I finti agenti e le vere bufale
L’intelligenza artificiale entra nel mondo degli autori: arrivano i falsi agenti letterari. L'ho provato sulla mia pelle
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I finti agenti e le vere bufale
Beppe Severgnini | 8 agosto 2026L’intelligenza artificiale entra nel mondo degli autori: arrivano i falsi agenti letterari. L'ho provato sulla mia pelle
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Qualche giorno fa ricevo una mail firmata Caroline Hogg, Editorial Director, Bloomsbury. «Di recente ho scoperto il Suo lavoro, in particolare “La Bella Figura”, e sono rimasto colpita dalla Sua scrittura coinvolgente (...)». Seguono altre considerazioni lusinghiere, poi la richiesta: «Mi piacerebbe conoscere meglio i Suoi progetti attuali e futuri, nonché sapere se si avvale di un agente letterario. Sarei felice di discutere eventuali opportunità editoriali, qualora vi fosse un interesse reciproco».
Bloomsbury è un importante editore britannico. E, guarda caso, nell’agosto 2006 — esattamente vent’anni fa — «La Bella Figura» (Doubleday) diventava un New York Times bestseller. Ma alcune cose non quadravano. Caroline Hogg esiste, ma è una editor free lance, non la direttrice editoriale. E non fornisce contatti, a parte l’indirizzo mail. Ma il dominio non è quello di Bloomsbury, bensì un comune .aol.
Comunque giro la mail alla mie agenti letterarie: Rosaria Carpinelli in Italia, Valerie Borchardt negli Stati Uniti. Mi rispondono subito: fake agents, finti agenti creati dall’intelligenza artificiale, benvenuto nel club. Altri autori hanno ricevuto mail simili. Un punto di svolta: l’AI non si limita a interpretare una richiesta, ma crea una sequenza di azioni. Valerie aggiunge: «Complimenti per averlo intuito. Non tutti gli autori ci arrivano».
Passa qualche giorno, nuova mail. Questa volta , a proposito di «Socrate, Agata e il futuro» (Rizzoli, 2025). Sarah Elizabeth (Moderator, #10 Goodreads Reviewer, Author Visibility Strategist) ha una domanda: «Perché ha scelto che Agata, il cane, fungesse da contrappeso a Socrate? Come ha stabilito che un lettore, in cerca di saggezza sull’invecchiamento, abbia bisogno della presenza silenziosa e fedele di un cucciolo, che resta lì e non discute?».
Ho risposto: «Gentile AI agent, suggerisco di lavorare ancora sul vostro LLM (Large Language Model). Agata non è un cucciolo. È la mia nipotina. Una bambina di quattro anni. E discute, eccome se discute! Venite a trovarci, offritele un croccantino e vedrete cosa vi succede: come minimo, vi morde. E farebbe bene». Be’, non ho ricevuto risposta. Gli AI Agents non hanno il senso dell’umorismo.
8 agosto 2026
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