Poesia, il libro tributo di Luciano Cecchinel alla morte della figlia: «Scritto quando mi sono reso conto che iniziavo a dimenticarmi di lei»
«Ricordarsi di lei» è la nuova opera del poeta di Revine Lago (Treviso). I versi raccontano lo strazio e il dolore di una ferita mai rimarginata dal 2001 a oggi
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Poesia, il libro tributo di Luciano Cecchinel alla morte della figlia: «Scritto quando mi sono reso conto che iniziavo a dimenticarmi di lei»
di Isabella Panfido«Ricordarsi di lei» è la nuova opera del poeta di Revine Lago (Treviso). I versi raccontano lo strazio e il dolore di una ferita mai rimarginata dal 2001 a oggi
«Ricordarsi di lei» è il più recente libro di poesia di Luciano Cecchinel, libro siderale del poeta di Revine Lago (in provincia di Treviso), dalla lunga, segreta gestazione. È di fatto l’ultima uscita editoriale di Cecchinel (edizioni Industria & Letteratura 2025 con un saggio critico di Clelia Martignoni) libro originato e negato, venticinque anni fa, quando il lunedì di Pasqua del 2001 moriva Silvia la primogenita del poeta.
Il dolore del libro
Se è vero che la scrittura consola e medica è altresì vero che i margini di indicibilità del male diventano a volte insuperabili. La lunga malattia e lo strazio si accumulano come materia incandescente e intrattabile perfino dalla più meditata e delicata parola poetica. Così in questo libro vertiginoso il nucleo del dolore pulsa potentemente come un taglio, uno squarcio nella carne (quante volte ricorre questa parola nel libro), eppure la voce alta e pura di Cecchinel è in grado di trasferire al lettore lo stato complesso, contorto della psiche di un essere umano davanti all’ineffabile, all’intollerabile.
Le poesie
Ha taciuto a lungo il poeta e al proposito ci confida: «Posso dire che per un lungo periodo ho ricordato con impietosa nettezza – una specie di memoria allucinata – tutti gli aspetti della tragedia e che ho avvertito la necessità di annotare vari aspetti solo quando mi sono accorto che cominciavo a dimenticarne qualcuno. Inizialmente non lo facevo perché intendessi scriverne in poesia, ma appunto perché ogni elemento che andava perduto era un allontanarsi dalla figlia». La seconda poesia del libro – composto di otto sezioni- con la ferocia della verità, affronta e scioglie proprio questo nodo del silenzio per impossibilità del dire, con coraggio dolente e non domato: «Non potevo scrivere di lei/neanche per far colare/lo squarcio del cuore./ Come sacrilegio/fare le sue piaghe e la mia/coagulo di parole./Con sangue rappreso/avrei sentito di rinchiuderla/entro il suo dolore./Come in ghigno sanguinoso./Neanche così/avrei avuto grazia, Signore./E sto bestemmiando solo/se dell’ironia è più blasfema/la disperazione».
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Il rapporto con Dio
Spesso, in questo libro duro e umanissimo (mai «commovente», ben lontana la poesia dal patetismo, incline piuttosto a un nudo realismo del dettaglio) il dialogo è con Dio e la bestemmia del dolore è l’unica preghiera che resta nella voce: «Anche in nome di mia figlia finita/Ti bestemmio, Signore./[...]Ché poi se è vero/che anche la sofferenza è preghiera,/ hai vinto. Tu mi hai fatto vincere: /mi hai dato le tenaglie della carne.[...]»
È stato il sopravvivere - le tenaglie della carne - la tragedia di un padre testimone impotente della morte che registra e annota la catarsi fino a diventare lui stesso parte e immagine del male: «Mai si sazia/la belva delle mie viscere:/fruga e raspa/finché trova carne. E rattratto in me/come per difesa/rimango attaccato alla sua, alla mia carne./Anch’io belva/che da sé si sbrana.//’»
«Il tempo è buon medico»
Ma- domandiamo al poeta- scriverne ha reso il lutto meno insopportabile? «Non so – riflette Cecchinel - se quanto scaturito convogli, non dirò il profumo, ma l’agrore che consenta di definirlo poesia; anche perché mi è risultato impossibile rivedere quei testi con la conveniente distanza prospettica. Devo ad ogni modo dire che, se non posso, data l’abnormità del caso, far mio il detto comune “il tempo è buon medico”, il cimento scrittorio, invero abbastanza masochistico, è divenuto in qualche misura anche tirocinio di adattamento alla nuova condizione di vita, che per lungo tempo aveva anche alimentato una spasmodica paura del futuro».
Perché leggere il libro
È un’avventura dello spirito leggere «Ricordarsi di lei», una rarissima occasione di incontro con il tabù della morte di un figlio (non c’è parola, nella nostra e in molte altre lingue, per definire lo stato di chi perde un figlio) nella verità essenziale della poesia di Cecchinel, che scava una trincea profonda nel dolore, esaltando, affermando la vita: «Non potei non volli/parlare di te malata e viva: /per sentirti, per sperarti viva,/non ti feci grumo di parole./ Ora per sentirti/-non sperarti- viva/ non mi è rimasto che farti/ossesso raccolto di parole.//».
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