Nicola Sinisi: «Con una frase convinsi Guccini a suonare in piazza Maggiore nel 1984. C'è una canzone di Dalla che avrebbe voluto scrivere lui»
Corriere della Sera - Cultura

Nicola Sinisi: «Con una frase convinsi Guccini a suonare in piazza Maggiore nel 1984. C'è una canzone di Dalla che avrebbe voluto scrivere lui»

Domenica 9 agosto 2026
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L'ex assessore alla Cultura di Bologna e la sua amicizia con il cantautore scomparso: «Stava per nascere un tour con De Gregori ma Guccini era troppo inflessibile, non se ne fece nulla»

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Nicola Sinisi: «Con una frase convinsi Guccini a suonare in piazza Maggiore nel 1984. C'è una canzone di Dalla che avrebbe voluto scrivere lui»

di Vittoria Melchioni

L'ex assessore alla Cultura di Bologna e la sua amicizia con il cantautore scomparso: «Stava per nascere un tour con De Gregori ma Guccini era troppo inflessibile, non se ne fece nulla»

Tra i ricordi più preziosi di Nicola Sinisi, dal 1985 al 1993 assessore alla Cultura di Bologna, c’è il concerto che il 21 giugno 1984 trasformò piazza Maggiore in una festa per i vent’anni della carriera di Francesco Guccini, iniziata con un brano rock ‘n roll un po’ padano dal titolo Bimba guarda come.

É vero che Guccini quel concerto non lo voleva fare?
«La fatica più grande fu convincerlo. Il suo manager era disperato “Solo tu puoi riuscirci”. Andammo insieme a Pàvana. Francesco ci accolse con il suo carattere schivo: “Perché dovrei farlo?”. “Perché, se non lo fai tu, prima o poi lo farà qualcun altro”. Fu quella frase a fargli cambiare idea. Disse soltanto: “Va bene”».

Che impresa fu organizzarlo?
«Enorme. Trovammo sponsor e vendemmo i diritti televisivi alla Rai, che ci permisero di sostenere le spese. Sul palco salirono Dalla, Gaber, Paolo Conte, Pierangelo Bertoli, Roberto Vecchioni, i Nomadi e tanti altri. Guccini volle anche i Viulan, il gruppo di Sestola con cui gli piaceva esibirsi. Nello stesso giorno dovemmo gestire perfino il Guinness dei primati per la torta celebrativa realizzata dai pasticceri della Cna».

Che atmosfera si respirava?
«Piazza Maggiore era piena come non l’avevo mai vista. La folla arrivava fino a oltre metà via Indipendenza. Una partecipazione simile l’ho rivista solo durante i funerali delle vittime del 2 agosto».

Lei e Guccini siete diventati amici. Che cosa ricorda di più di lui?
«La sua autenticità. A Radio Rai gli posi una domanda che facevo sempre nel mio programma: «Quale canzone di un altro avresti voluto scrivere?». Mi rispose senza esitazione: Com’è profondo il mare di Lucio Dalla. Racconta il rapporto tra loro: grande amicizia, grande stima e quella sana competizione che esiste tra i grandi artisti».

È vero che poteva nascere il tour Guccini-De Gregori?
«Non se ne fece nulla perché Francesco era inflessibile: dopo ogni concerto pretendeva due giorni di riposo. Un tour come quello, con due palchi che si montavano e smontavano in continuazione, era incompatibile con i suoi ritmi. Così nacque la coppia Dalla-De Gregori, entrata nella storia».

Tra gli episodi più curiosi c’è quello con Bonvi.
«Durante una mia campagna elettorale invitai Guccini a cantare gratuitamente. A un certo punto mi dissero che fuori dal teatro qualcuno distribuiva volantini contro di me. Era Bonvi. Aveva disegnato Guccini alla guida di una locomotiva con il simbolo del Psi e la scritta “No alla locomotiva impazzita”. Invece di arrabbiarmi uscii e lo aiutai. Era il nostro modo di prenderci in giro».

Che cosa le mancherà di più?
«Le sue parole. Molti lo ricordano per le canzoni d’impegno civile, ma ha scritto tra le più belle canzoni d’amore italiane: Incontro, Vorrei, Canzone quasi d’amore, Cyrano. E poi il suo modo di raccontare Bologna».

Versi che potrebbero diventare le luminarie di questo Natale?
«Ne sono convinto. Il rammarico è che accadrebbe dopo la sua scomparsa. Se dovessi scegliere punterei su Æmilia: racconta Bologna e la sua identità meglio di qualsiasi discorso. Le sue parole continueranno a illuminarla molto più a lungo di qualsiasi luminaria».

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