Miriam Candurro: quel cambio di traccia alla Maturità
Corriere della Sera - Cultura

Miriam Candurro: quel cambio di traccia alla Maturità

Sabato 27 giugno 2026
3 visualizzazioni

L’attrice e scrittrice racconta la sua scuola: «Ringrazierò sempre il prof di Italiano»

Roma Casalotti, famiglia sterminata a coltellate: madre, padre e bambina di cinque anni. Caccia al killer

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Miriam Candurro: quel cambio di traccia alla Maturità

di Vincenza Alfano

L’attrice e scrittrice racconta la sua scuola: «Ringrazierò sempre il prof di Italiano»

«Non pensavo di diventare un’attrice, avevo sogni molto piccoli. Amavo già scrivere, ma lo facevo soltanto per me». Miriam Candurro ritorna virtualmente tra i banchi per «Foto di classe». La rubrica che racconta la scuola e la sua importanza in quel tempo della vita in cui nascono sogni, aspirazioni, vocazioni. Un’indagine intervistando chi ce l’ha fatta a diventare qualcuno grazie o nonostante la scuola.

Partiamo dalla foto: anno e scuola?
«Seconda A del liceo classico Garibaldi di Napoli».

Chi l’ha accompagnata e chi ha perso per strada di questa classe?
«Con molti di loro continuiamo a sentirci quasi quotidianamente. Siamo sei, sette amici ancora in contatto, con gli altri ci siamo persi».

Ci sono altre compagne o compagni che sono diventati famosi come lei?
«Tutti quelli che ancora frequento hanno realizzato dei bellissimi percorsi: uno è diventato professore universitario della Federico II, un altro è un importante manager in Spagna, altri due sono manager di aziende italiane. La mia classe dal punto di vista del futuro lavorativo è stata molto fortunata. Probabilmente i professori hanno seminato bene».

Che sogni aveva la ragazzina della foto?
«In quel periodo avevo sogni molto piccoli, quotidiani: speravo che i miei amici restassero con me per sempre, che l’amore del mio fidanzatino, il mio attuale marito, potesse durare; anche se proprio in quell’anno ho iniziato a seguire un corso di recitazione, ma non perché volessi fare l’attrice. Era un corso tenuto da amici dei miei genitori che avevano molto insistito perché mi iscrivessi. Lo seguivo in modo amatoriale, non pensavo assolutamente potesse essere il mio mestiere, all’epoca desideravo fare l’insegnante, volevo iscrivermi, come poi ho fatto, a Lettere, e volevo scrivere. Scrivevo quotidianamente, ma la mia era una scrittura molto privata che non condividevo con nessuno».

Era un diario o erano racconti?
«Erano già racconti. Tenevo anche un diario che ancora conservo e ho tenuto per tutti gli anni delle superiori, però oltre quello, scrivevo racconti brevi perché aveva una grande paura di affrontare una narrazione più lunga e non credevo di esserne capace».

Secondo lei c’è una connessione tra raccontare delle storie e interpretarle?
«Credo di sì. Dipende molto da come scrivi. Io scrivo per emozioni e per immagini per cui probabilmente è stato un passaggio quasi automatico nel senso che evidentemente quando scrivevo esercitavo le emozioni, il lavoro interiore, l’immaginazione.”Il vero sogno dunque era scrivere?“Insegnare e scrivere o forse avere il coraggio di far leggere quello che scrivevo».

La pagella di Miriam Candurro?
«Andavo bene a scuola. Mi sono diplomata con cento centesimi. Però non studiavo in modo matto e disperato, mi salvavo per il rotto della cuffia: ascoltavo molto in classe, capivo quali erano le cose importanti e cosa interessava ai professori e riuscivo a cavarmela. Studiavo il giusto, ho sempre fatto anche altro, non passavo tutto il pomeriggio suoi libri».

Materia preferita?
«Italiano. Nella foto in basso si vede, seduto proprio sotto di me, il mio professore d’Italiano, Francesco Cortese. Insegnava l’Italiano in modo meraviglioso, lui spiegava e io m’innamoravo di tutti gli autori. Il mio grande amore per la letteratura è nato grazie a lui».

