L'attrice Beba Loncar e i 60 anni del film «Signore & Signori», fotografia impietosa dell'Italia: «Ci divertimmo a Treviso ma non ci sono più tornata»
L'attrice interpretava il personaggio di Noemi Castellan nel film di Pietro Germi: «Diceva che l’ipocrisia in fondo è una forma di convivenza. Riteneva il Veneto una regione civile, che rispettava molto le forme»
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L'attrice Beba Loncar e i 60 anni del film «Signore & Signori», fotografia impietosa dell'Italia: «Ci divertimmo a Treviso ma non ci sono più tornata»
di Piero Di DomenicoL'attrice interpretava il personaggio di Noemi Castellan nel film di Pietro Germi: «Diceva che l’ipocrisia in fondo è una forma di convivenza. Riteneva il Veneto una regione civile, che rispettava molto le forme»
Una fotografia impietosa dell’Italia degli anni ’60. L’identità provinciale, i vizi privati e le pubbliche virtù, la sbornia del boom e i rituali cattolici, il benessere e l’emancipazione sessuale. Con «Signore & Signori» il regista Pietro Germi dopo «Divorzio all’italiana» e «Sedotta e abbandonata» si spostava a Treviso, in quel Veneto che conosceva bene. Con l’ausilio dello sceneggiatore di casa Luciano Vincenzoni, che si ispirò ad alcuni episodi della sua vita. Nel cast c’era anche Beba Loncar, una giovane jugoslava di 23 anni, scelta per il personaggio di Noemi Castellan, moglie di un attempato medico e concupita da uno dei migliori amici del marito. L’attrice ha lasciato il cinema da molti anni ed è tornata a vivere nella sua città natale, Belgrado.
Signora Loncar, Treviso ha celebrato ieri sera (7 agosto) l’anniversario di «Signore & Signori».
«Ma quanti anni sono passati, davvero 60? Devo sforzarmi un po’ per ricordare».
Cosa le torna in mente di quel racconto di provincia dove tutti hanno dei segreti?
«Ma cosa vuole, tutti hanno degli scheletri. Per me Treviso era una città bellissima, c’era tanta gente che curiosava durante le riprese. Anche alcuni scrittori, come Comisso, raccontarono quell’entusiasmo che percepivamo. Ci invitavano ovunque perché siamo restati per qualche mese. Lì ho scoperto il ristorante Alfredo, una trattoria dove mangiavamo tutti i giorni, che è diventata nota nel mondo. Poi aveva aperto anche a Roma ma non era la stessa cosa. Magari non ci fu lo stesso entusiasmo, mi dissero, quando i trevigiani videro il film concluso».
Lavorando in città, si respirava quel clima che il film ha poi restituito?
«Io non l’ho vissuto così. Treviso era una città molto ‘bourgeoise’, quello sì. Ma senza bigottismo, erano tutti divertenti pur sapendo che magari il film parlava di qualcuno di loro. Ho davvero un ottimo ricordo».
Treviso tra l’altro non è mai citata esplicitamente nel film, anche se è facilmente riconoscibile.
«Davvero, sa che non lo ricordavo?».
Ma è vero che c’era un clima effervescente durante le riprese, con feste in continuazione?
«Francamente io non me le ricordo, so invece che si lavorava duro perché era un film corale. Tutti poi avevamo paura di Germi, perché era un uomo autoritario. Ma a tratti sapeva essere anche molto divertente. Sa che del Veneto e dell’ipocrisia parlava in termini positivi?».
Il film «Signore e Signori» con proiettore e pellicola originali dell’epoca
In che senso?
«Diceva che l’ipocrisia in fondo è una forma di convivenza, perché se gli uomini dicessero sempre la verità si scannerebbero tra loro. Riteneva il Veneto una regione molto civile, con una società ben costruita, soddisfatta di se stessa e che rispettava molto le forme. Perché le forme, ci ripeteva, sono necessarie alla convivenza».
Le donne del film erano oggetti del desiderio di un universo tutto al maschile, ma sapevano anche quello che volevano.
«Diciamo che i personaggi femminili non erano esattamente delle brave ragazze, il film era una commedia e io mi sono divertita molto a fare la scema Noemi. Ha avuto un grande successo e ha un suo posto nel puzzle dell’Italia di quel tempo».
E’ stata la sua prima volta in Italia, dove poi si è fermata a vivere.
«In seguito ho cercato ruoli consistenti e poi volevo far ridere, anche perché la commedia all’italiana era sempre la carta più importante del vostro cinema dopo il neorealismo. Ricordo però che un regista mi disse che le belle donne agli uomini italiani non facevano ridere».
L’Italia era come se la immaginava?
«Allora presi il treno a Belgrado e arrivai a Venezia, dove la produzione in macchina mi portò a Treviso, in un albergo centrale modesto dove eravamo tutti. L’Italia di 60 anni fa era molto diversa da oggi, ma in fondo è cambiato tutto ovunque. Io ci sono rimasta per 40 anni, ma sa una cosa a cui non avevo mai pensato? A Treviso non sono mai più tornata da allora».
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