L'illusione di riportare in vita un mondo politico antico
L'illusione di riportare in vita un mondo politico antico
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)SOLINAS)
Caro direttore,
negli ultimi dieci anni, i sudditi di Sua Maestà, hanno cambiato ben sei premier, sembra che da quelle parti vogliano imitare il nostro Paese. Il sistema uninominale e quasi bipartitico sembrava perfetto per dare stabilità politica. Invece, udite, udite, la frammentazione partitica e la nascita di nuove forze politiche ha mandato in frantumi questa granitica certezza. Sarebbe opportuno che i cercatori della legge elettorale perfetta si arrendessero alle evidenze, decidono gli elettori, con il loro voto, quale legge è migliore di un’altra. In passato, alcuni statisti de noantri, hanno cambiato la legge elettorale poco prima del voto, con la speranza di vincere le elezioni, e invece le hanno perse. Lei pensa che quanto è successo in Inghilterra porti a cambiare l’abitudine italiana di cambiare la legge elettorale a ogni legislatura?Sergio Guadagnolo
Caro Guadagnolo,
Non mi sembra che la lezione inglese stia portando a riflessioni e ripensamenti. Al contrario è ancora forte la spinta a cambiare rapidamente la legge elettorale con l’obiettivo di dare stabilità alla prossima legislatura. Ci sono, però, alcuni dati di fatto di cui si dovrebbe far tesoro. Il primo: l’Italia, anche con il vecchio sistema di voto (che francamente non mi è mai piaciuto), ha avuto un governo stabile che quasi certamente arriverà a fine legislatura. Qualcosa di inedito rispetto a quello che è accaduto in Gran Bretagna, in Francia e in altri Paesi europei. Il secondo: per migliorare le regole elettorali, che riguardano l’intero sistema dei partiti e soprattutto le scelte di tutti i cittadini, andrebbe coinvolta una maggioranza larga se non larghissima. Per arrivare a una legge che duri nel tempo e non venga rimessa continuamente in discussione. Il terzo: la situazione inglese, da lei citata, dimostra che anche un sistema di voto fortemente bipolare non regge all’urto della nascita di nuovi partiti. Partiti quasi tutti spinti da nazionalismi, sovranismi e radicalismi di sinistra. Il vecchio bipolarismo, conservatori contro progressisti, non esiste più da nessuna parte, è un’illusione pensare di riportarlo in vita. L’ondata dei nuovi movimenti politici metterà fuori gioco qualsiasi schema costruito a tavolino. Consiglierei dunque pragmatismo, prudenza e massimo coinvolgimento parlamentare. Per una legge che dia a tutte le forze politiche, vecchie e nuove, una giusta rappresentanza in Parlamento e al tempo stesso preveda qualche meccanismo che favorisca la governabilità: collegi uninominali, piccoli premi di maggioranza o altre soluzioni che lascio ai costituzionalisti. Con la consapevolezza che i sommovimenti politici sono sempre più forti dei meccanismi di voto. E vanno affrontati con progetti, programmi e leadership apprezzati dagli italiani.
29 giugno 2026
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