Uomini e dèi: l'antica Roma nei romanzi
Corriere della Sera - Cultura

Uomini e dèi: l'antica Roma nei romanzi

Mercoledì 24 giugno 2026
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Sono tanti gli spunti che questo periodo storico ha da sempre suggerito alla narrativa. Qui alcuni dei titoli più interessanti, dalle vicende di Romolo e Remo al capolavoro di Marguerite Yourcenar, «Memorie di Adriano»

GIOVEDì 25 GIUGNO

Uomini e dèi: l'antica Roma nei romanzi

Sono tanti gli spunti che questo periodo storico ha da sempre suggerito alla narrativa. Qui alcuni dei titoli più interessanti, dalle vicende di Romolo e Remo al capolavoro di Marguerite Yourcenar, «Memorie di Adriano»

di Ida Bozzi

L'antica Roma rappresenta una parabola interessante per gli scrittori, quella del potere, dei fasti umani che si accendono in trionfi brillanti ma presto si consumano nella decadenza e nel sangue: si comincia con la nascita «rustica» di Roma con Romolo e Remo, segue la fase repubblicana con la creazione di una potenza ordinatrice, aggressiva ma «esportatrice» di regole civili e di diritto, e si continua con l'impero, mastodontico, guidato da personalità memorabili ma anche da autarchi folli,e destinato a crollare su sé stesso anche prima delle invasioni barbariche, minato dalla sua stessa grandezza ma anche da una stanchezza più intima, spirituale. Accanto all'immaginazione, per raccontare davvero Roma antica, molti importanti autori hanno messo in campo anche un notevole lavoro di ricostruzione storica, usando le fonti, gli studi archeologici, le testimonianze.

Guidata da una passione profonda per l'archeologia e l'antico, la scrittrice Emma Pomilio, laureata in Lettere classiche, ha ricostruito con accuratezza le fasi fondative della potenza romana: ad esempio ne Il ribelle. L’avventura della fondazione (Mondadori), Pomilio narra l'epica del primo re di Roma avvicinandosi a Romolo da una prospettiva laterale,seguendo le vicende di un nobile etrusco che trova ospitalità presso il suo accampamento, e descrivendo la vita del tempo e l'organizzazione delle prime comunità romane, anche a partire dallo studio degli scavi nelle aree più antiche dell'Urbe. Sempre intorno all'epoca fondativa, il romanzo ITarquini. La dinastia segreta narra i legami e le faide interne della corte romana e dei ricchi mercanti etruschi nella vicina Tarquinia, dove si prepara l'ascesa al trono del futuro re Servio Tullio.

Anche l'editor e scrittore Franco Forte ha narrato i primordi della potenza romana: lo ha fatto in una collana di romanzi, «I sette re di Roma», per Mondadori, che comprende opere come Romolo (scritto con Guido Anselmi), sul fondatore, continuando via via con il secondo re Numa Pompilio, saggio ordinatore delle prime leggi, il terzo re Tullo Ostilio, che avvia la secolare politica di conquista di Roma a cominciare da Alba Longa, il quarto re Anco Marzio, che fu l'ultimo sabino, per continuare con i re etruschi fino a Tarquinio il Superbo. Non mancano nella produzione di Forte anche sguardi alle grandi figure della storia repubblicana e imperiale:in Carthago, la grande stirpe cartaginese dei Barca, a cominciare da Annibale, viene colta nella sua lotta quasi titanica contro la Roma di Scipione; in Vero, si racconta invece Marco Vero, che diventerà l'imperatore filosofo Marco Aurelio, qui colto nelle contraddizioni tra l'aspirazione alla pace e all'amore universale e le necessità di una potenza perennemente in guerra.

