Geografie dell’anima e sottrazioni liriche: il debutto di Maria Anna Salvati e l’onda di Emanuela Coppola in «Zefira»
Corriere della Sera - Cultura

Geografie dell’anima e sottrazioni liriche: il debutto di Maria Anna Salvati e l’onda di Emanuela Coppola in «Zefira»

Martedì 23 giugno 2026
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Geografie dell’anima e sottrazioni liriche: il debutto di Maria Anna Salvati e l’onda di Emanuela Coppola in «Zefira»

di Carmine Aymone

Nel panorama della poesia, la pubblicazione di Zefira. Frammenti di piume nel vento (LFA Publisher) si impone come un unicum lirico di rara densità espressiva. Il volume, stampato per i tipi delle Grafiche Zaccara, stringe in un ideale e fecondo connubio le voci di Maria Anna Salvati ed Emanuela Coppola: due sensibilità distinte, due traiettorie metriche differenti, eppure tese verso un medesimo orizzonte di resistenza etica ed estetica contro l’inaridimento del vivere.

È nel segmento Vita in versi che si compie lo straordinario debutto editoriale di Maria Salvati. La sua è una poesia fondata sulla poetica della sottrazione, un esercizio quasi scultoreo che procede per progressiva rimozione della materia verbale superflua fino a raggiungerne l’essenza semantica. Intorno ai versi della Salvati si stende un bianco tipografico che non è mai vuoto testuale, bensì silenzio ermeneutico fecondo, spazio di risonanza per una parola che si fa preghiera laica. Attraverso l’uso sapiente dell’anafora - esemplare in componimenti come Emozione («Cercami / come fa la luna alla sera. / Stringimi forte... Guardami sempre») - la poetessa isola il sentimento, decontestualizzandolo dalle derive del patetismo barocco per restituirgli una precisione chirurgica. Strumenti minimali e archetipici (la luna, il mare, l’abbraccio) sorreggono una sintesi formale fulminea; si veda la spezzatura geometrica di Basterebbe un abbraccio, dove l’enjambement isola il verso «per salvare la vita», elevando il contatto corporeo a ultima, disperata unità di misura e salvezza. Un esordio lucido, che rivela una matura consapevolezza del limite e della drammatica verità della parola poietica.

A questa ascesi epigrammatica risponde, nella seconda sezione del testo (Le valigie sul baule), la tessitura prosastica e carnale di Emanuela Coppola, con già alle spalle alcune pubblicazioni. Se la Salvati toglie, la Coppola aggiunge mondo. La sua scrittura si inserisce nella tradizione del lirismo femminile novecentesco, muovendosi tra i poli di una profonda introiezione del paesaggio mediterraneo e di una forte rivendicazione identitaria. Il corpo diventa territorio geopoetico (i ricci ribelli di I miei capelli, la schiena nuda in La tua schiena), mentre elementi antropomorfizzati, come il memorabile Marzo descritto alla stregua di uno «scugnizzo impertinente», o il rigore etico de Il mare d’inverno, fungono da specchi di una coscienza che rifiuta il disincanto dell'età adulta per aggrapparsi allo stupore quale baluardo esistenziale.

Zefira, sostenuto dalla veste grafica di Valentina Guerra e dai preziosi contributi grafici di Luca Pinelli, con l’introduzione di Assunta Sperino, si offre al lettore come un organismo testuale inscindibile, una dialettica necessaria tra l’osso e la polpa, il silenzio ermetico e l’onda del racconto. 

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