Santa Cecilia, il ritorno a Massenzio dopo 47 anni
Corriere della Sera - Cultura

Santa Cecilia, il ritorno a Massenzio dopo 47 anni

Domenica 28 giugno 2026
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Concerti, danza, colonne sonore: l'Accademia (ri)porta la stagione estiva nella Basilica. Dal 2 luglio il cartellone in un luogo simbolo della Roma antica, con l’Orchestra e il Coro ma anche artisti ospiti. Il sovrintendente Massimo Biscardi: «La tradizione incontra un pubblico diversificato»

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Santa Cecilia, il ritorno a Massenzio dopo 47 anni

di Helmut Failoni

Concerti, danza, colonne sonore: l'Accademia (ri)porta la stagione estiva nella Basilica. Dal 2 luglio il cartellone in un luogo simbolo della Roma antica, con l’Orchestra e il Coro ma anche artisti ospiti. Il sovrintendente Massimo Biscardi: «La tradizione incontra un pubblico diversificato»

Il 21 giugno 1933, quando il maestro Bernardino Molinari (1880-1952) salì sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per il concerto inaugurale della prima stagione estiva negli spazi monumentali dell’antica Basilica romana di Massenzio, il biglietto costava 3 lire. Un prezzo volutamente basso «per consentire — scriveva il conte Enrico di San Martino e Velaperga che dal 1895 alla sua morte, nel 1947, fu presidente dell’istituzione — l’accesso a tutte le classi». Si prevedeva un’affluenza intorno alle 500 persone: un numero considerato un buon inizio. In programma, fra le altre, le ouverture dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini e del Tannhäuser di Richard Wagner. Rispetto alle 500 persone attese, ne arrivarono invece 3 mila: sei volte tanto. E così fu anche per i concerti successivi, che si tennero tutti nella Basilica di Massenzio.

Daniel Harding direttore dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia

Le estati musicali romane avevano trovato così il loro palcoscenico ideale, in mezzo al verde, alle colonne antiche, alla storia. Il viaggio della musica tra Beethoven, Mozart, Brahms e gli altri continuò a veleggiare sereno attraverso qualcosa come 693 concerti, per altri 46 anni, fino al 2 agosto 1979, trasformando Massenzio nell’epicentro, nel fulcro, nel centro gravitazionale delle estati musicali romane. Solo fra il 1958 e il 1960 — a causa di lavori di restauro — la stagione estiva si svolse allo Stadio di Domiziano sul Palatino, per poi tornare dal 1961 al 1979 a Massenzio. Chiusa poi la Basilica per lavori di adeguamento alle nuove norme di sicurezza, i concerti estivi si tennero in altri luoghi. Ora però, dal 2 al 29 luglio, Santa Cecilia, dopo 47 anni, farà ritorno negli stessi luoghi per (ri)alzare il sipario su una programmazione che porterà nuovamente la musica sotto il cielo di Roma.

Una serata a Massenzio nel 1961

Esulta il sovrintendente Massimo Biscardi, che ricorda al «Corriere» come, «da quel concerto inaugurale diretto da Molinari, sul podio di Massenzio si siano succedute negli anni figure che hanno segnato la storia dell’interpretazione: Pietro Mascagni, Carlo Maria Giulini, Leopold Stokowski, Sergiu Celibidache, Claudio Abbado, Riccardo Muti, Yuri Temirkanov…. Vi sono passate generazioni di ascoltatori, attratte da un’esperienza capace di unire la qualità artistica alla dimensione pubblica e condivisa del concerto». Sotto le volte della più vasta basilica civile di Roma, costruita all’inizio del IV secolo dopo Cristo, lo studio Alvisi Kirimoto ha realizzato un allestimento temporaneo «concepito — aggiunge Biscardi — con misura e sensibilità, in dialogo con la monumentalità del luogo e al servizio di artisti e pubblico».

Il sovrintendente di Santa Cecilia Massimo Biscardi

E così, Santa Cecilia ha finito di mettere a punto gli ultimi dettagli del programma estivo. Che va ad aggiungersi, lo ricordiamo, all’altra importante novità legata all’istituzione romana di cui si è molto parlato: il «progetto Wagner» che prevede l’esecuzione integrale, in forma scenica, della tetralogia di Der Ring des Nibelungen diretta da Daniel Harding, un’impresa che mancava a Roma dal 1961 e partita con Die Walküre nell’ottobre dell’anno scorso per proseguire con gli altri titoli fino al 2028.

Eccolo, allora, il programma estivo, che con alcuni appuntamenti varca volutamente i confini della musica classica tradizionalmente intesa. Biscardi dice di voler «coniugare l’eccellenza della tradizione con il desiderio di coinvolgere nuovi pubblici, diversi per età, sensibilità ed esperienza d’ascolto. Ai capolavori di Ciajkovskij, Verdi, Mozart, Gershwin e Händel si affiancano proposte capaci di creare occasioni di scoperta: Le quattro stagioni hip-hop, dove Vivaldi incontra la danza contemporanea, e il concerto diretto da Alexandre Desplat, dedicato alle sue colonne sonore, da Harry Potter a The Grand Budapest Hotel. È attraverso iniziative come queste che la grande tradizione continua a rinnovarsi, senza perdere autorevolezza».