Un'epoca della Roma antica che brilla per attualità e modernità, per le conquiste civili ma anche per le crisi politiche, è l'età repubblicana, con le sue fortissime tensioni interne e internazionali:a gettare uno sguardo d'autore dentro il Senato romano, ci ha pensato l'inglese Robert Harris, abile narratore di varie epoche storiche, sia in termini di fantapolitica con il Novecento nazista di Fatherland, sia in termini di storia antica, e molto documentata, con la Trilogia di Cicerone: i romanzi Imperium, Conspirata e Dictator (tutti editi da Mondadori), seguono la formidabile e violenta parabola esistenziale e politica dello scrittore, oratore e senatore Cicerone, raccontandone il potere, la leggendaria capacità oratoria, ma anche i nemici giurati, dalla nomina a console, passando per la congiura dell'avversario mortale Catilina, fino alla lotta estrema che estingue nel sangue il triumvirato di Pompeo, Crasso e Cesare, e segna la fine della Repubblica, e la condanna a morte per lo stesso Cicerone.

La crisi repubblicana romana culmina con l'assassinio di Cesare: uno specialista del romanzo storico come Valerio Massimo Manfredi racconta il giorno fatale nel suo Idi di marzo (Mondadori),in cui ricostruisce, pur in forma ovviamente romanzata, particolari storici anche poco noti della congiura di Bruto e Cassio, e poi i preparativi, il senso drammatico di anticipazione di un Cesare ormai stanco e provato dalle battaglie, i presagi che lo avvertono del pericolo, registrati anche dai cronisti dell'epoca (rumori e apparizioni, fuochi misteriosi e uccelli del malaugurio avvistati in città), fino all'agguato mortale in Senato. Manfredi racconta anche il declino dell'impero, in L'ultima legione (Mondadori) narrando le ultime disperate imprese di chi tenta di rimettere sul trono imperiale il tredicenne Romolo Augustolo, deposto dal re barbaro Odoacre. Le invasioni e le contaminazioni tra barbari e romani affascinano Manfredi, che dedica loro anche un romanzo come Teutoburgo, in cui narra di un centurione romano, ma barbaro di nascita, il germanico Armin, che lasciate le legioni romane riunisce le tribù barbare e infligge all'esercito imperiale una bruciante sconfitta, che resterà nella storia, nella foresta di Teutoburgo.
 
Da segnalare, infine, anche romanzi storici ormai classici, che illustrano aspetti diversi dell'età romana, spingendosi a indagare con le vicende storiche anche l'interiorità: uno è Quo vadis?, celeberrimo romanzo che valse al polacco Henryk Sienkiewicz (1846-1916) il Nobel nel 1905,e che narra il martirio dei primi cristiani in epoca imperiale, mettendo a confronto il cinismo e l'opportunismo della corte ormai corrotta e dissipata di Nerone e la nuova fede rivoluzionaria che cresce nascosta in case private e catacombe; l'altro è Memorie di Adriano, capolavoro di Marguerite Yourcenar (1903-1987), del 1951, che ci parla della «sospensione di dio» tra l'età pagana e l'età cristiana, quando il vecchio imperatore Adriano scrive al nipote, il futuro augusto Marco Aurelio, raccontandogli la storia della propria formazione, spirituale oltre che soldatesca, finendo con il descrivergli la solitudine dell'umanità sulla soglia di due fedi e di due mondi, l'uno già finito, l'altro non ancora iniziato.    

Nell'immagine: «Cicerone denuncia Catilina» (1880 circa), affresco di Cesare Maccari (1840-1919)

Su «la Lettura» #760, in edicola e questa App, Edoardo Sassi scrive della mostra «Roma in moneta: arte e potere nella storia della città eterna», in tre sedi romane: Museo Nazionale Romano, Parco Archeologico del Colosseo, ViVe - Vittoriano e Palazzo Venezia, dal 1° luglio al 27 settembre, a cura di Alfonsina Russo, Edith Gabrielli, Simone Quilici e Federica Rinaldi. Catalogo: Silvana Editoriale.

24 giugno 2026 ( modifica il 24 giugno 2026 | 20:26)

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