Erasmo da Rotterdam, da cui prende il nome l'Erasmus, si laureò a Torino. Ma i professori lo giudicarono solo «idoneus et sufficiens»
Il grande umanista conseguì il dottorato in Teologia all'Università di Torino nel 1506. La commissione lo definì «idoneus et sufficiens», un giudizio sorprendente per uno dei più grandi intellettuali della storia europea
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Erasmo da Rotterdam, da cui prende il nome l'Erasmus, si laureò a Torino. Ma i professori lo giudicarono solo «idoneus et sufficiens»
di Paola StroppianaIl grande umanista conseguì il dottorato in Teologia all'Università di Torino nel 1506. La commissione lo definì «idoneus et sufficiens», un giudizio sorprendente per uno dei più grandi intellettuali della storia europea
Tra i testimonial della campagna di comunicazione con cui l'Università di Torino promuove le nuove iscrizioni per l’anno accademico 2026/ 2027 compaiono alcuni fra i più illustri ex studenti dell'Ateneo, tra cui Rita Levi-Montalcini, Umberto Eco, Primo Levi. Negli ultimi giorni l'attenzione si è concentrata soprattutto sul manifesto dedicato a quest’ultimo, al centro di un dibattito che ha spinto la direzione dell’università ad annunciarne la revisione. La stessa campagna offre però l'occasione di riscoprire storie poco note legate alla nostra città, come quella che riguarda Erasmo da Rotterdam, nome di prima grandezza della cultura mondiale di tutti i tempi.
Nel 1506
Il 4 settembre 1506 il celebre umanista conseguì il dottorato in Teologia nell’ateneo torinese. Cinque secoli più tardi avrebbe dato il proprio nome al più celebre programma europeo di mobilità universitaria. Filologo, teologo, filosofo, autore dell'Elogio della follia (pubblicato nel 1511), dell'edizione critica del Nuovo Testamento in greco e di un immenso epistolario, Erasmo fu l'intellettuale più influente dell'Europa del suo tempo. Nato a Rotterdam nel 1466 come Geert Geertz, seguendo la moda umanistica dell'epoca cambierà il proprio nome verso i trent'anni in Desiderius Erasmus Roterdamus (dal greco eràsmios, che significa "amabile"). Figlio naturale del sacerdote Gerard de Praët, rimase orfano poco più che adolescente.
Il sacerdozio
Entrato in convento più per necessità che per vocazione, fu ordinato sacerdote nel 1492. Da quel momento la sua vita divenne un incessante e colto girovagare attraverso la Respublica litterarum, la «Repubblica delle Lettere»: studiò a Parigi, in Belgio, in Olanda, soggiornò a Oxford, frequentò Thomas More, collaborò a Venezia con Aldo Manuzio, visitò Siena, Bologna e Roma, fece del viaggio il proprio metodo di conoscenza. Morì nel 1535 a Basilea.
L'Erasmus
Quando nel giugno del 1987 la Comunità Europea istituì il programma di scambi universitari lo dedicò proprio a Erasmo, simbolo di vivacità intellettuale ma anche della propensione allo scambio culturale. L’idea alla base del progetto risale alla pedagogista italiana Sofia Corradi, che a partire dagli anni Sessanta promosse il riconoscimento degli studi compiuti all’estero come parte integrante della formazione universitaria. Solo in seguito venne ideato l’acronimo «European Community Action Scheme for the Mobility of University Students», adattandolo ad un nome proprio già carico di significati, e non viceversa.
Perché a Torino
Ma perché Erasmo passò proprio da Torino? Dalle sue lettere sappiamo che già da tempo desiderava ottenere quel titolo e avrebbe preferito conseguirlo Bologna, ma fu Torino a offrirgli l'occasione di raggiungere rapidamente il traguardo. Fondato nel 1404 per volontà di Ludovico di Savoia-Acaia, l’ateneo torinese (la cui sede a quei tempi era in un edificio, non più esistente, in Via San Francesco d’Assisi) era allora uno dei più autorevoli dell'Europa occidentale per gli studi giuridici e teologici, e rappresentava spesso il primo approdo italiano per gli studiosi provenienti da Oltralpe.
Lo stesso Erasmo, con quell’ironia che avrebbe caratterizzato tutta la sua opera, raccontò più tardi di essersi laureato quasi controvoglia, persuaso più dagli amici che da una reale ambizione: diffidava delle vanità universitarie, ma quel diploma gli conferiva lo ius docendi, il diritto di insegnare teologia in tutta la cristianità.
La lapide
Del suo passaggio a Torino rimane una lapide, collocata da colti ammiratori sotto il portico del cortile del Rettorato in Via Po 17 il 4 settembre 1876, esattamente trecentosettant'anni dopo la laurea. L'iscrizione recita: «A ricordo del giorno 4 settembre 1506 in che fu laureato nella Università di Torino Erasmo di Rotterdam, sommo filosofo, degli studi greci e latini libero ristauratore. Alcuni ammiratori suoi a dì 4 settembre 1876 posero.» La vicenda riserva un dettaglio curioso: nei registri dell'università il futuro padre dell'Umanesimo europeo non compare come un candidato eccezionale. La commissione si limitò a definirlo «idoneus et sufficiens»: idoneo e sufficiente. Un giudizio sorprendentemente modesto per un intellettuale già conosciuto nelle principali capitali europee. Evidentemente anche nel XVI secolo le commissioni universitarie preferivano la prudenza agli entusiasmi.
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30 giugno 2026 ( modifica il 30 giugno 2026 | 12:11)
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