Linkin Park in concerto a Firenze: la voce di Emily Armstronge la difficile eredità di Chester Bennington
Venerdì di scena alla Visarno Arena delle Cascine venerdì, su quel palco che ha visto da poco consumarsi il rito di Firenze Rocks
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Linkin Park in concerto a Firenze: la voce di Emily Armstronge la difficile eredità di Chester Bennington
di Marco CherubiniVenerdì di scena alla Visarno Arena delle Cascine venerdì, su quel palco che ha visto da poco consumarsi il rito di Firenze Rocks
È successo spesso, purtroppo. Il rock e la morte improvvisa dei suoi protagonisti hanno attraversato anni e band senza soluzione di continuità. E se per qualcuno — come i Doors con Jim Morrison — la fine è stata coerente come il titolo di uno dei brani più iconici del gruppo, per altri ha rappresentato un nuovo inizio.
Così, quando il 20 luglio del 2017, a soli 41 anni, la notizia del suicidio di Chester Bennington, squassò il mondo del rock e non solo, molti credettero che la storia dei Linkin Park sarebbe finita con quel gesto violento, tragico e inatteso. 17 anni dopo il colpo vincente di Hybrid Theory, il percorso della band con milioni di dichi venduti in tutto il mondo e riconoscimenti universali alla loro straordinaria capacità di unire testi e musiche di successo, sembrava concluso. Invece, non senza perplessità e critiche, Mike Shinoda — il cuore pulsante della band insieme al compianto Chester — decise che no, i Linkin Park non sarebbe finiti così.
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E oggi, a quasi 9 anni da quel triste giorno, eccoci al tour che approda alle Cascine. Firenze ha l’onore di ospitare questa avventura dei nuovi Linkin Park. From Zero World Tour è il titolo di questa impresa che ruota, inutile negarlo, intorno alla figura discussa e discutibile di Emily Armstrong, la quarantenne cantautrice statunitense, che da due anni si è unita ai nuovi Linkin, restituendo una voce che non poteva essere quella di Shinoda e — ovvio — nemmeno quella di Chester. Ma al di là delle feroci polemiche sull’appartenenza a Scientology e delle critiche feroci per una eredità per molti incolmabile, Emily si è impegnata senza risparmiarsi. Sia per non deludere i fan, «Do him Proud», il motto dedicato a Chester, sia impegnandosi sui palchi alla ricerca di uno stile che ricalcasse quello del compianto fondatore della band, ma con uno stile personalizzato e deciso.
Indimenticabile e inimitabile, la voce ora arrabbiata ora dolcissima di Bennington, non è più solo uno struggente ricordo. Oggi, tra i brani del nuovo lavoro e la rivisitazione — nemmeno troppo spericolata — dei grandi successi della band, una nuova linfa scorre intorno a questo gruppo. Ed è importante e bello goderli di nuovo dal vivo nell’unica tappa italiana di un viaggio che per 24 mesi ha toccato città in tutto il mondo. Un nuovo logo e il nuovo tour hanno cancellato quel letargo che aveva paralizzato Shinoda, incapace per molto tempo di non offrire altro che commossi tributi al compianto fondatore del gruppo. Così, dopo anni di fugaci apparizioni, il disco e il giro mondiale hanno restituito fascino e credibilità. Lo si deve anzitutto alla produzione brillante di Mike Shinoda e poi all’accostamento tra la sua voce e quella di Emily Armstrong.
Al netto di una difficile ripartenza, quello che attende Firenze è un concerto che riporta vivo il sound dei Linkin Park. Questa transizione che va avanti da due anni è resa più facile e naturale dalla presenza di Shinoda che in passato ha messo le mani sulla musica dei Linkin Park più di Bennington. Ascoltandolo non si prova né nostalgia, né imbarazzo ed è un’ottima cosa. E quindi non è peccato che il gruppo con Emily Armstrong si chiami sempre Linkin Park.
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23 giugno 2026 ( modifica il 23 giugno 2026 | 08:14)
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