Valerio Magini e il suo «Wolfy», protagonista di una fiaba interattiva: «Il messaggio? Credere fermamente nei propri sogni»
Corriere della Sera - Cultura

Valerio Magini e il suo «Wolfy», protagonista di una fiaba interattiva: «Il messaggio? Credere fermamente nei propri sogni»

Giovedì 25 giugno 2026
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Il lupo che sogna la luna, ecco il nuovo libro illustrato per bambine e bambini dell'autore trentino: «Un progetto poetico, visivo e ambizioso, che si sviluppa oltre la carta»

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Valerio Magini e il suo «Wolfy», protagonista di una fiaba interattiva: «Il messaggio? Credere fermamente nei propri sogni»

di Silvia M.C. Senette

Il lupo che sogna la luna, ecco il nuovo libro illustrato per bambine e bambini dell'autore trentino: «Un progetto poetico, visivo e ambizioso, che si sviluppa oltre la carta»

«Ho la testa tra le nuvole, sono un sognatore: Wolfy, in pratica, sono io. Ma mentre io ho una tremenda paura di viaggiare e soffro persino a prendere un aereo, lui ha il coraggio di andare addirittura nello spazio per raggiungere la Luna». Valerio Magini, illustratore, vive in Alta Val di Non, sul passo della Mendola. È uscito Wolfy e la Luna il suo libro illustrato per bambine e bambini. «Le mie illustrazioni mi salvano - rivela . - perché mi riportano in un mondo di fantasia dove le cose vanno come decido io, lontano da guerre e complottismi della cronaca quotidiana. Lì tutto si risolve per il meglio e ritrovo la serenità». Dopo gli studi in architettura, una parentesi professionale nel campo della fotografia d’arte e la recente pubblicazione del romanzo storico L’amarezza non fa rumore», Magini ora è all’esordio editoriale con un libro per bambine e bambini dai 5 agli 8 anni. «Un progetto poetico, visivo e ambizioso, che si sviluppa oltre la carta - rivela -. Grazie a un QR code integrato, lettrici e lettori possono accedere a una sezione online per continuare l’avventura tra enigmi e giochi di memoria interattivi».

Valerio Magini, nelle tavole del libro si respira molto della sua vita in Trentino. Come nasce l’universo di Wolfy?
«Nasce proprio camminando nei boschi silenziosi della Mendola, del Roen e del Penegal. Quando in autunno i turisti vanno via, la montagna si svuota e lascia spazio al silenzio, gli animali si riappropriano della loro casa e riprendono i loro spazi. Lì ho immaginato questo piccolo lupo antropomorfizzato, che non incontra le persone, ma affronta le sue avventure con gli altri abitanti della foresta. Wolfy è un lupetto un po’ fuori posto, che lotta ancora contro i mulini a vento e ce la mette tutta per realizzare i suoi desideri. Mi rappresenta perfettamente».

Nel racconto, Wolfy si trasforma in un meccanico e poi in un vero astronauta. C’è qualcosa che fa il suo personaggio che lei invece non farebbe mai?
«Andare nello spazio. Tutti da piccoli sogniamo di fare gli astronauti, me incluso, ma da adulto ho scoperto una paura tremenda di volare. Nella realtà quotidiana sono costretto a stare con i piedi terra, ma nelle mie illustrazioni riesco finalmente a volare e a viaggiare. Wolfy è il mio alter ego e compie felicemente tutte le imprese spaziali che a me sono purtroppo precluse».

Il cucciolo di lupo deve fare i conti con lo scetticismo della volpe Lila, che tenta continuamente di frenarlo. Che messaggio vuole comunicare?
«Volevo fare capire ai bambini che in un contesto complesso e difficile come quello attuale, l’unica via per ottenere risultati è credere fermamente in ciò che si fa, impegnandosi al massimo. Wolfy subisce i dubbi della volpe e i danni di un grande temporale, ma trova il supporto del saggio gufo Atos e degli amici del bosco che lo aiutano a ricostruire il suo razzo. Lo stile grafico sembra fanciullesco, ma nasconde un secondo livello di lettura più profondo dedicato agli adulti, esattamente come facevo nella fotografia fine art».

Il libro, uscito ad aprile, sta circolando ora nei campi estivi della Val di Non. Ci sono già sviluppi futuri per questo personaggio?
«I riscontri con bambine e bambini e insegnanti sono ottimi e da settembre vorrei estendere le presentazioni alle scuole di Trento e Bolzano. Mi concedo anche un grande spoiler: ho inviato il libro a degli amici compositori per realizzarne un’edizione musicale itinerante, con proiezioni e testi ampliati da portare nelle scuole della regione. Se poi un domani arrivasse una proposta per un cartoon o un corto, magari in stop motion con la plastilina, lavorerei anche di notte pur di realizzarlo. Nel frattempo ho già pronti altri tre libri ambientati in montagna, dove Wolfy sarà solo una comparsa marginale».

Qual è la sua luna personale?
«Non importa dove voglio arrivare io, ma dove sapranno arrivare le mie opere. La cultura deve circolare e spero che queste illustrazioni sappiano camminare da sole, andando il più in alto possibile».

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