C’era una materia ostica, una bestia nera?
«Non avevo grande interesse per la storia e la geografia al ginnasio, e quindi per la storia al liceo. Erano pochi gli eventi storici che mi attiravano e approfondivo: uno di questi è la Rivoluzione partenopea del 1799 che è diventato il mio cavallo di battaglia. La storia, però, all’epoca, non mi affascinava, è una materia che ho scoperto in età adulta».

Ha mai avuto una nota in condotta?
«No, ma non perché non me la meritassi. Ho sempre avuto un po’ la faccia da madonnina grazie alla quale riuscivo a cavarmela».

Insomma, perfettina come il personaggio di Serena in Un posto al sole?
«In un certo senso sì. Anche se ogni tanto anche Serena fa i suoi colpi di testa. Ma se posso fare un po’ di gossip, devo rivelare che con quattro dei ragazzi in foto avevamo creato un gruppo musicale. Si chiamava I Mairim in onore dell’unica donna del gruppo. Abbiamo suonato anche a scuola, e a piccoli festival come il Caivano Rock. Ho sempre avuto la passione della pallavolo ma ero una schiappa. Avrei dato qualsiasi cosa per poter dire che ero brava, ma niente, non riuscivo».

Ha una nostalgia riguardante quegli anni?
«Sono una persona abbastanza nostalgica: ho sempre la sensazione quando mi guardo indietro – anche se so che è solo una sensazione e probabilmente non è così – di non aver vissuto appieno determinati momenti della mia vita. Un po’ perché quando sei adolescente non ti rendi conto oggettivamente di quello che sei: sei in potenza qualcosa, ma in atto la metà. Pesa molto il giudizio degli altri per cui tante cose non le ho vissute, come farei oggi, proprio per questa paura di essere giudicata. Forse se non avessi avuto paura, avrei iniziato prima a recitare. Non è una caso che io lo abbia iniziato dopo il liceo».

All’università o dopo?
«Ero al secondo anno di università».

La prima cosa che ha fatto?
«”Certi bambini”. Subito un film da protagonista al mio primo provino».

Un esordio importante.
«Troppo. Non l’ho compreso e forse è stato anche un bene non aver compreso cosa stessi facendo. Ma, per tornare alla nostalgia, ho soprattutto grande nostalgia delle tantissime risate in classe. Eravamo un gruppo molto affiatato. Era bello andare a scuola, mi divertivo. Sapevo sempre che me la sarei cavata, che è un po’ la sensazione che ho anche oggi, quando affronto un provino o inizio un lavoro nuovo, penso sempre che in qualche modo ce la farò».

È un atteggiamento positivo.
«Da incosciente».

Oggettivamente Miriam Candurro non è un’attrice discontinua, ha sempre un progetto oltre la quotidianità televisiva della soap.
«In onda tutte le sere e diventa una macchina da guerra. “Un posto al sole” è soprattutto l’opportunità di imparare davvero il mestiere. Devo ammettere che anche per incastri del destino mi sono poi sempre trovata su progetti giusti».

Ha avuto la sua «notte prima degli esami»?
«Non la ricordo come una notte particolare, però del mio esame ricordo tutto. Ricordo di aver cambiato la traccia d’Italiano alla metà della terza ora e, io che in cinque anni di scuola non avevo mai osato, in quell’occasione osai. Iniziai il tema con un incipit da racconto. Me la giocai tutta».

C’è qualcosa che cambierebbe della scuola che ha frequentato?
«In generale proprio della scuola, non solo della mia, cambierei la pressione, le aspettative costanti dei professori per cui non potevi sbagliare mai. Io ero in un caos totale, in quel turbinio dell’adolescenza in cui non capisci chi sei, cosa vuoi, mentre mi veniva chiesto di essere sempre all’altezza delle aspettative degli insegnanti. Ricordo benissimo il crampo allo stomaco prima di entrare a scuola ogni mattina. Vedo che oggi c’è più tolleranza e comprensione nei confronti dei ragazzi, almeno a giudicare da quello che osservo nei miei figli».

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

27 giugno 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gargano, droga nei prodotti alimentari

Scoperte chat criptate

Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?

ScriviciIscriviti alla newsletter

Corriere del Mezzogiorno

Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo