Non farlo scegliere tra te e i genitori specie se è solo per tre settimane
La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di B. e SuiteNuziale34
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Non farlo scegliere tra te e i genitori specie se è solo per tre settimane
di Candida MorvilloLa posta del cuore del Corrmezz, le lettere di B. e SuiteNuziale34
Cara Candida, ho 41 anni e da tre sto con un uomo di 45 che per undici mesi all’anno è perfettamente adulto. Ha un’azienda, paga le bollette, cucina meglio di me, prenota il dentista senza che glielo ricordi nessuno. Poi, arriva agosto e andiamo nella casa al mare dei suoi genitori. Lì, sparisce. Al suo posto compare un adolescente di nome «tesoro». Sua madre gli prepara la colazione, gli mette la frutta già tagliata in frigorifero, gli chiede se ha preso il cappellino e urla dalla terrazza: «Non stare troppo al sole!». Lui non solo non protesta: sembra felice. Se propongo di cenare fuori, dice: «Sentiamo mamma cosa ha comprato». Se vogliamo andare in spiaggia, aspettiamo che suo padre decida quale. Se torniamo dopo mezzanotte, la madre è sveglia sul divano e domanda se abbiamo trovato traffico. La prima estate mi faceva tenerezza. La seconda ho cominciato a irritarmi. Quest’anno sto rischiando un esaurimento. Ieri, mentre eravamo già in costume, sua madre gli ha detto che tirava vento e sarebbe stato meglio mettere una maglietta. Lui è tornato in camera a prenderla. Io gli ho chiesto se a 45 anni sentisse ancora freddo per procura. Il problema è che con loro diventa diverso anche con me. Durante l’anno decidiamo insieme. Qui, ogni mia proposta passa al vaglio familiare. «Potremmo andare a mangiare quel pesce al porto?» «Chiediamo a papà se ne vale la pena». «Domani dormiamo fino a tardi?». «Mamma voleva andare al mercato». L’altro giorno gli ho detto che avrei voluto passare una giornata da sola con lui. Mi ha guardata sorpreso: «Ma siamo qui tutti insieme solo tre settimane all’anno». È vero. E i suoi sono persone gentili, mi trattano bene, non mi hanno mai fatto una cattiveria. Perciò mi sento anche antipatica a lamentarmi. Però io sono partita con il mio compagno e mi ritrovo in vacanza con il figlio dei signori della stanza accanto. Ieri sera, sua madre gli ha chiesto a che ora voleva essere svegliato. Lui ha risposto «verso le nove» senza neanche guardarmi. Candida, devo preoccuparmi dell’uomo che sposerò o basta evitare per sempre la casa al mare?
B.
Cara B., né l’una né l’altra: non mi preoccuperei e non eviterei nemmeno la casa al mare. Mi spiace darti questa notizia, ma tre settimane in cui si torna figli sono del tutto accettabili se sono le tre uniche all’anno e servono a rendere felici tre persone (lui, la sua mamma e il suo papà). La buona notizia è che il tuo compagno non è regredito definitivamente: a settembre, tornerà probabilmente a prenotarsi il dentista da solo. Non prendertela troppo con sua madre. Lei offre ciò che ha sempre offerto e lui accetta con entusiasmo il vecchio privilegio di tornare figlio. E, finché ci sono, i genitori sono anche questo: una casa in cui possiamo ancora sentirci bambini, qualcuno che ci conosce da prima che diventassimo adulti, un pezzo di vita che sarebbe crudele sacrificare sull’altare dell’autonomia. Il rischio comincia quando, da porto sicuro, diventano il porto obbligatorio: quando ogni scelta della coppia deve passare da loro e il desiderio di non deluderli finisce per comprimere quello del partner. Il problema non è la frutta tagliata né il cappellino: è che, insieme all’autonomia, lascia per tre settimane anche il ruolo di tuo compagno. Non chiedergli di scegliere tra te e i genitori: perderesti, e per giunta contro una signora armata di parmigiana. Chiedigli qualcosa di molto più ragionevole: che dentro una vacanza familiare esista anche la vostra vacanza. Una cena, una giornata, una decisione che non richiedano il consiglio di amministrazione dei genitori. Due settimane con i suoi e una per voi. Lo spazio per voi due da soli è necessario, ma cancellare i tuoi futuri suoceri dall’orizzonte è un’operazione impossibile che farebbe male a loro, a lui e, alla lunga, anche a te.
Ha paura del matrimonio ma ne apprezza i benefit
Cara Candida, il mio compagno ha scoperto che negli alberghi, se dici che sei in viaggio di nozze, a volte ti regalano prosecco, petali e upgrade. Da allora siamo «sposini» ovunque. A Capri ci hanno fatto una torta con scritto «Per sempre». Lui l’ha mangiata senza battere ciglio. Il problema è che stiamo insieme da otto mesi e, nella vita vera, quando nomino il matrimonio gli viene l’orticaria. Posso considerare valide almeno le nozze alberghiere?
SuiteNuziale34
Cara SuiteNuziale34, hai trovato l’unico uomo che teme il matrimonio ma ne apprezza i benefit. Hai due strade: decidere se preoccuparti per la sua vocazione a mentire e dissimulare oppure goderti la suite, brindare col prosecco e non fare progetti. La domanda vera, naturalmente, è un’altra: mente soltanto al concierge o anche a te? E soprattutto: fino a dove è disposto a spingersi per un upgrade gratuito? Se trucca solo lo stato civile per ottenere una stanza più grande, siamo davanti a un opportunista da vacanza. Se invece scopri che la verità, per lui, è in generale una materia elastica da adattare alla convenienza, allora il problema non sono più i petali sul letto. Se invece capisci che la sua elasticità morale si ferma al concierge e la cosa ti diverte, approfitta pure del lusso e considera il tutto una prova generale senza valore legale. Se un giorno ti chiederà davvero di sposarlo, però, pretendi almeno una camera vista mare: una certa esperienza, ormai, ce l’avete.
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9 agosto 2026 ( modifica il 9 agosto 2026 | 07:52)
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