La Neverland di B.
La Neverland di B.
di Massimo Gramellini | 25 giugno 2026I tuoi preferiti
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Tanti ma tanti anni fa, durante una cena tra colleghi, mi scapparono le seguenti parole: «Giuro che non scriverò mai più una riga sulle stramberie di Berlusconi, a meno che lui non faccia qualcosa di veramente estremo, per esempio sciogliere un ghiacciaio o far esplodere un vulcano».
Nelle mie intenzioni si trattava di un paradosso, ma una sera intorno a Ferragosto sul tavolo della redazione planò questa agenzia di stampa: «Esplode finto vulcano nella villa sarda di Berlusconi, panico tra i vicini». Lo aveva fatto davvero, e certo non perché mi avesse sentito. Aveva semplicemente dato ascolto a quel suo estro infantile che tanto imbarazzava un calvinista come Marchionne, secondo il quale un uomo di governo poteva anche fare lo sbruffone, ma non il buffone.
Oggi che Villa Certosa è stata venduta a uno degli straricchi dal nome esotico che si stanno comprando l’Italia mi ritrovo a pensare parole ancora più paradossali: che in fondo un po’ mi dispiace.
Intendiamoci, se anziché l'emiro del Qatar amico di Renzi l’avesse acquistata lo Stato italiano per adibirla a museo degli anni ruggenti del berlusconismo, sarei stato il primo a deprecare lo spreco di denaro pubblico.
Però non posso negare che quell’enorme parco-giochi a strapiombo sul mare, la Neverland di B., rappresenti qualcosa (non chiedetemi cosa) che appartiene alla memoria di molti italiani: sostenitori e critici, frequentatori e allergici. Addio Villa Certosa, d’ora in poi ti vedremo ancora solo nei selfie di Renzi.
25 giugno 2026, 06:34 - modifica il 25 giugno 2026 | 06:37
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