«Unità etnica» blitz di Pechino sulle minoranze
La legge entrerà in viglore il primo luglio e fornirà alla Cina una maggiore giustificazione legale per perseguire coloro che dall’estero difendono le minoranze. Avendo un carattere extraterritoriale, inoltre, il regime potrebbe applicarla non soltanto ai propri cittadini ma anche agli stranieri coinvolti in campagne di sensibilizzazione
«Unità etnica» blitz di Pechino sulle minoranze
Paolo Salom | 26 giugno 2026La legge entrerà in viglore il primo luglio e fornirà alla Cina una maggiore giustificazione legale per perseguire coloro che dall’estero difendono le minoranze. Avendo un carattere extraterritoriale, inoltre, il regime potrebbe applicarla non soltanto ai propri cittadini ma anche agli stranieri coinvolti in campagne di sensibilizzazione
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Il 1° di luglio è una data più che simbolica in Cina. Per prima cosa, in quel giorno del 1921 è stato fondato il Partito comunista cinese. Poi, nel 1997, sempre in quella fatidica ricorrenza, Hong Kong è tornata alla Madrepatria. Infine, il prossimo 1° di luglio entrerà in vigore una nuova legge sull’«unità etnica». Il provvedimento, promulgato lo scorso marzo durante la sessione annuale del Parlamento a Pechino, nelle intenzioni mira a forgiare un’identità nazionale «condivisa» tra i gruppi etnici e contiene una clausola che prevede la responsabilità penale per le persone e le organizzazioni all’estero che la violano.
«Questa disposizione si fonda su realtà nazionali — ha dichiarato il viceministro della Giustizia Hu Weilie — è conforme alla prassi internazionale e costituisce una misura legale legittima, necessaria e fattibile». Il viceministro ha inoltre affermato che la legge si propone di contrastare gli «atti illegali» che «minano l’unità etnica e il progresso o incitano al separatismo». «Il suo scopo fondamentale è salvaguardare l’armonia etnica, la stabilità sociale e la sicurezza nazionale, in linea con lo spirito del diritto internazionale», ha aggiunto. È davvero così?
Nella Repubblica popolare le minoranze etniche rappresentano l’8% del totale della popolazione. Per via della forte repressione in regioni quali il Tibet e lo Xinjiang (dove vivono gli uiguri), per non parlare di Taiwan, l’unico modo di tenere vive le proprie istanze indipendentiste è farlo dall’estero. Ragion per cui, le organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto che le nuove norme potrebbero fornire a Pechino una maggiore giustificazione legale per perseguire coloro che dall’estero difendono le minoranze. Avendo un carattere extraterritoriale, inoltre, il regime potrebbe applicarla non soltanto ai propri cittadini ma anche agli stranieri coinvolti in campagne di sensibilizzazione. Stranieri che poi potrebbero essere fermati se e quando di passaggio a Pechino. È questo il diritto internazionale?
26 giugno 2026
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