1970-1980: 10 anni di rivoluzioni sonore
Nel jazz l'incendiario è stato Miles Davis con l'incisione del leggendario «Bitches Brew». Ma c'erano anche i Weather Report, la Mahavishnu Orchestra di John Mc Laughling e i Return To Forever. Nel rock i Pink Floyd, i Led Zeppelin e David Bowie. Nella classica nasce il minimalismo con Philip Glass e Steve Reich
mercoledì 1 luglio 2026
1970-1980: 10 anni di rivoluzioni sonore
Nel jazz l'incendiario è stato Miles Davis con l'incisione del leggendario «Bitches Brew». Ma c'erano anche i Weather Report, la Mahavishnu Orchestra di John Mc Laughling e i Return To Forever. Nel rock i Pink Floyd, i Led Zeppelin e David Bowie. Nella classica nasce il minimalismo con Philip Glass e Steve Reich
di HELMUT FAILONII periodi - chiamiamoli - rivoluzionari nella storia della musica del secolo scorso sono stati, forse inutile dirlo, numerosi, ma - collegandoci a un articolo de «la Lettura» #761 in edicola e in questa App sulla nascita nel 1971 dello storico gruppo italiano del Perigeo, le grandi novità riguardano soprattutto l'uso dell'«elettricità». Intesa come «amplificatrice» e «trasmettitrice» nuova del suono, pensando, chissà, a un mondo nuovo. Se non in arrivo, immediato, comunque al passo con i tempi. Con l'evoluzione della tecnologia, soprattutto. Sappiamo però anche che, come spesso capita, per arrivare a capire la reale portata, l'importanza storica di una sperimentazione in corso d'opera,qualsiasi essa sia, è il passare del tempo, con il senno di poi, a indicarne l'importanza reale.
Facendo volutamente un ulteriore passo indietro, unicamente per portare un esempio storico di misunderstanding, citiamo la prima esecuzione de La Sagra della Primavera di Igor Stravinskij il 29 maggio 1913 a Parigi. Oggi considerata una pietra miliare del Novecento.Allora uno scandalo per la maggior parte della critica, di cui il suo autore avrebbe dovuto peraltro vergognarsi.
Negli anni Settanta, quando da un'idea del contrabbassista jazz Giovanni Tommaso nacque l'idea del Perigeo, fu forte l'entusiasmo per una musica nuova, influenzata dalle rivoluzioni della fusion, del progressive e di tanto altro, e legata soprattutto agli effetti dei suoni «elettrici»ai quali i jazzisti del gruppo originario (Giovanni Tommaso, Franco D'Andrea, Claudio Fasoli, Bruno Biriaco e Tony Sidney) si avvicinarono prendendo via via confidenza.
Nel decennio 1970-1980 accadde un po' di tutto. Ma forse la più grande rivoluzione strettamente legata alla musica del Perigeo, avvenne nel jazz e dal jazz si estese a macchia d'olio, sebben con passo lento, nei tessuti nervosi di tanta altra musica. La fiamma viene accesa dall'uscita del disco rivoluzionario di Miles Davis Bitches Brew per la Columbia il 30 marzo 1970, prodotto da Teo Macero. La formazione va citata per intero per capire l'ambiziosità del progetto che trasformò quel disco in uno spartiacque. In un prima e in un dopo.Oltre a Miles Davis, c'erano: due batterie (Jack DeJohnette e Lenny White), due strumenti a percussione (Don Alias e Juma Santos), un sassofono (il soprano di Wayne Shorter), un clarinetto basso (Bennie Maupin), tre pianoforti elettrici (Chick Corea, Joe Zawinul, Larry Young), due bassi (quello acustico di Dave Holland e quello elettrico di Harvey Brooks) e la chitarra solista di John McLaughlin.
Di carattere poco mite con il prossimo, Miles spiegò così la sua rivoluzione nella sua autobiografia: «(...) Più o meno in quel periodo, cominciai a capire che i musicisti rock non sapevano niente della musica.Non la studiavano, non potevano studiare stili differenti, e di leggerla non se ne parlava nemmeno. Ma erano popolari e vendevano un mucchio di dischi perché davano al pubblico un certo sound e quello che voleva ascoltare. Così cominciai a pensare che se loro potevano raggiungere tutta questa gente e vendere tutti quei dischi senza nemmeno sapere che cosa stessero facendo, bene, potevo farlo anch'io e per di più meglio».
Ma Miles Davis, in fondo, ne seppe anche dare una giustificazione oggettiva e più lontana dal suo ego, quando (sempre nella sua autobiografia) scrisse: «La musica jazz sembrava non andare più di moda alla fine degli anni Sessanta. Per la prima volta in molto tempo non suonai con il tutto esaurito. Nonostante in Europa i miei concerti fossero sempre ancora sold out, negli Stati Uniti nel 1969 spesso ci esibivamo in locali semivuoti.Per me quello fu un segno...».
Mc Laughlin, lo stesso chitarrista britannico del disco rivoluzionario di Miles Davis, l'anno dopo, nel 1971, fu fra l'altro, l'ideatore e il fondatore del fortunato progetto della Mahavishnu Orchestra, una fusione fra India, rock,jazz, psichedelia che ebbe un successo planetario (e che influenzò quel concetto di esotismo e di contaminazione tanto tipico anche del jazz acustico di quegli anni e del periodo a venire). La formazione originale era completata da Jan Hammer alla tastiera, Jerry Goodman, al violino, Rick Laird al basso elettrico e Billy Cobham alla batteria.
Ma non finiscono qui naturalmente le grandi innovazioni di quegli anni. Nell'ambito del jazz-rock, della fusion, o come si preferisce chiamare quel genere nuovo, sono stati fondamentali almeno quanto l'incisione di Bitches Brew: i Weather Report, band che nacque agli inizi degli anni Settanta da uno spin-off di un gruppo di musicisti che ruotavano intorno a Miles Davis. Il nucleo stabile, al quale si aggiungevano via via musicisti diversi (il periodo con quel genio irregolare di Jaco Pastorius fu indimenticabile),era formato dal pianista e tastierista Joe Zawinul e dal sassofonista Wayne Shorter. Vanno citati anche i Return To Forever (meno influenti, ma importanti anche loro). Fondati nel 1972, nella loro formazione originale, comprendevano Stanley Clarke al contrabbasso e basso elettrico, Joe Farrell (sax/flauto), Airto Moreira (batteria e percussioni) e Flora Purim (voce).
Sui versanti che si allontanano dal jazz, le rivoluzioni sono arrivate sugli altri versanti con The Dark Side Of The Moon (1973) dei Pink Floyd (rock progressivo), Led Zeppelin IV (1971) dei Led Zeppelin (hard rock, ma con poesia), Never Mind the Bollocks. Here's The Sex Pistols (1977) dei Sex Pistols (punk), The Rise and Fall of Ziggy Stardust (1972) di David Bowie (un genere rock a sé stante). E poi fondamentale fu anche la nascita del minimalismo.L'elenco sarebbe lungo e articolato, ma ci basti citare almeno due titoli storici: Einstein on the Beach di Philipp Glass (1976) e Music for 18 Musicians di Steve Reich (1978).
Nell'immagine: Miles Davis nel 1969 (Getty Images / Archivio Corriere), l'anno prima dell'incisione del rivoluzionario «Bitches Brew» (Columbia).
Su «la Lettura» #761 in edicola e in questa App un articolo di Helmut Failoni sulla reunion del Perigeo il 4 luglio a Umbria Jazz.
30 giugno 2026 ( modifica il 30 giugno 2026 | 19:56)
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