Fai, Marco Magnifico confermato presidente. «Una Academy per il futuro dell'istituzione»
Corriere della Sera - Cultura

Fai, Marco Magnifico confermato presidente. «Una Academy per il futuro dell'istituzione»

Lunedì 29 giugno 2026
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Le sfide e gli obiettivi del Fondo Ambiente Italiano, creato nel 1975 per difendere la bellezza d'Italia. «Siamo una famiglia con 18 mila volontari, ora una scuola che trasmetta il nostro stile»

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Fai, Marco Magnifico confermato presidente. «Una Academy per il futuro dell'istituzione»

di Annachiara Sacchi

Le sfide e gli obiettivi del Fondo Ambiente Italiano, creato nel 1975 per difendere la bellezza d'Italia. «Siamo una famiglia con 18 mila volontari, ora una scuola che trasmetta il nostro stile»

Marco Magnifico, presidente Fai, e Case Montana nella Valle dei Templi, Agrigento (foto di Giuseppe Bennica)

Cinque anni ancora. Per consolidare un patrimonio che nessuno, mezzo secolo fa, si sarebbe immaginato di mettere insieme. Per preparare chi dovrà migliorarlo, perfezionarlo, farlo crescere. Per non tradire l’eredità dei fondatori. Mercoledì 24 giugno Marco Magnifico è stato confermato presidente del Fai, il Fondo Ambiente Italiano creato nel 1975 da Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni con Alberto Predieri e Franco Russoli.

Sorride, «grato per la nomina». E subito illustra i punti chiave del prossimo quinquennio: la formazione del personale — una Fai Academy destinata a chi lavora per l’istituzione —; l’assidua, feroce manutenzione di un gioiello che «deve continuare a splendere»; la tutela dello spirito con cui il Fai è nato: «Essere una famiglia a servizio del Paese».

Esperienza, cocciutaggine, visione, coraggio. Nel Fai, utopia che si è fatta realtà, Magnifico è entrato nel 1985, è stato vicepresidente dal 2010 al 2021, quindi presidente. E ora? «Sarebbe stato facile lasciare dopo i festeggiamenti dei cinquant’anni, la giornata con il presidente Sergio Mattarella, il convegno “Un civile servizio” alla Scala, il traguardo dei 320 mila iscritti, dei 18 mila volontari a cui va la mia infinita gratitudine, del milione e 200 mila visitatori nei nostri 75 beni, le cinque inaugurazioni del 2025: Podere Lovara nel Parco nazionale delle Cinque Terre, Villa Rezzola a Lerici, Casino Mollo presso i Giganti della Sila, Monte Fontana Secca e Col de Spadaròt sul Massiccio del Grappa e Case Montana alla Kolymbethra nella Valle dei Templi». E invece. «A 71 anni, quasi 72, metto la mia esperienza a disposizione di una squadra forte, giovane, appassionata e seria, che non deve avere paura di cambiare, di aggiornarsi costantemente». 

Ecco allora l’idea: una scuola per garantire negli anni la qualità del team Fai. «Con Andrea Carandini presidente, una quindicina di anni fa, iniziammo a capire che il nostro “tono” — e cioè quel modo di dare un futuro alla memoria di chi ci affida i suoi tesori, l’impegno nel tutelare una dimora nobiliare tanto quanto la potatura degli ulivi sul Lago di Bolsena o una malga in Valtellina — è unico. Per questo una Fai Academy si rende necessaria: dobbiamo formare professionisti in grado di capire le peculiarità delle donazioni, di dialogare con territori eterogenei, di interpretare le prossime sfide». Niente passatismi, e guai alle semplificazioni. Ma la trasmissione di uno «stile Fai» «che è quello di una famiglia, che sa ascoltare i suoi interlocutori, si tratti di pastori o di industriali, di contadini o archeologi. Lo ha insegnato Giulia Maria Crespi, le grandi scelte si fanno insieme». L’accademia sarà «interna», destinata ai collaboratori del Fondo. «Per ora». In futuro potrebbe aprirsi a nuovi studenti.

A scuola dal Fai. «Se il mercato non offre persone in grado di parlare il nostro linguaggio, dobbiamo formarle noi, educandole alla complessità della cultura e delle testimonianze in cui essa si incarna». C’è però un’altra parola su cui Magnifico insiste: manutenzione. Colta, maniacale, continua. «L’ufficio manutenzione e decoro, che ho voluto fortemente, è strategico tanto quanto quello dei restauri: serve qualcuno che ci avvisi se le passatoie di Villa Necchi a Milano sono da cambiare, se c’è un giardino da sistemare. Abbiamo bisogno di intelligenze, e occhi, che ci aiutino a far funzionare questa macchina così sofisticata, fatta di realtà diversissime, da Lipari a Saluzzo: alpeggi, monasteri, palazzi, castelli, baie, negozi, presto anche un bellissimo cimitero...».

Il tema della crescita del Fai — virtuosa, ma da governare — è all’ordine del giorno: «Le aree territoriali di gestione sono fondamentali. Solo così, con personale qualificato sul posto, è possibile avere quella rapidità di intervento che il centro non può più garantire. L’Italia è fatta di tante anime e noi abbiamo il dovere di rispettarle anche attraverso queste strutture». Non a caso Magnifico cita i suoi direttori: Davide Usai (generale) e Daniela Bruno (culturale): «Con loro intendo mettere a punto tutti gli strumenti affinché il Fai rimanga il Fai: un fronte di impegno civile e sociale, di collaborazione con lo Stato, con le meravigliose soprintendenze, quelle che il ministro Matteo Salvini vorrebbe radere al suolo, con le realtà su cui sorgono i nostri beni». Senza «sentirsi troppo bravi, perché è così che inizia il declino». Ma con stimoli continui, «per non sedersi».

E mentre si prepara ad affrontare le battaglie del 2026 — l’aumento «a volte drammatico» dei visitatori, il riscaldamento climatico che sta torturando i giardini —, mentre immagina la Academy in cui coniugare tradizione e contemporaneità, Magnifico pensa alla successione. Cinque anni per trovare un erede. «Mi chiedo: dovrà essere milanese? Mi dico sì, perché sennò come fa a interpretare l’anima catto-protestante del Fai? Poi dico no, perché il Fai è un’istituzione nazionale, anche se nata a Milano. Alla fine credo che la risposta più giusta sarebbe, potendo scegliere: una persona non milanese, giovane». Certo, il presidente del Fai lavora gratis, come quello della Triennale, per rimanere in ambito ambrosiano. «E non è giusto, perché così si taglia fuori una serie di capacissime figure che non possono rimanere senza stipendio. Su questo tema avverto alcune resistenze, ma penso che le vinceremo, le voglio vincere. Non appena sarà chiaro che non si tratta di una misura fatta per me, ma per chi verrà dopo».

L’affetto traspare da ogni frase, Magnifico elenca progetti e date, «il 26 novembre inauguriamo il centro di accoglienza del Memoriale Brion a San Vito d’Altivole (Treviso), firmato da Michele De Lucchi. Sempre De Lucchi ci darà una mano per risistemare l’abbazia di San Fruttuoso, in Liguria». Si ferma un attimo. «I nostri beni, che siano paesaggi, edifici, opere d’arte, vanno curati come figli. Non possiamo trascurarne neanche uno». Imbarcazioni comprese: ieri ha riaperto al pubblico, risistemato dopo poco più di sei mesi di lavori, il giardino della Velarca a Ossuccio, Como: la casa-barca progettata nel 1959 dallo studio BBPR, donata al Fai nel 2011.

29 giugno 2026

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