Cartoline dalla Cina/ 6: Un po’ d’Italia, anzi di più
Una lunga storia di legami, da Marco Polo e Matteo Ricci al fisico Yang Chen-Ning, allievo di Enrico Fermi. E il nostro Paese è presente nella Repubblica Popolare con 1.500 aziende. Il testo che pubblichiamo qui sotto è il sesto ed ultimo di una serie che il fisico Carlo Rovelli dedica alla Cina.
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Cartoline dalla Cina/ 6: Un po’ d’Italia, anzi di più
di Carlo RovelliUna lunga storia di legami, da Marco Polo e Matteo Ricci al fisico Yang Chen-Ning, allievo di Enrico Fermi. E il nostro Paese è presente nella Repubblica Popolare con 1.500 aziende. Il testo che pubblichiamo qui sotto è il sesto ed ultimo di una serie che il fisico Carlo Rovelli dedica alla Cina.
Ovunque vada, mi sento ripetere nomi di italiani. Marco Polo, arrivato in Cina nel XIII secolo. Matteo Ricci, nel XVI secolo, portando sapere europeo in matematica, astronomia e altre scienze, che ha lasciato una traccia profonda nella cultura cinese. Giuseppe Castiglione, arrivato nel XVIII secolo, anch’egli come missionario, divenuto pittore alla corte imperiale, influenzando notevolmente la pittura cinese. Anche nel XX secolo, il premio Nobel per la fisica Yang Chen-Ning era stato allievo di Enrico Fermi. E via via. La simpatia cinese per l’Italia è diffusa e palpabile. Molti aspetti culturali, nel bene e nel male, sono simili: il valore della famiglia, il senso di un’antica civiltà che continua, l’inventiva, l’istinto di aggirare le regole, l’arte di trovare soluzioni.
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Un giovane brillante funzionario del consolato italiano mi racconta che ha deciso di vivere qui, perché vuole che il suo figlioletto, che ora ha quattro anni, cresca nel luogo migliore, la città del futuro, Shanghai. Gli italiani che vivono qui mi parlano delle straordinarie opportunità che offre il Paese alle aziende e all’economia italiana. Oggi ci sono 1.500 aziende italiane, piccole, grandi e grandissime, che insieme realizzano in Cina 33 miliardi di fatturato. È una cifra sostanziale per l’economia italiana. La Cina è un partner commerciale essenziale per il nostro Paese, e un mercato di un miliardo di persone, in crescita. Alla luce di queste ovvie opportunità, della convergenza su questioni cruciali come l’emergenza ecologica e la legalità internazionale, e alla luce della drammatica urgenza di arginare la crescente conflittualità internazionale, inimicizie geopolitiche sono assurde.
Questo non è certo un Paese perfetto. Non c’è libertà di stampa, non c’è libertà di organizzazione politica. Perfino uno dei miei libri ha dovuto essere corretto perché parlava troppo male di Lenin. È un Paese dove personaggi politici noti spariscono nel nulla dalla mattina alla sera. Dove molti paventano il rischio di involuzione, con un solo uomo al comando. Il Paese vive dolorosamente la separazione di Taiwan come un residuo di colonialismo: un pezzetto di sé stesso dal quale gli Stati Uniti hanno operato al tempo della guerra di Corea, impedendo il completamento della riunificazione seguita alla cacciata dell’invasione giapponese. Di problemi seri se ne potrebbero elencare molti altri. Non manca in Occidente chi ce li ripete costantemente.
Ma è anche un Paese che per 48 degli ultimi 50 secoli è stato il più grande, il più organizzato, il più ricco, il più pacifico, che gli umani sono riusciti a costruire, e che ora, dopo un doloroso secolo di umiliazione sotto l’imperialismo europeo, è orgoglioso di ritrovare la propria indipendenza ideologica, economica e politica, ritrovare sé stesso. È un Paese organizzato, efficiente, in crescita, ma ancora molto povero. In tutti i suoi discorsi al mondo non chiede di dominare, chiede che non si cerchi di dominarlo, contenerlo, impedirgli di crescere. Per me è un Paese di amici, colleghi, studenti vivaci e brillanti, antica cultura da scoprire, discussioni interessantissime, sorprese e meraviglie, cene piene di risate.
Ora sono tornato in Europa. L’aereo è atterrato in una grande capitale europea. Prima di riavere la valigia, lasciata al check-in di Shanghai, ho dovuto aspettare per oltre due ore. Con me ad aspettare valige sparite c’era un gruppo di una ventina di cinesi, stupiti dell’inefficienza europea. Un po’ scocciati, ma allegri e divertiti. È il loro turno di stupirsi dell’Europa e fare confronti. «All’aeroporto di Shanghai questi intoppi non succedono di certo!», mi dicono ridendo. Non ho alcun dubbio che sia vero. Finalmente arrivano le valige, ci scambiamo un cinque, ridendo. Benvenuti in Europa.
28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 20:14)
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