Cartoline dalla Cina/ 5: Lo stesso cielo per tutti
Corriere della Sera - Cultura

Cartoline dalla Cina/ 5: Lo stesso cielo per tutti

Domenica 28 giugno 2026
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A colloquio con il filosofo della politica Zhao Tingyang, che ha rielaborato una nozione del pensiero tradizionale, «tianxia», per indicare una forma di «apertura» al mondo. Il testo che pubblichiamo qui sotto è il quinto di una serie che il fisico Carlo Rovelli dedica alla Cina

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Cartoline dalla Cina/ 5: Lo stesso cielo per tutti

di Carlo Rovelli

A colloquio con il filosofo della politica Zhao Tingyang, che ha rielaborato una nozione del pensiero tradizionale, «tianxia», per indicare una forma di «apertura» al mondo. Il testo che pubblichiamo qui sotto è il quinto di una serie che il fisico Carlo Rovelli dedica alla Cina

Ho incontrato Zhao Tingyang, esponente della filosofia politica cinese. Cercare di incontrare lui e persone come lui è uno dei motivi che mi hanno portato qui. Intellettuali che si muovono all’interno del sistema ideologico. Non mi interessano i dissidenti: la loro voce è anche troppo sonora in Occidente, messa in risalto da chi ha interesse a mostrare che il nostro sistema ideologico è il migliore del mondo.

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Mi interessa piuttosto capire le voci ascoltate qui. Le prime parole del professor Zhao sono: «Chiamami Tingyang», l’equivalente inglese del «diamoci del tu». Mi ha mandato una lettera dettagliata con obiezioni al mio libro più recente (La cattiva coscienza dei fisici, Solferino, 2026, ndr), gli ho già risposto per iscritto con annotazioni alla sua lettera. Vuole parlare di che cosa la fisica implichi per la metafisica, e ci troviamo ribaltati: lui vuole parlare di scienza, a me interessa la politica.

Ha scritto un libro che ha avuto un grande impatto, molto discusso anche in Occidente, in cui propone come riferimento ideale per la politica interazione una reinterpretazione di una nozione tradizionale della filosofia politica cinese: la nozione di tianxia (Sotto il cielo. Tianxia. Un antico sistema per un mondo futuro, traduzione di Alessandra Lavagnino, Ubaldini editore, 2024; inoltre: Una filosofia per la governance globale, traduzione di André Murgia, Castelvecchi, 2025, ndr). Tianxia si può tradurre «sotto un unico cielo» e si riferisce a una concezione della sovranità che invece di essere basata sulla chiusura sia basata sull’apertura. Una visione del compito del governo che non sia quella di difendere confini e il bene di un gruppo contro nemici esterni; ma piuttosto quella di cercare l’integrazione e l’accordo con l’esterno. Un’idea molto bella.

Gli parlo delle idee che mi stanno a cuore, della necessità che cresca nell’umanità un sentire comune: la comprensione che abbiamo un destino condiviso, problemi comuni, come la crisi ecologica, il rischio atomico, la guerra continua, la necessità di affrontarli assieme, non gli uni contro gli altri. La risonanza è immediata. È facile parlare con lui, le idee si incrociano e si scambiano agevolmente. Mi racconta che sta elaborando quella che chiama una filosofia «dei verbi» invece che «dei nomi». Processi invece che cose.

Spesso scivola in una facile caratterizzazione di «idee orientali» versus «idee occidentali», come del resto ho sentito fare spesso qui. Gli dico che non credo a questa distinzione. Negli ultimi mesi mi sono immerso nello studio della storia della filosofia classica cinese e mi sembra che la varietà del pensiero cinese e la varietà del pensiero occidentale siano entrambe molto più ampie delle poche differenze di stile fra l’uno e l’altro. È la mancanza di conoscenza reciproca che appiattisce questa varietà e fa sembrare le differenze fra le due tradizioni di pensiero più marcate di quanto non siano in realtà.

Se devo cercare qualcosa che caratterizzi la filosofia cinese classica, quella di Confucio, Zhuangzi, Laozi, Mozi, Mencio, Xunzi e i loro seguaci, e la distingua dai problemi su cui hanno riflettuto i filosofi occidentali, mi sembra che la differenza principale sia la grande preoccupazione cinese per la politica. Come e perché gli esseri umani possono vivere insieme in società? Il momento d’oro della filosofia cinese classica è un periodo in cui la Cina era divisa in stati travolti da sanguinose e continue guerre fra loro. Come superare questo problema? È il problema centrale del mondo contemporaneo, e le riflessioni dei filosofi classici cinesi, che anticipano di due millenni analoghe riflessioni di pensatori come Thomas Hobbes, Jean-Jacques Rousseau o Immanuel Kant, mi sembrano di un’attualità sconcertante.

Ma anche questa caratterizzazione è largamente incompleta. I grandi classici taoisti, Zhuangzi e Laozi, la principale tradizione filosofica cinese alternativa al confucianesimo dominante, si occupano in realtà più del corso delle cose — noi diremmo la Natura, loro dicevano il Tao — che di comprendere gli esseri umani, visti solo come una parte di questo corso. Io trovo che i loro pensieri siano utili a cercare di mettere ordine nella confusione delle nuove scoperte della fisica del XX secolo. È una delle tesi del mio libro più recente. Lo racconto a Zhao Tingyang. Ne sorride felice.

Nel XX secolo abbiamo fatto cento milioni di morti ammazzati in due guerre mondiali… Se continuiamo a pensare in termini di chi vince, invece che in termini di come vivere assieme, questo secolo sarà come il precedente: una immensa carneficina. Oggi viviamo, io credo, in una ricchissima e variegata cultura globale, che si alimenta di mille rivoli, che hanno sorgenti in tradizione culturali diverse. Se riusciremo a costruire il futuro su questa ricchezza, il futuro potrà essere buono.  

28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 20:16)

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