Il baritono Luca Salsi: «Villa Verdi abbandonata è uno scandalo, bisogna fare in fretta per salvare quel patrimonio. Non è un attacco politico ma una richiesta d'aiuto»
Salsi, tra i massimi esperti nel repertorio verdiano: «Serve trasparenza sul restauro e sui tempi d'intervento». Annunciato un primo stanziamento di 6,5 milioni di euro per fare partire i lavori
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Il baritono Luca Salsi: «Villa Verdi abbandonata è uno scandalo, bisogna fare in fretta per salvare quel patrimonio. Non è un attacco politico ma una richiesta d'aiuto»
di Andrea GrassiSalsi, tra i massimi esperti nel repertorio verdiano: «Serve trasparenza sul restauro e sui tempi d'intervento». Annunciato un primo stanziamento di 6,5 milioni di euro per fare partire i lavori
«Lasciar crollare la villa Verdi di Sant’Agata è un delitto». Luca Salsi, baritono parmense, tra i massimi punti di riferimento a livello mondiale del repertorio verdiano, torna ad alzare la voce sulla drammatica situazione in cui versa la tenuta di Sant’Agata, dove Giuseppe Verdi visse gli ultimi anni della sua vita e compose alcuni dei suoi più grandi capolavori.
La villa del maestro è chiusa al pubblico dal 2022 quando, dopo la scomparsa dell’ultimo proprietario, e l’aprirsi di una disputa legale tra gli eredi, la dimora era stata messa all’asta.
Di fronte al rischio concreto che il patrimonio storico custodito nella villa passasse nelle mani di un privato e venisse disperso, il mondo della musica si era mobilitato con concerti e raccolte fondi – a cui aveva partecipato lo stesso Salsi - per chiedere l’intervento dello Stato.
Tra il 2023 e il 2024, la svolta: lo Stato italiano acquista villa Verdi, promettendo di restaurarla e trasformarla in un museo e polo culturale.
Chi ha visitato la tenuta prima della chiusura si ricorderà del vecchio pianoforte a coda Érard, dell’iconico cilindro nero, dei mobili d’epoca e del giardino con le magnolie affacciate sul laghetto a forma di chiave di violino.
Oggi, passando di fronte alla dimora a Sant’Agata la situazione appare ben diversa da quella auspicata: i cancelli sono chiusi, l’erba del parco è incolta e le porte sono sigillate. Dei lavori di restauro, dopo due anni, nemmeno l’ombra.
Nei giorni scorsi Luca Salsi ha lanciato un nuovo appello ai microfoni del Tg Parma, chiedendo trasparenza alle istituzioni.
Alle sue dichiarazioni sono seguite polemiche sui social, liquidate dal baritono con un post su Facebook: «Il dramma culturale è più grande di ogni colore politico».
Solo nelle ultime ore è giunta una prima risposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha confermato lo sblocco di 6,5 milioni di euro con l'obiettivo di completare i lavori entro il 2027.
Maestro Salsi, cosa si prova a vedere villa Verdi ridotta così?
«Tutto è nato guardando un servizio del Tg Parma: ho visto quelle immagini del parco lasciato andare, con l'erba altissima, e mi è salita subito la rabbia. Fino a quattro anni fa il giardino era impeccabile, curato in ogni dettaglio con le piante storiche importate dal Maestro dal Giappone e dall'America.
Ma oltre al parco, quello che allarma di più me e tutti coloro che amano Verdi sono gli interni della casa. Essendo chiusa da tempo, con il clima e l'umidità tipici di quelle zone, so che ci sono parecchie crepe. Se nulla è stato venduto, dentro ci sono ancora i mobili originali dell'epoca del Maestro: come si fa a preservarli in queste condizioni? È l'aspetto fisico e concreto che cade a pezzi a mettere addosso un disagio incredibile».
Poi c'è il lato emozionale: negli ultimi quindici anni ho cantato quasi tutte le sue opere, ho letto le sue lettere in cui descrive come passeggiava nel parco cercando la soluzione per una battuta musicale. Giuseppe Verdi non è solo note: è la storia d’Italia. Ed è questo che certi politici, sia di destra che di sinistra, non capiscono. Che ben venga un museo o un’accademia, ma è arrivata l'ora dei fatti».
Cosa ritiene stia bloccando davvero l'avvio del restauro?
«Non conosco le dinamiche interne. Posso dire che ero in contatto con l’ex ministro Sangiuliano e si stava dando molto da fare. Il ministro Giuli non lo conosco direttamente e mi piacerebbe capire qual è il suo pensiero. Parlo da cittadino e da artista indignato: mi pare che, da una parte, ci sia il ricorso al Tar presentato dagli eredi per l'esproprio e che, dall’altra, sia tutto bloccato dalla burocrazia. Poi c’è un problema di trasparenza. Nel 2024 e 2025, grazie anche all'iniziativa “Viva Verdi”, noi artisti ci siamo messi a disposizione: penso alle recite e ai concerti come il Macbeth alla Scala, il cui incasso era destinato al restauro di villa Verdi. Ebbene, dove sono finiti questi soldi? Per quale motivo non si muove nulla? La villa è antichissima e situata in una zona dal clima poco favorevole: fuori e dentro sta andando tutto a pezzi. Stanno facendo crollare un pezzo di storia enorme».
Dove sono finiti i soldi della serata del Macbeth alla Scala e dell'iniziativa «Viva Verdi»?
«Nessuno ce l’ha mai spiegato. Immagino o spero che le informazioni siano state date a chi ha organizzato la serata del Macbeth alla Scala, ma a noi artisti non è arrivato alcun chiarimento».
Ritiene che le istituzioni abbiano tradito la fiducia e la generosità manifestata dal mondo della lirica e dal pubblico?
«Non parlerei di tradimento, ma di poca chiarezza e dei soliti inghippi burocratici. Sappiamo come funziona in Italia: solo per costruire una tettoia nel giardino di casa ci si impiega una vita. Ma qui parliamo di un bene di importanza nazionale. Perché non fanno una conferenza stampa? Vorrei che il ministro Giuli facesse un incontro ufficiale su villa Verdi. Non si può prendere una cosa simile alla leggera. Verdi non è stato un compositore qualsiasi: era un uomo di straordinaria umanità, un politico, un senatore che ha costruito un ospedale, la Casa di riposo per musicisti, e che dava lavoro a tantissime persone tra Busseto e Villanova. Ha dato valori fondamentali all’Italia. E invece qui tutto viene preso con leggerezza, non si spiegano le cose e intanto la casa cade a pezzi. Se non agiamo subito, andrà tutto in malora».
Nei suoi interventi sui social ha espresso grande amarezza riguardo ai commenti che hanno politicizzato la questione. Come vive questo aspetto?
«Ho notato subito che sotto i miei sfoghi su Facebook sono iniziati a comparire commenti di persone che politicizzavano la vicenda, facendosi la guerra tra fazioni. Mi fa bollire il sangue. Non si può dare la colpa unicamente al governo attuale se la villa cade in disgrazia, è un accumulo di negligenze che parte da lontano. Non è una questione di destra o di sinistra: bisogna salvaguardare Giuseppe Verdi per quello che ha fatto e rappresenta. Certi valori sono al di sopra della politica di parte. Se dobbiamo ridurci alle solite cagnare social, non è certo questa la mia intenzione».
Pensa che gli artisti debbano continuare a far sentire la propria voce in difesa del patrimonio culturale?
«Spero con tutto il cuore che i miei colleghi — cantanti, registi e direttori d'orchestra famosi che lavorano quotidianamente con le opere di Verdi — si uniscano a me. Da solo posso fare ben poco. Ad eccezione di colleghi come Ludovic Tézier e Simone Piazzola, che hanno ripreso il mio appello, ho visto troppo silenzio. Invito tutti, dai più grandi ai più giovani: fate sentire la vostra voce! Più siamo, più veniamo ascoltati. Quando ho visto quel servizio al Tg Parma non ci ho pensato due volte: ho chiamato subito il direttore e sono andato in diretta per parlarne. Ne avevo già parlato quattro anni fa. Se ne lasciamo passare altri quattro troveremo solo macerie. Serve trasparenza e qualcuno che si prenda la responsabilità di dire: “Ecco i fondi, da domani iniziano i lavori”. Lasciar crollare Sant'Agata sarebbe un delitto assoluto».
Qual è la sua visione per il futuro della villa?
«Se io fossi un multimilionario, avrei già messo a posto tutto di tasca mia! Ma deve essere lo Stato a farsene carico, perché parliamo del padre del melodramma e del compositore italiano più eseguito al mondo.
Una volta restaurata, si potrebbero fare cose meravigliose. La parte storica rimarrebbe aperta come museo, mentre nella zona posteriore si potrebbero creare un centro studi verdiano di alto livello e una grande accademia. E poi sfruttare parte del parco per fare concerti estivi.
Il sogno sarebbe creare un polo culturale unico che metta in rete la chiesa della Roncole, il teatro Verdi di Busseto e la villa di Sant'Agata. Dovremmo creare la nostra Salisburgo: in Austria o in Germania, attorno a Mozart hanno costruito il festival più importante del mondo e i suoi luoghi sono tenuti come santuari. Perché noi lasciamo abbandonati persino i palazzi a Busseto?
Nel 1992 cantavo nel coro a Parma e da allora è nato il Festival Verdi, ma non c'è mai stata la reale volontà di unire tutte le strutture (dal teatro Regio a Sant’Agata) in un unico grande polo di attrazione mondiale.
Negli ultimi vent'anni il mondo è cambiato rapidamente e ci si è dimenticati di troppi valori. Spero davvero che qualcuno al governo ci ascolti e intervenga prima che sia troppo tardi».
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8 agosto 2026
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