Da Trump a sinistra politica a fari spenti
Corriere della Sera - Cultura

Da Trump a sinistra politica a fari spenti

Giovedì 25 giugno 2026
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I risultati che arrivano dalle primarie, in vista del voto di mid term di novembre, ci dicono che anche a sinistra la nebbia è fittissima. Fin qui ci si è occupati soprattutto sull’assenza di un vero leader dopo il tardivo ritiro di Joe Biden e il naufragio di Kamala Harris. Ma i personaggi nuovi non mancano: avranno tempo di farsi conoscere dagli americani prima delle presidenziali del 2028

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Da Trump a sinistra politica a fari spenti

Massimo Gaggi | 25 giugno 2026

I risultati che arrivano dalle primarie, in vista del voto di mid term di novembre, ci dicono che anche a sinistra la nebbia è fittissima. Fin qui ci si è occupati soprattutto sull’assenza di un vero leader dopo il tardivo ritiro di Joe Biden e il naufragio di Kamala Harris. Ma i personaggi nuovi non mancano: avranno tempo di farsi conoscere dagli americani prima delle presidenziali del 2028

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Fin qui è stato soprattutto Donald Trump a darci la sensazione che quella della politica americana sia un’auto che corre a fari spenti nella notte: ha demolito il vecchio establishment repubblicano e spedito in soffitta molti dei valori fondanti del mondo conservatore: dal libero scambio allo Stato minimo che affida tutto ai privati. Coi suoi dazi, lo statalismo, l’attacco alle istituzioni che proteggono i meccanismi della democrazia e dando spazio ai sostenitori di una svolta autoritaria di matrice tecnologica o tradizionalista, Trump ha seminato macerie ovunque: nessuno sa cosa diventerà la destra americana dopo di lui.

Ma i risultati che arrivano dalle primarie, in vista del voto di mid term di novembre, ci dicono che anche a sinistra la nebbia è fittissima. Fin qui ci si è occupati soprattutto sull’assenza di un vero leader dopo il tardivo ritiro di Joe Biden e il naufragio di Kamala Harris. Ma i personaggi nuovi non mancano: avranno tempo di farsi conoscere dagli americani prima delle presidenziali del 2028. Quanto al voto del 3 novembre si dà per scontata una vittoria democratica alla Camera e forse anche al Senato, se non ci saranno colpi bassi trumpiani. 

Probabilmente andrà così, almeno per la Camera, ma i successi dei candidati socialisti sostenuti dal sindaco di New York, Mamdani, contro le strutture del partito democratico, a partire dalla sconfitta del leader degli ispanici, scelto anche dagli afroamericani, dai progressisti e della governatrice dello Stato, innesca una rivoluzione a sinistra: la rivolta dei giovani esasperati dalle loro difficoltà economiche e con venature populiste, decisi a far uscire di scena un ceto politico tradizionale pragmatico, magari anche cinico, comunque invecchiato. Un cambio di pelle iniziato da New York e che potrebbe continuare nelle prossime settimane con l’estromissione di parlamentari in carica in ogni angolo d’America, dal Texas al Michigan passando per Colorado Massachusetts e Connecticut. Può essere un cambiamento fisiologico, inevitabile. Ma potrebbe spaventare molti elettori moderati: la propaganda trumpiana già dipinge i democratici come un partito di comunisti. Comunque un cambiamento di pelle profondo anche a sinistra tra fine delle dinastie (sconfitto anche l’ultimo dei Kennedy) e neopopulismo progressista.

Insomma, nebbia fitta. Anche per noi europei: avremo comunque a che fare con Stati Uniti molto diversi da quelli fin qui conosciuti.  

25 giugno 2026

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