Lo spettacolo fra musica e danza sulle «Quattro stagioni» di Vivaldi

L’inaugurazione spetterà al maestro austriaco Manfred Honeck, con solista ospite un giovane e applauditissimo pianista, il moscovita Alex Maloveev, classe 2001, ma già con esperienze internazionali a fianco, fra gli altri, di Riccardo Chailly e l’orchestra del festival di Lucerna. Sarà una serata a tutto Ciajkovskij: il primo Concerto per pianoforte e la Quinta Sinfonia. Raggiunto telefonicamente dal «Corriere», Honeck ammette: «Per me queste due pagine sono tra le sue più avvincenti, capaci di coniugare un impatto emotivo immediato con una straordinaria maestria musicale. Sotto al virtuosismo del Concerto per pianoforte si cela una voce profondamente lirica; la Quinta esplora i temi del destino, della lotta e della trasformazione attraverso un linguaggio musicale al contempo diretto e sofisticato. Ciajkovskij non nasconde i sentimenti dietro una distanza intellettuale: lascia che gioia, dubbio, desiderio e trionfo si esprimano con una schiettezza insolita».

Il pianista russo Alex Maloveev

Il secondo appuntamento è con Le quattro stagioni danzate. L’hip-hop che incontra Vivaldi è un progetto del regista e coreografo Mourad Merzouki assieme alla Compagnie Käfig e Le Concert de la Loge con Julien Chauvin nel ruolo di violino solista e direttore. Merzouki spiega al «Corriere» il senso dell’operazione: «L’obiettivo è di abbattere le barriere di un grande classico, creando un dialogo tra musica e corpo, per offrire un’esperienza sonora e visiva accessibile a tutti. Il progetto mira a superare i confini tra generazioni, epoche e pratiche artistiche, favorendo incontri e scambi di cui la nostra società ha bisogno ora più che mai». Chauvin aggiunge che «eseguire Vivaldi è una sfida continua: vanno riscoperte le sfumature di armonia, melodia e spirito di questo compositore».

Il 9 luglio l’autore di colonne sonore Alexandre Desplat, undici candidature all’Oscar, poi vinto due volte (per le musiche di The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, 2014, e per La forma dell’acqua di Guillermo del Toro, 2017), dirigerà le sue partiture più celebri. «Ho scelto soprattutto quelle in cui l’orchestra sinfonica può brillare», ci dice. E aggiunge: «Questo sarà il mio debutto in Italia come direttore d’orchestra. E con quale orchestra, poi…».
 
Il 15 luglio Diego Ceretta alla guida dell’Orchestra Nazionale dei Conservatori e del Coro ceciliano renderà omaggio a Giuseppe Verdi, mentre il 17 sarà il direttore musicale Daniel Harding a prendere in mano la bacchetta accanto al pianista Stefano Bollani per la Rhapsody in Blue di George Gershwin, l’Alborada del gracioso di Maurice Ravel — dove, scriveva Alfred Cortot, «la discorsività musicale è guidata dalla nervosa cadenza di un ritmo spagnolo» — e i Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij nella versione raveliana. La rassegna proseguirà il 21 luglio con Martina Meola (2012), giovanissima vincitrice Jeune Chopin 2025. Al «Corriere» dice: «Proporrò uno dei miei autori d’elezione. Di Chopin affronterò capolavori sia del periodo giovanile sia della grande maturità. Una gioia immensa e soprattutto una grande sfida. Spero di riuscire a trasmettere al pubblico tutta la poesia profonda e la vitalità di queste musiche». Chiuderanno la rassegna il Requiem di Mozart diretto da Jérémie Rhorer il 24 luglio e il Concerto Köln con un programma di grandi feste barocche, tra Händel e Vivaldi il 29. Chiosa Biscardi: «Tornare a Massenzio significa rinnovare un patto tra Santa Cecilia e la Capitale, tra l’eredità del passato e le generazioni di oggi. Custodendo al contempo la grande tradizione e continuando a farne un patrimonio vivo, aperto e condiviso».

Alexandre Desplat

Otto serate: si parte con il Cajkovskij di Honeck

Sono otto le serate della stagione estiva dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dal 2 al 29 luglio, alla Basilica di Massenzio. Si parte con la Notte bianca per Ciajkovskij con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Manfred Honeck e il pianista Alexander Malofeev. Il 4 luglio Le quattro stagioni di Vivaldi con la danza contemporanea; il 9 l’orchestra sarà diretta dal compositore di colonne sonore Alexandre Desplat, premio Oscar, che il 15 cederà il podio a Diego Ceretta per un Verdi Gala. Il 17 Daniel Harding proporrà un programma con George Gershwin al centro e solista Stefano Bollani (che verrà replicato il giorno successivo in piazza del Campo a Siena per la stagione della Chigiana). Il 21 la giovanissima pianista Martina Meola suonerà Chopin; il 24 si potrà ascoltare La Messa di requiem K 626, l’ultima composizione di Mozart e il suo mottetto Ave Verum Corpus K 618, con orchestra e coro di Santa Cecilia diretti da Jérémie Rhorer. Il 29 l’ensemble di musica antica Concerto Köln in un programma dal titolo Händel e le grandi feste barocche sul Tamigi. Biglietti a partire da euro 30. Info: santacecilia.it.

28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 16:52)

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