Cosa rimane della musica alternativa? Alla Festa della Radio i gruppi della controcultura
Corriere della Sera - Cultura

Cosa rimane della musica alternativa? Alla Festa della Radio i gruppi della controcultura

Sabato 8 agosto 2026
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99 Posse, Asian Dub Foundation, Casino Royale, Marlene Kuntz: percorsi diversi ma accomunati dalle domande su musica e società e indipendenza culturale

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Cosa rimane della musica alternativa? Alla Festa della Radio i gruppi della controcultura

di Thomas Bendinelli

99 Posse, Asian Dub Foundation, Casino Royale, Marlene Kuntz: percorsi diversi ma accomunati dalle domande su musica e società e indipendenza culturale

Tre concerti, tre storie, un unico filo rosso: la musica alternativa nata nei circuiti dei centri sociali e diventata negli anni Novanta una delle espressioni più interessanti della cultura giovanile italiana. Alla Festa di Radio Onda d’Urto arrivano 99 Posse, Asian Dub Foundation, Casino Royale e Marlene Kuntz: sonorità diverse, ma accomunate da un’idea di musica come spazio di ricerca, sperimentazione e controcultura. Si parte oggi con 99 Posse e Asian Dub Foundation, una serata che mette insieme il rap militante napoletano e il dub elettronico londinese; domani sarà la volta dei Casino Royale, mentre lunedì toccherà ai Marlene Kuntz. 

Sono gruppi con percorsi differenti, ma tutti protagonisti di una fase in cui la musica alternativa italiana trovò nei circuiti autogestiti uno spazio fuori dalle logiche dell’industria culturale. Un rapporto che per Radio Onda d’Urto è anche una storia personale: molti di questi artisti sono già passati dalla Festa o dal palco del centro sociale Magazzino 47, dentro una relazione costruita negli anni tra una radio libera, un territorio e una scena musicale che ha sempre visto il concerto come momento culturale e non soltanto come intrattenimento.

 Il concerto dei 99 Posse è forse il simbolo più evidente di questa storia. Nati all’interno dell’esperienza napoletana del centro sociale Officina 99, hanno portato negli anni Novanta il rap e il raggamuffin nei circuiti alternativi italiani, raccontando conflitti sociali, precarietà e trasformazioni urbane. «Curre curre guagliò» è diventato uno dei brani simbolo di quella stagione e, grazie anche alla presenza nella colonna sonora del film «Sud» di Gabriele Salvatores, ha contribuito a far conoscere il fenomeno delle posse a un pubblico più ampio. 

Dall’altra parte della Manica arrivavano invece gli Asian Dub Foundation, capaci di fondere dub, punk, elettronica e rap con una forte matrice politica. La loro storia è legata alle periferie londinesi, all’antirazzismo e all’uso della musica come strumento di denuncia.

Più legata alla scena rock e alle contaminazioni urbane italiane è la parabola dei Casino Royale e dei Marlene Kuntz, due gruppi che hanno attraversato gli anni Novanta con linguaggi diversi rispetto alla scena rap e dub, ma con la stessa voglia di ricerca e indipendenza. I primi hanno costruito un percorso tra reggae, soul, elettronica e influenze giamaicane; i secondi hanno portato nel rock italiano una scrittura intensa e una forte ricerca sonora. 

Questi concerti riportano alla memoria una stagione in cui i centri sociali non erano soltanto luoghi dove organizzare serate, ma spazi capaci di produrre cultura, creare reti e far circolare musica fuori dai circuiti tradizionali. In quegli anni sui palchi autogestiti passarono anche realtà internazionali come Chumbawamba, e artisti come Manu Chao. A distanza di oltre trent’anni, quella stagione non è semplicemente nostalgia. Le domande che attraversavano quella scena – sul rapporto tra musica e società, sull’indipendenza culturale e sulla possibilità di costruire spazi alternativi – restano attuali.

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8 agosto 2026 ( modifica il 8 agosto 2026 | 08:53)

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