Torino e l'immigrazione dal Sud Italia, i racconti di Goffredo Fofi: «Arriva in stazione ed entra in una nuova vita. Prima di scendere dal treno, sente le gambe tremare per la paura»
Corriere della Sera - Cultura

Torino e l'immigrazione dal Sud Italia, i racconti di Goffredo Fofi: «Arriva in stazione ed entra in una nuova vita. Prima di scendere dal treno, sente le gambe tremare per la paura»

Lunedì 29 giugno 2026
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Nel primo anniversario della scomparsa del saggista, il nuovo e-book «Fare inchieste, fare libri. All’origine de "L’immigrazione meridionale a Torino" di Goffredo Fofi» svela retroscena e presenta alcuni documenti inediti

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Torino e l'immigrazione dal Sud Italia, i racconti di Goffredo Fofi: «Arriva in stazione ed entra in una nuova vita. Prima di scendere dal treno, sente le gambe tremare per la paura»

di Dario Basile

Nel primo anniversario della scomparsa del saggista, il nuovo e-book «Fare inchieste, fare libri. All’origine de "L’immigrazione meridionale a Torino" di Goffredo Fofi» svela retroscena e presenta alcuni documenti inediti

Goffredo Fofi

Ci sono libri che rimangono per sempre legati a un fenomeno storico perché, meglio di altri, hanno saputo raccontarlo. Libri che hanno fatto la storia, potremmo dire. Uno di questi è L’immigrazione meridionale a Torino di Goffredo Fofi, pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1964. Un testo che non è solo un libro ma è un esempio di passione civile e di attivismo intellettuale, senza timori reverenziali. Un tratto che ha distinto tutta la carriera del suo autore. 

Nel primo anniversario della scomparsa di Goffredo Fofi (11 luglio 2025) e nel centenario della nascita di Giangiacomo Feltrinelli (19 giugno 1926), il nuovo e-book Fare inchieste, fare libri. All’origine de L’immigrazione meridionale a Torino di Goffredo Fofi curato da Serena Rubinelli e pubblicato dalla Fondazione Feltrinelli (scaricabile gratuitamente) svela retroscena e presenta alcuni documenti inediti. Tutto parte da alcune tracce scoperte da Nicola Villa, amico e storico collaboratore di Fofi, nell’Archivio storico di Feltrinelli Editore. Ad emergere, in particolare, è la proposta dattiloscritta del libro-inchiesta di Fofi sull’emigrazione meridionale al Nord, non datata, e una lettera dell’editore all’autore, forse mai inviata, che annuncia la messa in vendita de L’immigrazione meridionale a Torino, datata 15 settembre 1964.

Torniamo quindi agli anni Sessanta. Come noto, in quel periodo la grande migrazione interna sta cambiando l’Italia. Milioni di persone stanno lasciando le montagne e le campagne per trasferirsi a lavorare nelle grandi città del Nord. Non mancano però le difficoltà, in particolare per i meridionali. È complicato trovare una casa, un lavoro, è difficile integrarsi nella società di arrivo. Difficoltà che però una certa narrazione dominante preferisce tralasciare per concentrarsi sul racconto del «miracolo economico». Non Feltrinelli che già qualche anno prima, nel 1960, aveva pubblicato un’altra inchiesta sugli immigrati costretti a vivere da baraccati a Milano: Milano, Corea di Franco Alasia e Danilo Montaldi. 

Fofi ha fame di realtà, vuole raccontare le storie delle persone e mettere in luce le contraddizioni della modernizzazione capitalista. E così, dopo essersi formato intellettualmente in Sicilia lavorando a fianco di Danilo Dolci — il sociologo e attivista della non violenza conosciuto come il Gandhi italiano — Fofi decide di prendere il «treno del sole» per indagare la vita delle persone che dal Sud si trasferivano al Nord in cerca di fortuna. Da «ricercatore impegnato» Fofi collezionerà circa centocinquanta interviste raccolte tra la fine del 1960 e l’anno successivo. Il materiale viene ordinato nel corso del 1962 prima della consegna definitiva del manoscritto. Fofi vuole demistificare la retorica della Fiat, denunciandone il monopolio sociale e politico. L’autore denuncia l’immobilismo dei sindacati e dei partiti tradizionali della sinistra e soprattutto l’odissea dei lavoratori, schiacciati tra turni logoranti, barriere sociali e condizioni abitative indegne. 

Il libro viene proposto all’Einaudi, ma la casa editrice dello struzzo, nel corso di una riunione editoriale definita «drammatica», decide di non accettare il manoscritto. Italo Calvino, Franco Venturi, Giulio Bollati e Norberto Bobbio, pur manifestando stima nei confronti del giovane Fofi, giudicano l’inchiesta priva del necessario rigore scientifico e inficiata da un pregiudizio ideologico troppo marcato nei confronti del Partito comunista e dei sindacati. Per Delio Cantimori l’opera non poteva essere pubblicata perché attaccava frontalmente sia la Fiat sia il Partito, i due grandi poteri, economico e politico, della Torino di allora. Il libro verrà quindi, come detto, proposto e pubblicato da Feltrinelli. 

L’inedito scoperto nell’archivio è probabilmente l’abstract inviato da Fofi, come proposta editoriale, alla casa editrice milanese. Nel dattiloscritto Fofi descrive il viaggio in treno dei migranti. «Dopo aver aspettato tanto, finalmente il treno arriva. Fra saluti e pianti l’uomo parte; subito sembra che tutto sia diventato triste. Dopo aver salutato per l’ultima volta dal finestrino parenti e amici, cerca un posto tra i viaggiatori». Fofi racconta la storia di un uomo di 50 anni che ha ricevuto del denaro dal figlio, da poco trasferitosi a Torino, per comprare il biglietto del treno. Poi descrive, in modo toccante, l’arrivo di un giovane migrante alla stazione di Porta Nuova: «Guarda lontano dal finestrino. È un paesaggio nuovo per lui: le case sono abbastanza pulite, non come quelle del suo paese, abbandonate alla rovina del tempo e della povertà insieme alla gente. Sta arrivando a Torino, si vedono già le prime fabbriche e le strade sono più affollate. Da questo momento entra di colpo in una nuova vita, un mondo diverso dal suo, senza nessun aiuto. Prima di scendere sente le gambe tremare per la paura. È un momento terribile, questo, per il giovane. Non lo dimenticherà mai. Tutti i suoi sentimenti si uniscono per andare incontro a tutte quelle cose nuove che lo aspettano».

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