Guccini, le cantate spontanee fino a notte fonda nelle piazze di tante città: «Un senso di unità che un concerto non darà mai»
Da Bologna a Milano, passando da Torino, Venezia e Genova, fan di più generazioni intonano in gruppo i brani più celebri del cantautore scomparso
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Guccini, le cantate spontanee fino a notte fonda nelle piazze di tante città: «Un senso di unità che un concerto non darà mai»
di Ludovica BrognoliDa Bologna a Milano, passando da Torino, Venezia e Genova, fan di più generazioni intonano in gruppo i brani più celebri del cantautore scomparso
Si sono riempite di musica le strade d’Italia. Da via Paolo Fabbri a Bologna e dagli archi di piazza Mercanti a Milano alla cancellata di Palazzo Reale a Torino, fino ai canali di Venezia. Nei giorni più caldi d’estate si sono alzate in coro le voci di chi ha voluto ricordare il Maestrone nel modo più viscerale: cantando i suoi versi alla notte. Una liturgia laica, fatta di pellegrinaggi gioiosi che, nel segno dell’ultimo addio a Francesco Guccini, continuano a trasformare le città — dalla Cirenaica bolognese fino ai Truogoli di Santa Brigida a Genova — in palcoscenici a cielo aperto.
Centinaia di persone si sono riunite in piazza Duomo a Pistoia per cantare le canzoni di Guccini
La prima cantata in via Paolo Fabbri
Il fulcro di quello che appare come un rito collettivo per elaborare il più grande dei lutti — «Dio è morto», scrivono i fan — ha preso corpo davanti al civico 43 di via Fabbri. Dove Guccini non viveva più dal 2012, ma che custodirà per sempre un pezzo di cuore, la sua casa, insieme alla storica trattoria da Vito. E proprio nella processione tra i due luoghi, centinaia di persone, organizzatesi sui social in modo spontaneo, hanno dato vita a raduni improvvisati per celebrare l’artista. Che proprio della convivialità popolare, del vino e della notte, ha fatto l’ossatura del suo universo poetico.
Da Bologna l’onda si è subito propagata altrove, seguendo lo stesso schema. Generazioni diverse, anziani, giovani e bambini, con la chitarra in braccio e seduti in cerchio, hanno intonato a memoria Autogrill, Canzone per un’amica e tante altre. Flussi ininterrotti di persone e cartelli con le scritte «Ci mancherai» e «Ciao Maestrone», tra la commozione di chi ammette di aver perso «uno di famiglia». Mentre torna alla mente l’anniversario della Cantata Anarchica, che ogni 11 gennaio celebra in una suonata spontanea la scomparsa di Fabrizio De André.
Il video delle persone che cantano le canzoni di Guccini in via Paolo Fabbri 43 a Bologna: le emozionanti immagini dalla strada simbolo del cantautore
Così si ripete la festa, sotto i portici milanesi di piazza Mercanti, con le torce dei telefoni accese come lumini mentre risuona Dio è morto, in piazza del Duomo a Pistoia, e sulle note della Locomotiva in Corte dei miracoli a Siena. O tra i vicoli della Serenissima, dove la chiamata per la cantata spontanea ha riempito Campo Santa Margherita, o nei circoli culturali di Prato. Anche la terra di De André è contagiata dalla stessa febbre, col passaparola dei genovesi che chiede di portare in piazza strumenti, «l’amore per Guccini e un bicchiere di vino». Di queste cantate, qualcuno si è fatto promotore. Ma la cosa più bella, per chi le lancia, è che rimangano spontanee: «Per quel senso di unità che un concerto non darà mai».
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9 agosto 2026
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