Il rinnovato splendore della città di Plauto: Sarsina riapre il suo Museo Archeologico Nazionale
Un anno fa c'era stata la riapertura del celebre Mausoleo di Rufus. Il ministro della Cultura Giuli: «Questa non è periferia, basta guardare le opere meravigliose che ci sono: è un luogo unico e popolare»
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Il rinnovato splendore della città di Plauto: Sarsina riapre il suo Museo Archeologico Nazionale
di Piero Di DomenicoUn anno fa c'era stata la riapertura del celebre Mausoleo di Rufus. Il ministro della Cultura Giuli: «Questa non è periferia, basta guardare le opere meravigliose che ci sono: è un luogo unico e popolare»
Alcune immagini del nuovo allestimento del Museo di Sarsina, in provincia di Forlì-Cesena, che custodisce importanti reperti di epoca romana (De Carlo)
Un anno fa, sempre d’estate, c’era stata la riapertura della Sala di Rufus, che custodisce il celebre Mausoleo di Rufus, monumento funerario alto una quindicina di metri risalente al I secolo a.C. e proveniente dalla necropoli situata fuori dalla città, e il mosaico policromo con il Trionfo di Dioniso.
Un anno dopo, rispettando la tabella di marcia, Sarsina (Fc) riapre al pubblico l’intero Museo Archeologico Nazionale. Nato nel 1890, è legato ai grandi monumenti sepolcrali d’epoca romana che caratterizzavano l’antica città, oggi poco più di 3mila abitanti, aggrappata ai fianchi di una collina che domina la valle del Savio.
Riscoperti gradualmente negli scavi nella necropoli di Pian di Bezzo e finalmente ricomposti in museo nel 1990. Un edificio ampliato a più riprese dall’originale cinquecentesco, al centro della cittadina moderna che sorge al di sopra dell’antica civitas romana di Sassina, nota per aver dato i natali verso il 254 a C. al commediografo latino Tito Maccio Plauto.
Le parole del ministro della Cultura Giuli alla riapertura
Tutti i reperti esposti provengono da scavi e ritrovamenti, tanto che le collezioni si sono formate gradualmente a seguito dei primi rinvenimenti di pietre e iscrizioni, tracciati a partire dal ‘500 da eruditi e studiosi locali. La scoperta più recente è un capitolium, un tempio tripartito riconducibile all’età romana, con adiacenti strutture altomedievali.
Oltre le stele che, nelle iscrizioni dedicatorie, raccontano veri brani di storia e vita romana, molti sono poi i reperti scultorei, ma fra i pezzi unici della collezione ci sono i grandi pavimenti a mosaico figurati. Fra i reperti mobili, infine, una bellissima tazza di vetro multicolore, il bronzo con il ratto di Europa e i corredi di ceramiche invetriate e terre sigillate da mensa, tipiche dell’area medio-adriatica. Ieri all’attesa riapertura ha voluto essere presente anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli: «Questa non è periferia, basta guardare le opere meravigliose che ci sono.
Siamo pieni di classicità e qui si trova qualcosa di unico, un museo leggibile, scientificamente perfetto e popolare. Non dobbiamo dimenticarci il concetto di focolare, lo stringersi attorno a un centro, l’essere comunità. Plauto è il nume tutelare della cultura di questa città, i suoi versi sono qualcosa di unico, la parola ascoltata nel mondo romano era diffusissima, popolare come l’opera lirica.
Siamo in una comunità che viene da lontano ma in cui si ritrova il presente, al centro della storia d’Italia, altro che periferia. Byron diceva che il miglior profeta del futuro è il passato».
Lavori per 1,5 milioni di euro e 1.600 metri quadrati di restauri
Insieme a Giuli presenti anche Luigi Gallo, Costantino D’Orazio e il sindaco di Sarsina Enrico Cangini. I lavori, costo complessivo di 1,5 milioni di euro, hanno riguardato il miglioramento sismico, il rinnovo degli spazi espositivi, l’introduzione di nuovi percorsi accessibili e una nuova identità visiva.
Gli interventi di restauro hanno interessato una superficie di circa 1.600 metri quadrati distribuiti su tre livelli. Da oggi partirà poi un programma di visite guidate, laboratori, concerti, workshop e conferenze, consultabile sul sito museiitaliani.it/sites/museoarcheologiconazionaledisarsina/it.
I nuovi spazi presentano un cromatismo grigio-azzurro al piano terreno e tonalità più calde ai livelli superiori. Con un nuovo sistema di illuminazione anche per il grande mausoleo della Sala di Rufus, ora ben visibile pure dall’esterno nelle ore notturne.
Il percorso museale, disponibile in italiano e inglese, utilizza colori diversi per distinguere le diverse tipologie di reperti. Grazie ai fondi Pnrr e alla progettazione dell’architetto Fabio Fornasari, sono stati inoltre realizzati nuovi interventi dedicati all’accessibilità. Tra cui un video introduttivo al museo anche in lingua LIS e un percorso visuotattile lungo le sale.
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