Massimo Spampani, «Il re della soffitta» e la vita nella Cortina novecentesca
Il romanzo biografico sulla storia di Cesare Zandomeneghi che sogna di entrare nel mondo dei signori nella Regina delle Dolomiti
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Massimo Spampani, «Il re della soffitta» e la vita nella Cortina novecentesca
di Francesco ChiamuleraIl romanzo biografico sulla storia di Cesare Zandomeneghi che sogna di entrare nel mondo dei signori nella Regina delle Dolomiti
Cesare Maggi - Veduta di Cortina, 1920-1925 circa, olio su tela
C’era un tardo Novecento bello e suadente pieno di «ragazze ricche che lavorano», come le chiamava Franca Valeri, cioè di simpatici sfaccendati che fingevano un mestiere con i soldi dei genitori, magari aprendo una boutique di gioielli o di pashmine, un Novecento allegro ed esausto che faceva la spola tra Cortina e la Costa Smeralda e i viaggi oziosi all’estero, così per darsi un perché, in India, a Rio, a Bangkok. C’erano quei ragazzi romani e milanesi e bolognesi che a Cortina non solo svernavano ma passavano proprio tutto l’anno, magari alle Orsoline, protetti dai genitori dagli anni di Piombo del terrorismo e dei rapimenti. C’era il turismo sempre più numeroso e rumoroso – sembra di vederlo, il Corso cortinese, come in una pellicola che si fa girare a velocità impazzita, riempirsi e svuotarsi, e riempirsi ancora. Lo guarda coi suoi occhi, quel mondo, Cesare Zandomeneghi, nel primo romanzo di Massimo Spampani: cortinese, vissuto realmente, Cesare è il «Re della soffitta», titolo delizioso per un libro delizioso, che raccomandiamo di leggere, tra l’altro, per ricordarci di come la memoria storica è così relativa, rispetto al caleidoscopio inafferrabile delle esperienze…
Il ritiro in soffitta
Il libro racconta a ritroso la vita di Zandomeneghi, morto a ottant'anni in Ampezzo, dove era nato durante il Ventennio. Si apre sulla sua tomba, la foto col cappello da cowboy, gli occhiali spessi, la Nazionale in bocca, e da lì ricostruisce un'esistenza intera, sotto l'insegna kierkegaardiana posta in epigrafe: «la vita si comprende solo all'indietro, ma va vissuta in avanti». Ultimo figlio di una famiglia di artigiani (il padre Giusto è un valente lavoratore dei metalli, e Cesare erediterà l’amore per il rame), Cesare da bambino è «un angelo», da giovane sogna di entrare nel mondo dei siores, i signori che frequentano la Regina delle Dolomiti. Insegue insomma quella bella vita fatua e ammiccante, le «mille luci della città», e fallisce. E si ritira in soffitta.
Uno spaccato sulla Cortina del Novecento
C’è in mezzo un matrimonio sbagliato e un piccolo mistero familiare, che non sveliamo, ma il punto qui è un altro. Si può accogliere in un misero angusto spazio qualsiasi gran nobile (qualche decennio fa faceva ancora impressione un cognome importante…), ma la soffitta, che Spampani comprende e racconta come regno accessibile solo col permesso del proprietario, è più importante. È una fuga, quella del protagonista, o forse una ritirata strategica: o un periscopio? A raccontarla, stando «nel ventre della balena», per dirla alla Orwell, Spampani non dice meno cose del Novecento cortinese di quelle che si potrebbero evincere da un libro che raccontasse i balli, le feste, i grandi alberghi, le Olimpiadi. Insomma basta una soffitta. Leggere per credere.
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29 giugno 2026 ( modifica il 29 giugno 2026 | 20:56)
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