Migranti e Schengen, la saggezza di ammettere gli errori
Migranti e Schengen, la saggezza di ammettere gli errori
di Ferruccio de Bortoli | 10 agosto 2026I tuoi preferiti
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Con il passare dei giorni emerge sempre più chiaramente che la sospensione da parte dell’Italia delle regole di Schengen nei confronti della Spagna, davanti ai gravi fatti di Ceuta, è stato un errore politico. Perché ha accentuato, al di là dell’inedito asse con la Danimarca, l’isolamento politico del governo Meloni nell’Unione europea. E la ritorsione di Madrid, ugualmente deprecabile, cui si è aggiunta la richiesta del cancelliere Merz per il ritorno in Italia - in base al nuovo patto su migranti e asilo in vigore dal 12 giugno - dei cosiddetti «dublinanti», approdati la prima volta sulle nostre coste, non giustificano a posteriori la mossa dell’esecutivo. Anzi, per certi versi l’aggravano.
Siamo stati noi a dare il là alla strumentalizzazione delle regole europee in chiave interna (contro la concorrenza sovranista a destra) proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario un maggiore grado di solidarietà tra i Ventisette. Avverte il francese Thierry Breton, ex vice presidente della Commissione europea, in un’intervista a Domenico Agasso su La Stampa di oggi, che entrambe le decisioni, di Roma e Madrid «tradiscono lo spirito» dell’articolo 25 del codice di Schengen. Ecco qual è il punto. Senza quello spirito non si difendono le frontiere comuni, non si garantisce la sicurezza interna, non si tutelano gli interessi nazionali. E le regole esistenti, per quanto le si voglia forzare a proprio favore, alla fine valgono poco. Senza quello spirito non avremmo mai avuto, nel 1993, il mercato unico.
Amaro constatare che le leadership europee di oggi non avrebbero il coraggio di sostenere la libertà di circolazione delle persone (oltre che delle merci, dei capitali e dei servizi) perché terrorizzate dai vari Vannacci, Abascal e Weidel. Sarebbe, dunque, un gesto di grande avvedutezza se il nostro governo richiamasse l’importanza dello spirito - ammesso che ancora lo condivida - e tornasse subito nell’alveo delle regole di Schengen, rilanciando la collaborazione sulle reali minacce alla nostra sovranità. Non sarebbe il cedimento a un ricatto fuori posto, ma la dimostrazione di una coraggiosa comprensione della gravità di quello che è accaduto.
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10 agosto 2026, 11:57 - modifica il 10 agosto 2026 | 11:57
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