Centrosinistra, primarie inevitabili e Silvia Salis potrebbe esserci
Centrosinistra, primarie inevitabili e Silvia Salis potrebbe esserci
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Caro Aldo,
sono di sinistra e vorrei le primarie, ma anche con la casella «Altro». Questo perché vedo sempre più nei due capi dei maggiori partiti la mancanza della prima qualità per formare una coalizione, la pacatezza costruttiva. E allora sento la necessità di guardare oltre. Se «Altro» prendesse più voti, tutti i capipartito del Campo Largo dovrebbero impegnarsi a trovare una persona — dotata di ascolto, tenacia e intelligenza aggregante — per affidarle la guida della coalizione.
Massimo Marnetto
Caro Massimo,
le primarie hanno senso in un sistema politico bipolare, come quello americano. In Italia avevano senso con il Mattarellum, ottima legge che obbligava le coalizioni a mettere in campo un candidato di valore in ogni collegio e, di fatto, indicare un leader per la guida del governo. La legge che si sta preparando è la riedizione di una pessima legge — definita «una porcata» dal suo stesso autore, Roberto Calderoli —, e condurrà alla creazione di due accozzaglie, che porteranno ancora una volta in Parlamento i deputati scelti dalle segreterie dei partiti. Ciò premesso, siccome la legge prevede l’indicazione del leader dell’alleanza, non si vede come il centrosinistra possa evitare le primarie, a meno che Schlein e Conte non facciano un passo indietro per individuare appunto un «Altro». Ma siccome entrambi legittimamente tengono il punto, le primarie si faranno. Resta da capire con quali regole. Potranno votare solo gli iscritti, o tutti coloro che verseranno un obolo? Silvia Salis starà a vedere o, come mi pare più probabile, parteciperà? Se i candidati saranno molti, ci sarà un secondo turno?
Finora il centrosinistra ha fatto due tipi di primarie. Per incoronare un leader già designato, prima Prodi poi Veltroni. E per esprimere una vera scelta, come quando nel 2012 Bersani batté Renzi nelle primarie di coalizione. Quella volta non finì benissimo: sia Bersani sia Renzi alla lunga abbandonarono il Pd. Forse stavolta è il caso di chiarire fin da subito che chi perde si impegna a sostenere il vincitore. Poi non si deve aver paura dello scontro. I democratici americani in questi giorni sono dilaniati da primarie che spesso vedono prevalere i candidati radicali su quelli centristi; però se nel campo progressista si confrontano diverse visioni della società, è bene che si discuta apertamente, anziché nascondere i dissidi dietro una falsa unità.
7 agosto 2026
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