Estremismi che minano la stabilità
Corriere della Sera - Cultura

Estremismi che minano la stabilità

Martedì 23 giugno 2026
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Le cause vanno ricercate nelle migrazioni ma soprattutto nella politica di Trump

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Estremismi che minano la stabilità

Angelo Panebianco | 23 giugno 2026

Le cause vanno ricercate nelle migrazioni ma soprattutto nella politica di Trump

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I lettori meno giovani del Corriere ne ricordano gli editoriali. Giovanni Sartori, nei suoi studi sulla democrazia, ha mostrato che la competizione politica, in democrazia, può assumere due diverse modalità. Nel primo caso, la competizione è, come Sartori la definisce, «centripeta», ossia le varie forze politiche, ovunque collocate, si sforzano di convergere al centro, di conquistare l’elettorato di centro. Uno spirito di moderazione, di bassa conflittualità ideologica (salvo che per la presenza di qualche frangia estremista irrilevante), pervade la democrazia e ne garantisce la stabilità. Nel secondo caso, la competizione è invece «centrifuga», porzioni importanti dell’elettorato fuggono dal centro, estremisti di destra e di sinistra vedono gonfiare i propri consensi, lo scontro ideologico è rovente. Se non ci sono altre condizioni che ne annullano gli effetti (come, ad esempio, un quadro internazionale stabile) la competizione centrifuga, in casi estremi, può portare al crollo della democrazia. 

Nelle principali democrazie europee di oggi le spinte centrifughe sono molto forti. Lo sono in Gran Bretagna e in Germania, Paesi nei quali la competizione centrifuga è una novità. Come in Francia dove le spinte centrifughe non sono mai state così potenti dopo la nascita (nel 1958) della Quinta Repubblica. È vero, non è una novità per noi italiani: la competizione centrifuga (lo scontro ideologico rovente) ha accompagnato la storia della democrazia italiana, salvo per brevi fasi, dal ’48 ad oggi.Ma le condizioni internazionali, la salda rete di protezione rappresentata dall’alleanza occidentale, ci hanno, fino ad oggi, sempre salvato.
Come è possibile che, nello stesso momento, tutte le principali democrazie europee siano assalite da estremismi che ne minacciano la stabilità? Le cause sono molte. Una di esse ha a che fare con l’impatto dei fenomeni migratori.

Un’altra, forse la più rilevante, va cercata nei rapporti fra Stati Uniti ed Europa. Gli Stati Uniti stanno contribuendo alla destabilizzazione delle democrazie europee in due modi: uno diretto e uno indiretto (il secondo è il più importante). Il modo diretto ha a che fare con il fatto che se un estremista occupa la Casa Bianca il suo impatto sull’Europa è immediato e devastante. Le aggressioni verbali di Trump contro Meloni (ultime di una lunga serie di insulti ai vecchi alleati), frutto dell’esplicita volontà del presidente americano di logorare gli antichi legami euro-atlantici sono solo l’ultima goccia: è dal momento in cui si è insediato alla Casa Bianca che Trump non perde un’occasione per soffiare sul fuoco, per favorire un estremismo europeo che egli non ha creato ma che incentiva allo scopo di destabilizzare le democrazie europee.

A contare di più però non è Trump e ciò che egli vuole o non vuole. A contare di più è ciò che sta dietro al trumpismo. È il declino relativo della potenza americana (un fenomeno che va al di là di Trump) che logora i rapporti euro-atlantici e destabilizza, per conseguenza, le democrazie europee. È importante tenerlo a mente perché, persino dopo Trump, i rapporti euro-atlantici, anche se forse senza le visibili tensioni di oggi, difficilmente torneranno ad essere quelli di un tempo. Non verrà meno, o così si spera, l’alleanza (serve sia agli europei che agli americani) ma difficilmente essa sarà ancora in futuro la calda coperta che ha protetto l’Europa fino a qualche tempo fa.
La stabilità delle democrazie europee è dipesa, dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi, dalla solidità dei rapporti euro-atlantici. Come ridare stabilità alle nostre democrazie nelle nuove condizioni? Si consideri che l’indebolimento della leadership americana ha aperto la strada alle «scorribande» in Europa di altre potenze.

I russi si danno molto da fare per gonfiare, nei Paesi europei, estremismi che, per lo più, sono filorussi, che operano per spingere l’Europa nelle braccia della Federazione russa. Né si dovrebbero perdere di vista certe «triangolazioni»: ad esempio, i russi hanno interesse a che cresca l’ostilità europea nei confronti di Israele. A parte gli Stati Uniti, Israele è l’unico Paese in grado di fornire agli europei preziosi sistemi d’arma, utili per la difesa. Cosa che ai russi, ovviamente, non garba.
Non si può nascondere il fatto che, per quanto le altre democrazie europee siano messe assai male, l’Italia lo è di più. Nel nostro caso le spinte estremiste si incontrano con un sistema di governo inadeguato, ove la capacità di governare (che significa capacità di fronteggiare le sfide man mano che si presentano) è assai ridotta a causa della forza di innumerevoli poteri di veto. Come ha documentato in un bel libro Peppino Calderisi (Storia di una riforma mai nata), il fatto che, dalla Commissione Bozzi degli anni Ottanta in poi, siano falliti tutti i tentativi di fare di quella italiana una democrazia governante, ci lascia indifesi, privi di uno scudo adeguato, nelle nuove e assai pericolose condizioni internazionali.

Al di là della (spesso bolsa, scontata, talvolta anche fastidiosa) retorica europeista, la ragione per cui ci conviene puntare sull’Europa, sull’integrazione europea, è semplice: la stabilità delle democrazie richiede il loro inserimento in un quadro internazionale stabile. Se non è più l’America a fornirlo l’unica alternativa disponibile, o potenzialmente disponibile, è l’Europa. Si tratta di impedire che il gatto si morda la coda, ossia che le spinte centrifughe in atto nelle nostre democrazie risultino alla fine così forti da annullare gli sforzi a favore dell’integrazione europea. Un’altra scialuppa di salvataggio non c’è.

23 giugno 2026

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