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Sabato 8 agosto 2026
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I coso migranti. Italia e Spagna, oltre lo scontro per un’Europa più forte

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Paolo Lepri | 8 agosto 2026

I coso migranti. Italia e Spagna, oltre lo scontro per un’Europa più forte

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Sono passate poche settimane da quel venerdì di metà giugno in cui il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez scriveva queste parole su X al termine di un colloquio a Bruxelles con Giorgia Meloni: «La Spagna e l’Italia lavorano insieme per un’Europa forte, ambiziosa e con un proprio peso sulla scena mondiale, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo».
Ogni tanto conviene guardare indietro, dando il giusto peso a fatti apparentemente minori. In un momento in cui lo scontro tra Madrid e Roma sta assumendo proporzioni temibili, ricordiamo quelle parole di Sánchez a Meloni per un appello «buonista», che sarebbe tra l’altro reso più etereo dal fatto che i due leader, alcune ore dopo quel colloquio, si affrontarono con molta energia dialettica al tavolo del Consiglio europeo nel corso di una discussione sui rimpatri e le «soluzioni innovative» in materia di immigrazione. Anche in tale occasione dalla parte del governo italiano c’era la premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen. Altra protagonista della crisi di questi giorni.

Le frasi di Sánchez restano importanti, nonostante quanto è accaduto successivamente, perché sono un commento appropriato (in cui compare tra l’altro l’espressione «un’Europa forte» che, con Trump alla Casa Bianca e l’esercito di Putin in Ucraina, non è solo un sogno ma un obiettivo concreto per cui dovrebbero lavorare sia i progressisti che i conservatori) all’intesa che maturò il 18 giugno tra i leader di Italia e Spagna sul bilancio dell’Unione al termine della riunione informale degli Stati «Amici della Coesione».
La linea comune di Meloni e Sánchez si proponeva, faceva sapere Palazzo Chigi, di «introdurre finanziamenti per nuove priorità strategiche — competitività, innovazione, sicurezza, autonomia strategica ed energia — senza ridurre la politica di coesione, considerata essenziale per il Mercato unico, gli investimenti e la riduzione dei divari territoriali». Roma e Madrid insieme tra i «buoni» — si potrebbe dire, semplificando — contro i tagli dei «frugali» alle politiche che riducono le disparità sociali.

Il giorno seguente il presidente del governo spagnolo esprimeva tutta la sua solidarietà alla collega italiana, «in pubblico e in privato», per l’attacco di Donald Trump sulle fotografie «implorate» al G7. Ma quello sui rapporti con Trump è un altro discorso, che imporrebbe molte altre riflessioni. Tornando in Europa, l’intesa italo-spagnola sul bilancio Ue e sulla coesione — che non è una «tecnicalità» comunitaria — rappresenta il segnale che, grazie ad alleanze che superino gli schieramenti e privilegino la vita dei cittadini, può (e deve) accadere tutto il contrario di quanto abbiamo visto in questi giorni. Nelle politiche europee più decisive — e la gestione degli immigrati lo è certamente molto — vanno bandite la propaganda e l’ideologia, da qualsiasi parte. Nessuno può essere lasciato solo, nessuno può agire da solo. Bisogna coniugare solidarietà e sicurezza. È in gioco l’avvenire delle nostre società.

Una tregua tra Roma e Madrid è tanto più auspicabile — e siamo sicuri che siano in molti a pensarlo, anche al di là delle dichiarazioni ufficiali — perché le ripercussioni di questa tempesta sono evidenti. Ne ha parlato Giuseppe Sarcina sul Corriere di ieri. La radicalizzazione delle posizioni e il crescente dominio della politica su quelle che Sánchez chiamava «le grandi sfide» rischiano di condizionare il lavoro della commissione guidata da Ursula von der Leyen e di metterne in evidenza alcune fisiologiche incertezze o alcuni percettibili tentennamenti. In una fase come questa del nostro Continente, segnata da tante scadenze significative ravvicinate e dalla debolezza di molti governi (non ultimo quello del premier socialista spagnolo), l’Europa come istituzione deve provare a non smarrire la rotta.

Fin qui, la politica. Ma spesso è la vita dei cittadini — la loro vita reale — a dare lezioni alla politica. In questo senso gli italiani guardano alla Spagna e gli spagnoli all’Italia con sentimenti così condivisi che la casa comune europea realizzata in questi decenni sembra sia stata costruita anche e soprattutto da loro e non solo a Bruxelles. Che questi due Paesi possano scoprirsi avversari — e che i loro abitanti possano venire controllati in un confine fittizio, abolito nell’immaginario collettivo ormai da un tempo praticamente immemorabile — è un paradosso che ha un profondo sapore di irrealtà. Lo scambio che avviene è continuo: di culture e di piaceri, di esperienze e di esempi, di realtà e di fantasie, di idee e di emozioni. «Lasciai per te tutto ciò che era mio», scrive in Roma, pericolo per i viandanti il poeta Rafael Alberti, esiliato nella capitale italiana durante la dittatura franchista. E rivolgendosi alla sua nuova patria le chiede: «Dammi tu — aggiunge — tutto quello che ho lasciato per averti».

8 agosto 2026

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