David Byrne, grance spettacolo al concerto dell'ex leader dei Talking Heads al Locus Festival
Per la prima volta l’ex leader dei Talking Heads, gruppo di punta della New York wave degli anni Settanta/Ottanta, ha rimesso mano a tutti i classici di quel repertorio, miscelandoli alle canzoni dei suoi album da solista
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David Byrne, grance spettacolo al concerto dell'ex leader dei Talking Heads al Locus Festival
di Fabrizio VersientiPer la prima volta l’ex leader dei Talking Heads, gruppo di punta della New York wave degli anni Settanta/Ottanta, ha rimesso mano a tutti i classici di quel repertorio, miscelandoli alle canzoni dei suoi album da solista
Non era certo la prima volta che David Byrne toccava Bari e la Puglia con i suoi tour; d’altronde, sta diventando una lodevole abitudine quella di (tornare ad) ascoltare grande musica internazionale da queste parti. Ma il concerto di martedì sera, seconda data del Locus Festival nell’arena della Fiera del Levante, resterà memorabile per chi c’era. Perché per la prima volta, facendo definitivamente pace con i fantasmi del suo passato, l’ex leader dei Talking Heads, gruppo di punta della New York wave degli anni Settanta/Ottanta, ha rimesso mano a tutti i classici di quel repertorio, miscelandoli alle canzoni dei suoi album da solista.
Risultato, una scaletta ad alto impatto, resa ancora più potente dallo show tecnologico costruito per questo nuovo tour, intitolato come il suo ultimo album Who Is the Sky?
Tredici musicisti su un grande palco tutti vestiti di arancione (che le luci «tingevano» a volte di rosso vivo), davanti a un muro di schermi video che faceva da scenografia, contesto e contrappunto visivo a quanto succedeva al centro della scena, peraltro ripreso in tempo reale (anche con camera a mano) e rimandato sugli schermi ai lati del palco. Byrne ha sempre giocato con l’arte e con la tecnologia, costruendo macchine sceniche ad alto rendimento in cui miscelare messaggi-spot folgoranti e costruzioni visive labirintiche, tra le quali lui si muove senza posa, anche oggi, a 74 anni, senza risparmiare corpo e voce.
La musica? Potentissima anche quella, inframmezzata a racconti, scambi di battute e messaggi lanciati al pubblico. La scaletta parte con Heaven, classica e struggente ballad intonata da Byrne al centro della scena. Un avvio in solitaria per poi vedersi raggiungere alla spicciolata dal resto della... band; anche se verrebbe da dire dal resto della compagnia, tanto tutti cantano, si muovono e danzano, perfettamente coreografati, sul palco. Si capisce subito che la resa musicale sarà scintillante, fedele agli originali in alcune scelte timbriche ma anche pronta a prendersi alcune libertà. Alternando così il potente e a tratti inquietante funk di chiara derivazione afroamericana dei migliori Talking Heads alle spezie latine della sua produzione solista, il 74enne Byrne ha ricordato ai presenti che siamo in guerra ma la vita continua con le note di Life during Wartime (e le immagini agghiaccianti dell’Ice nelle strade di Cleveland), e che comunque, nonostante tutto, le persone preferiscono continuare a stare insieme agli altri, come dimostra la stessa presenza del pubblico al concerto. Le ombre incalzanti di Houses in Motion si alternano al fervore antifonale (quasi gospel) di Slippery People, l’alienazione urbana di Once in a Lifetime si mescola alle delizie domestiche di My Apartment Is My Friend. E poi la più famosa, Psycho Killer, che cantano tutti in coro come la melodia naive di This Must Be the Place, la dondolante And She Was e il muro di suono di Burning Down the House, che chiude il concerto.
Tra un pezzo e l’altro, Byrne diffonde il messaggio del suo ultimo disco, parla di amore e gentilezza come forme di resistenza, ma anche del 25 aprile e di quello che vuol dire per noi italiani, senza farsi mancare la strizzata d’occhio al pubblico barese proiettando alle sue spalle, enormi, le foto da lui scattate durante la sua tradizionale passeggiata in bicicletta per la città: il Castello Svevo e la spiaggia di Pane e Pomodoro piena di gente. Una grande festa, insomma, ad alto tasso di tecnologia e umanità, che ha deliziato i 4000 spettatori. D’altronde, erano proprio questi gli ingredienti che resero grandi i Talking Heads un mezzo secolo fa. Ed è stato bello ritrovarli ora sul palco, sotto uno slogan che diceva «Make America Gay Again».
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25 giugno 2026 ( modifica il 25 giugno 2026 | 09:11)
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