Vogliamo davvero perdere l’America?
In una certa misura, gli italiani la distinzione tra l’uomo alla Casa Bianca e il suo Paese la fanno: il 66% non ritiene gli Stati Uniti affidabili (era il 27% nel 2022) ma ben l’83% dice di non avere fiducia in Trump (dati Pew Research 2026)
Vogliamo davvero perdere l’America?
Danilo Taino | 24 giugno 2026In una certa misura, gli italiani la distinzione tra l’uomo alla Casa Bianca e il suo Paese la fanno: il 66% non ritiene gli Stati Uniti affidabili (era il 27% nel 2022) ma ben l’83% dice di non avere fiducia in Trump (dati Pew Research 2026)
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Riusciamo a separare l’acqua sporca dal bambino? A mettere Donald Trump in una tinozza e gli Stati Uniti in un’altra? Le opinioni degli italiani su quella che un tempo era l’America del mito sono crollate: comprensibile, ancora di più dopo l’attacco del presidente Usa a Giorgia Meloni. In una certa misura, gli italiani la distinzione tra l’uomo alla Casa Bianca e il suo Paese la fanno: il 66% non ritiene gli Stati Uniti affidabili (era il 27% nel 2022) ma ben l’83% dice di non avere fiducia in Trump (dati Pew Research 2026). Un 17%, insomma, vede la differenza. I due terzi che si sentono lontani dall’America, e soprattutto i giovani, potrebbero però considerare la storia degli scorsi 80 anni: mai come in questo momento è necessario ricordare, per capire cosa sta succedendo, cosa è stata e cos’è l’America per l’Italia.
Quando, al voto del 1948, dovettero decidere se stare dalla parte dell’Unione Sovietica socialista o dell’America capitalista, gli italiani scelsero l’Occidente. Perché, dopo vent’anni di fascismo, amavano la democrazia e il libero mercato? Più probabilmente perché videro nella «generosità con visione» di Washington (il Piano Marshall) e nel modo di vita americano l’orizzonte verso il quale andare. In quel momento si definì il futuro dell’Italia: con un voto diverso, avremmo potuto finire dietro la Cortina di Ferro, al meglio nella situazione della Jugoslavia. Da allora, la relazione transatlantica è stata, pur con molte contraddizioni, il cuore della politica estera italiana.
Ma c’è molto di più. L’America è stata centrale nella costruzione dell’economia e del benessere della Penisola: per gli investimenti delle imprese statunitensi in Italia e di quelle italiane oltre oceano; per il modello americano che ha esaltato televisione, pubblicità, supermercati nella Penisola; per i modelli di business importati dalle aziende italiane; per l’idea di capitalismo aperto necessario a creare benessere; per l’apertura al mondo, economica e mentale; per gli intensi rapporti culturali. Più ancora che la politica atlantica di Roma, in più di un caso ambigua, sono stati il business e gli italiani a rendere forte e solida la relazione. Oggi, Trump mette alla prova questa realtà storica, con gli alleati e in casa. È importante che sappiamo cosa perderemmo se perdessimo l’America: una delle parti migliori degli scorsi, nostri ottant’anni.
24 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Danilo TainoVogliamo davvero perdere l’America?
Mercoledì 24 giugno 2026 di Enzo Moavero MilanesiLa coperta corta dell’Unione
Martedì 23 giugno 2026 di Angelo PanebiancoEstremismi che minano la stabilità
Martedì 23 giugno 2026 di Antonio PreitiUn miraggio le misurazioni del digitale
Martedì 23 giugno 2026 di Paolo FallaiCaporalato, lo schiavismo che insanguina le nostre campagne
Martedì 23 giugno 2026 di Gian Antonio StellaIl dissalatore e la posidonia
Martedì 23 giugno 2026 LEGGI TUTTI Danilo TainoLe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti