Michelina Di Cesare, la leggenda della «briganta»
Corriere della Sera - Cultura

Michelina Di Cesare, la leggenda della «briganta»

Domenica 28 giugno 2026
3 visualizzazioni

Storia di una capobanda che, «armata di fucili a due colpi e pistole», fronteggiò l'esercito del neonato Regno d'Italia nel Meridione già borbonico. A più di un secolo e mezzo dalla morte ispira canzoni, serie televisive e libri

Lunedi 29 giugno 2026

Michelina Di Cesare, la leggenda della «briganta»

Storia di una capobanda che, «armata di fucili a due colpi e pistole», fronteggiò l'esercito del neonato Regno d'Italia nel Meridione già borbonico. A più di un secolo e mezzo dalla morte ispira canzoni, serie televisive e libri

di IDA BOZZI

Michelina Di Cesare

La sua figura ha ispirato musicisti come Eugenio Bennato e i Mau Mau, scrittrici come Bianca Pitzorno, che ne fa cenno nel romanzo La sonnambula (Bompiani, nella sestina dello Strega 2026), e serie televisive come Briganti (2024): la «briganta» Michelina Di Cesare, o De Cesare (1841-1868), è una figura storica che è entrata nell'immaginario popolare per la sua combattiva fierezza,e che incarna appieno il fenomeno del brigantaggio nell'epoca dell'Unità d'Italia. 

Nata da una famiglia di braccianti a Caspoli, una frazione dell'attuale provincia di Caserta nell'allora Regno delle Due Sicilie, viveva di sotterfugi nell'estrema povertà dei contadini dell'epoca:secondo quanto testimoniano le cronache, una vocazione precoce al saccheggio e al furto di bestiame la rende nota fin da ragazzina alle autorità dell'epoca. Sposata con tal Rocco Zenga nel 1861, data cruciale dell'Unità d'Italia, rimase vedova dopo un anno e divenne presto la compagna (o la moglie, sebbene l'atto di matrimonio non sia stato registrato) di Francesco Guerra, ex soldato borbonico divenuto capo di una celebre banda di briganti, la banda Guerra.

Il fenomeno del brigantaggio è molto complesso: i briganti non erano solo rapinatori e sequestratori, ma spesso anche rivoltosi organizzati in bande, che imperversavano nel territorio in violento contrasto con la nuova autorità costituita del Regno d'Italia,che infatti scatenò contro di loro campagne durissime di controllo e repressione. I briganti, spesso fedelissimi dei Borboni e in particolare di Franceschiello, ovvero di Francesco II, ultimo sovrano delle Due Sicilie, utilizzavano tecniche di guerriglia per i loro attacchi, e impegnarono a lungo gli eserciti del Regno d'Italia in assalti, raid e battaglie armate che rendevano insicuro e pericoloso il territorio. 

Molti gruppi di briganti non solo assaltavano carrozze e convogli per rapinarli, ma attaccavano caserme, ville e paesi, eliminavano, rapivano o taglieggiavano sostenitori locali del neonato Regno d'Italia, liberavano prigionieri borbonici, costituendo non solo un grave problema di ordine pubblico per lo Stato nascente, ma spesso finendo perfino con l'attirarsi l'inimicizia della criminalità organizzata locale,oggi si direbbe la camorra, disturbata nei suoi traffici.

Comunque, Michelina diventò un membro attivo della banda Guerra: non era solo la moglie del capo, ma veniva a tutti gli effetti considerata una capobanda, «armata di fucili a due colpi e pistole» come erano i capi, e probabilmente partecipò ai molti agguati della banda nel territorio di Mignano (Caserta). La guerra dei briganti, e quella contro i briganti, fu anche condotta con la propaganda: Michelina Di Cesare si fece ritrarre da un fotografo (forse lo scatto fu preso a Roma, dove peraltro si era rifugiato Franceschiello con la sua corte in esilio) armata del suo fucile, giovane e bellissima, in atteggiamento fiero,e vestita con gli abiti tradizionali del paese. Peraltro, il viaggio a Roma non era cosa rara, nella saga del brigantaggio: le azioni di molte bande (non solo i Guerra, ma pure i Fuoco, i Ciccone e altri) prevedevano infatti, dopo gli attacchi, una dispersione tattica, per evitare la cattura, e una fuga nei territori dello Stato Pontificio, che fu annesso all'Italia solo dopo Porta Pia (1870). 

L'arte della fotografia testimoniò però anche la fine tragica di Michelina: sorpresa insieme al marito dal battaglione del generale Emilio Pallavicini di Priola, inviato con pieni poteri per assestare un colpo decisivo alle bande di briganti (il fenomeno risultava indebolito dal 1865, ma non estinto), venne probabilmente torturata e infine trucidatacon Guerra, e con lui denudata per essere esposta in piazza a Mignano, dove il suo cadavere fu anche fotografato, a futuro monito per la popolazione.

Nell'immagine: Michelina Di Cesare (1841-1868). 

Su «la Lettura» #761 in edicola e in questa App una graphic novel di Francesco Barilli e Simone Lucciola dedicata a Michelina Di Cesare. 

28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 20:20)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo