Il discorso ritrovato di Enrico De Nicola, il primo presidente
Corriere della Sera - Cultura

Il discorso ritrovato di Enrico De Nicola, il primo presidente

Domenica 28 giugno 2026
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Il 28 giugno del 1946 veniva eletto il penalista napoletano. Le liti con Mussolini

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Il discorso ritrovato di Enrico De Nicola, il primo presidente

di Vincenzo Esposito

Il 28 giugno del 1946 veniva eletto il penalista napoletano. Le liti con Mussolini

Un carattere schiettamente napoletano, espansivo, accogliente. Chi lo ha conosciuto lo definiva un «liberale progressista» sempre con il sorriso sulle labbra e molto deciso nelle sue scelte. Anche drastiche. Ottanta anni fa Enrico De Nicola veniva eletto primo presidente della Repubblica italiana. Avvocato penalista ed ex deputato liberale, apprese dell’elezione nella sua villa di Torre del Greco. Non avrebbe voluto accettare ma si rese conto che i tanti consensi (396 voti su 501) sul suo nome non potevano essere ignorati. Bisognava riconciliare l’Italia dopo il disastro del fascismo e di una guerra che aveva messo in ginocchio il Paese. Bastava poco per far ricadere tutto nel caos. De Nicola accettò e arrivò a Roma a bordo della sua auto, rifiutando ogni protocollo e qualsiasi misura di sicurezza. Così come stipendi o rimborsi spese. 

Non soggiornò al Quirinale ma a Palazzo Giustiniani. D’altronde il Quirinale era stata la sede dei Savoia, e come confessò a Giovanni Ansaldo in una intervista del 1959, fu proprio lui a convincere Vittorio Emanuele III a concedere la «luogotenenza» primo passo che porterà poi il re ad abdicare in favore di Umberto, principe di Napoli. «In una gelida e tempestosa mattinata di febbraio del 1944 - racconta De Nicola ad Ansaldo - giunsi alla famosa Villa Ruffolo di Ravello. Il re avendone avuto preavviso mi aspettava. Io non lo vedevo dal 1924, cioè dall’anno in cui avevo lasciato la carica di presidente dell’Assemblea (fu presidente della Camera dal 1920 al 1924, ndr ) e poi la vita politica. Fu cortesissimo come se ci fossimo lasciati il giorno prima».

Ma De Nicola era lì per una «missione» affidatagli da Benedetto Croce e Carlo Sforza. «Subito gli dissi: maestà, noi studiosi di diritto penale sappiamo che vi è una particolare forma di responsabilità: la responsabilità obiettiva, cioè responsabilità senza dolo e senza colpa. Il sovrano che dichiara guerra e la perde deve lasciare il trono. Illustrai la proposta della luogotenenza. Il re non mi rispondeva, divagava...». Poi racconta de Nicola, dopo quattro ore di discussione il re accettò. Ponendo una condizione: che la sua firma per la nomina della luogotenenza avvenisse a Roma quando fosse stata liberata». De Nicola tornò a Napoli e riferì della «missione» a Benedetto Croce e a Carlo Sforza «che se ne rallegrarono».

De Nicola nell’intervista fa riferimento al 1924. E qui c’è un piccolo inedito, conservato all’Emeroteca Tucci, come tutto il materiale di cui abbiamo raccontato. Sulla «Nuova Antologia» di settembre-dicembre del 1959, Enrico Molè pubblicava un articolo dal titolo «Il destino singolare di Enrico De Nicola». Scrive Molè: «Un grande galantuomo, fu pronto a rinunciare a qualunque situazione di prestigio se non si fosse sentito in regola con la propria coscienza». Ma più interessante è la nota. «Forse sarebbe opportuno per intendere attraverso un documento, lo stile autentico di De Nicola, cercare un quasi introvabile fascicolo de “L’Eloquenza” del 1924, la stesura di un discorso per gli elettori di Napoli che non fu mai pronunciato, come doveva essere, al teatro San Carlo perché per sopravvenuti dissensi con Mussolini, De Nicola ritirò la candidatura e dichiarò di abbandonare per sempre la vita politica».

Ebbene quel discorso è «trovato», archiviato all’Emeroteca Tucci nel numero rarissimo de «L’Eloquenza» anno XIV - vol XIV. In pratica Mulè spiega che De Nicola non fece l’errore «di quasi tutta la vecchia classe politica dei partiti governativi che si illusero di poter dominare o contenere la violenza scatenata dalla dittatura». E che con la sua mossa De Nicola «ha rinunciato a formare il gabinetto di coalizione per evitare il colpo di stato fascista. Ma c’era qualcosa che molti non gli avevano perdonato. E De Nicola disse: «...coloro che procurandomi inesprimibili immeritate amarezze, biasimarono la mia condotta, non comprenderanno mai che per il bene supremo della Patria occorre talvolta più coraggio a rinunciare al bel gesto che a farlo».

Quale fu il «bel gesto» non fatto? Non tolse la parola a Mussolini quando oltraggiò Montecitorio. Non lo fece in pubblico ma si scontrò personalmente con Mussolini che confidava in lui per «aprire» all’idea fascista. Quando De Nicola se ne rese conto disse di no e rinunciò alla candidatura e al discorso elettorale. Fu eletto ugualmente e rinunciò ritirandosi a vita privata a Torre del Greco. Fu sempre contrario a Mussolini e Molè chiude: «Gli amici sanno quanto De Nicola ugualmente incompreso dalle sue parti, soffrì in silenziosa solitudine, tanto più che gli eventi successivi lo fecero sempre più ostile al regime fascista. Basti dire che per oltre quindici anni non volle passare davanti a Montecitorio».

Se De Nicola non avesse rinunciato alla candidatura del 1924 non sarebbe mai diventato il primo presidente della Repubblica italiana. Incarico provvisorio per un anno, ma il 27 giugno del 1947 venne rieletto a grande maggioranza. Desiderava tornare nella sua Torre del Greco ma disse: «Compirò ogni sforzo per condurre a termine la mia missione».
All’elezione di Enrico De Nicola alla presidenza della Repubblica ottanta anni fa, l’Emeroteca Tucci ha dedicato una mostra sia con gli «inediti» e i giornali dell’epoca che ne raccontarono la vicenda. La prima scuola a visitarla è stata la «Scherillo-Pirandello-Svevo» con le classi di seconda e terza media.

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28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 08:12)

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