva anche essere un luogo capace, secondo il poeta e sceneggiatore, di dare «grande soddisfazione agli occhi». 

Maggioli e la sua Sangiovesa

Tagliatelle, piada e sanvès

A simboleggiare La Sangiovesa fu scelta una donna giunonica disegnata da Federico Fellini, mentre il nome l’aveva trovato Alteo Dolcini, altro amico fraterno di Maggioli che amava le cose di Romagna e che partecipò a quel primo laboratorio di idee. Aggregato intorno all’idea che la cultura materiale potesse ben rappresentare un’identità fatta anche di tagliatelle, piada e sanzvés (il sangiovese) in menu che avessero esclusivamente, questo il proposito di Maggioli, «le ricette di mia nonna e della mia mamma, utilizzando i prodotti della nostra terra”. 

Nel tempo sarebbe così arrivata Tenuta Saiano, a Poggio Torriana sulle colline riminesi, a dieci chilometri dal locale. Un rudere con cento ettari di terreno annesso, dove allevare tutto l’indispensabile, polli, maiali, asini, piccioni ma anche una vigna, per la cucina de La Sangiovesa, chef Massimiliano Mussoni, il cui percorso tipico comprende antipasto con salumi e piada, tagliatelle al ragù, trippa e ciambella con crema in scodella. 

Visite mattutine e pomeridiane

Oggi Tenuta Saiano, gestita dalla nipote di Maggioli, e Sangiovesa sono in collegamento strettissimo perché l’80% di ciò che si consuma nel locale arriva dalla tenuta. Da ristorante a museo, perché ora la storica osteria di Santarcangelo ha deciso di aprire ai visitatori le porte delle sue sale in piazza Beato Simone Balacchi 14. Una visita mattutina o pomeridiana (tranne che di sabato e di lunedì) di 45 minuti con audioguida e prenotazione consigliata allo 0541/150216. 

Per scoprire, ambiente per ambiente, ogni oggetto che vi si trova dentro visto che ogni sala ha un tema specifico corredato da oggetti e cimeli. Nel 2020 era uscito anche il libro dei primi trent’anni de La Sangiovesa, scritto da Giorgio Melandri e con molte ricette della tradizione romagnola. La Sangiovesa, osserva Cristina Maggioli, una dei tre figli del fondatore con Paolo e Amalia, «è custode della nostra identità, anche oltre alla cucina di tradizione. È luogo di arte e cultura, è uno straordinario viaggio nel territorio». 

Lo chef Massimiliano Mussoni

I dipinti di Cagnacci

Lo strumento scelto per guidare i visitatori nel Museo La Sangiovesa è una audioguida che ha il vantaggio di essere sempre disponibile a dispetto dei vincoli di orario di una comune visita guidata. Con cui scoprire la storia di Palazzo Nadiani, il palazzo settecentesco del conte Antonio Nadiani che ospita l’osteria, le sale, la grotta sotterranea che ospita la collezione di colombaie pensata da Tonino Guerra, le due sale con i quattro dipinti del santarcangiolese Guido Cagnacci, tra i pittori più eccentrici del Seicento e del barocco, i cui protagonisti sono spesso soggetti religiosi ma ritratti in modo carnale e sensuale. 

Infine le sale dedicate alla tradizione delle fiere, all’esperienza teatrale dell’attrice romagnola Teresa Franchini, scelta da Gabriele D’Annunzio come spalla di Eleonora Duse, e a papa Ganganelli, Clemente XIV, nato proprio a Santarcangelo.

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