Il fragile che resiste
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Il fragile che resiste

Martedì 30 giugno 2026
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Il fragile che resiste

di Massimo Gramellini | 30 giugno 2026

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Con questo Sinner non ti annoi mai, neppure al primo turno, soprattutto al primo turno. Lo lasci 40 a 0 sul suo servizio per andarti a prendere qualcosa in frigo, ma appena torni davanti al televisore ti accorgi che ha perso la battuta e con essa il primo set. «Che succede?» ti agiti, prefigurando scenari disastrosi ma non inediti, e lui subito ti tranquillizza vincendo il secondo a colpi di bazooka. Non fai in tempo a rilassarti che lo vedi scivolare sull’erba del Centrale di Wimbledon e aprire le gambe a compasso in una posizione innaturale, a metà tra Roberto Bolle e il teatro dei burattini. Pensi: «Aiuto, stavolta si è spaccato veramente» e in effetti al suo posto tu saresti già al pronto soccorso. Invece lui si rialza tutto intero: bene. Ma si tocca l’anca: male, malissimo. E cos’è quella macchia rossa che è apparsa all’improvviso su una delle sue scarpe immacolate?

Si direbbe sangue. Avrà le stimmate ai piedi? O un sugo di pomodoro come nuovo sponsor? Da qualche parte appare una statistica su quante volte gli è scoppiata una vescica. Falso allarme, pare si sia rotto l’unghia del mignolo. Anche se chi rompe più di tutti è il suo avversario, il serbo Kecmanovic. Dopo una vita passata a palleggiare all’ombra di Djokovic, sul suo tennis splende inopinatamente il sole: gioca un tiebreak che neanche in paradiso. Così Sinner si ritrova a un solo passo dal baratro. Ma non lo fa. Anzi, torna indietro, in rimonta fino alla vittoria. E domani si ricomincia, accidenti. Che bello. 

Sinner, che paura: brutta caduta nella gara con Kecmanovic

30 giugno 2026, 06:52 - modifica il 30 giugno 2026 | 06:57

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